OPERE Di DIFESA DEL SUOLO DA ALLUVIONI E INNONDAZIONI

TECNICHE ED OPERE DI PREVENZIONE DALLE EROSIONI DALL’ECCESSO DI UMIDITA’ SOTTOSUPERFICIALE DEI TERRENI COLTIVATI, OPERE PER L’INCREMENTO DELLE SORGENTI A VALLE DEI CRINALI COLLINARI E MONTANI.   PER   LA COSTRUZIONE MANUTENZIONE DELLE   STRADE  RURALI  NON ASFALTATE

TECNICHE  DI SISTEMAZIONE DEI  TERRENI    COLLINARI  E DI PIANURA

TECNICHE DI LAVORAZIONE DEI CAMPI COLTIVATI

PREFAZIONE

Il  presente libro  è  la  rielaborazione  aggiornata  ed arricchita    di     un  precedente   testo    intitolato  “Tecniche Moderne di Sistemazione del Suolo” pubblicatomi dalla Edagricole nel 1969 e successivamente nel 73 nella  seconda edizione; le relative copie sono state tutte vendute.

Nella presente versione  ho  aggiunto il  Capitolo  II  “Le opere di   prevenzione dalle  innondazioni  improvvise  da costruire  nelle  pianure alluvionali, ed altri  paragrafi come il dragaggio dei letti dei fiumi e dei torrenti, le Tecniche d’Ingegneria naturalistica, i lavori di rippatura ed i    lavori  di  drenaggio   sottosuperficiale  e  di prosciugamento di terreni sofferenti di eccesso d’umidità.

I  recenti  cambiamenti  climatici  contrassegnati  da  un aumento di piogge torrenziali, di breve durata, ma ripetute nell’arco  della giornata,   provocano più   di  frequente alluvioni  e  straripamenti  improvvisi,   per  evitarli   è possibile   realizzare opere  di prevenzione    descritte nel presente saggio.

Oltre che  all’opinione pubblica in  generale, mi   rivolgo agli operatori agricoli, ai tecnici, alle Scuole ed alle Università di Agraria,  ai politici; ed ai tecnici ed ai responsabili      amministrativi   della Difesa del   Suolo  dei governi locali e nazionali, dei Consorzi di Bonifica, dei Consorzi  di   Bonifica  Montani, degli  Assessorati all’Agricoltura e Foreste, delle Autorità di Bacino, delle Associazioni di  Categoria operanti   nei  Comuni e nelle Province  maggiormente  colpite  dalle  erosioni  e  dalle alluvioni negli ultimi anni

Ritengo utile questo testo anche per i tecnici della FAO e  delle   organizzazioni  nazionali  ed  internazionali non governative   che   hanno come  obiettivo l’assistenza degli operatori agricoli negli Stati in via di sviluppo. Recentemente gli stati che sono stati colpiti maggiormente dalle alluvioni ed inondazioni improvvise sono stati oltre l’Italia, la Germania, la Svizzera, l’Austria, la Turchia, il   Monzambico,  l’Algeria,  la    Cina,   il     Bangladesh,  la Repubblica Ceca, la Russia, …

Ringrazio per la loro collaborazione i disegnatori: Umberto Lombardo, Giuseppe d’Havet, Marcello Rosa, la traduttrice Elena Sturiale che   ha  ordinato e curato  la  stesura del testo ed il  tecnico  specializzato Davide  Laureti  cheha impaginato  testo e  figure  inserendoli nel  CD   ROM con programma Word.

Luigi Ferrari

Studioso dell’Assetto del Territori

Introduzione alla presente edizione

Le opere di prevenzione e di difesa dalle alluvioni e dagli straripamenti violenti sono valide e funzionali per piogge torrenziali e di breve durata, anche per piogge durature, purché siano interrotte ed intervallate da periodi di tempo di non piovosità, necessari allo svuotamento degli invasi e delle vasche di decantazione e di laminazione.

Sono allo studio ed in via di sperimentazione l’uso di gallerie esistenti al di sotto delle linee di displuvio per la trattenuta a monte delle acque superficiali di scorrimento durante piogge di forte intensità e conservazione delle stesse per i periodi di siccità.

E’ possibile evitare anche l’allagamento di cantine di edifici abitativi ed industriali per piogge di forte intensità e di breve durata, se vengono realizzate  precedentemente agli eventi alluvionali, vasche di cemento armato sotterranee impermeabili, al di sotto del livello del pavimento delle stesse cantine; all’interno delle vasche vanno sistemate pompe sommerse, che a riempimento fanno defluire in maniera automatica le acque piovane entrate in eccesso nel breve periodo di pioggia intensa. Tale opera è denominata Impianto di Rigurgit Fognario.

Per le aree situate a valle nei sottobacini fluviali ho aggiunto rispetto alla precedente edizione le “Opere e Tecniche di difesa del suolo di valle, capitolo II pag. 73, in particolare i canali ed i fossi scolmatori, i bacini d’espansione ed i lavori di dragaggio; queste opere sono efficaci con qualsiasi tipo di pioggia, purchè siano proporzionate nelle dimensioni, ai livelli più alti raggiunti dalle acque dei fiumi in piena  nelle precedenti alluvioni; nella progettazione di opere di difesa dalle alluvioni, da realizzare all’estero sarà utile per i tecnici fare raffronti comparativi con le opere che sono state realizzate nei grandi bacini fluviali italiani, in particolare di quelle effettuate nel bacino del P

 II INTRODUZIONE

Insufficienza  dell’informazione  dei  mass-media  sulle opere di difesa del suolo

Diversamente da quanto si è fatto in  alcuni paesi come gli Stati Uniti  d’America, Israele, Australia, ecc., in  Italia  e  nella maggior parte dei  paesi  che vengono colpiti   periodicamente  da  alluvioni,  non  esiste  una propaganda ed una divulgazione  costante e capillare sui lavori di  sistemazione del   suolo coltivabile per  la prevenzione dalle alluvioni, dalle erosioni e dai ristagni sottosuperficiali.

Dall’alluvione di Firenze del ’66 e da tutte quelle altre che quasi ogni anno devastano diverse aree, come ad esempi  il sottobacino che sovrasta Genova, a tutt’oggi non  sono      stati ancora    realizzati  in  maniera completa i lavori e le opere di sistemazione  del suolo su interi sottobacini per  la prevenzione delle alluvioni.

La maggior parte dei lavori sono stati realizzati sui torrenti mentre lavori molto  meno  costosi  dovrebbero essere effettuati  a  monte, cioè  sui terreni   posti immediatamente   sotto   alle  linee  di  displuvio (1); tali lavori   impongono  strutture  organizzative   capillari   sul territorio collinare, montano e nelle pianure per la loro realizzazione e soprattutto per la loro manutenzione,  che definiamo Distretti per la  conservazione del suolo.

Alcune  opere di regimazione dei    torrenti,  come    le soglie  di  cemento  sui  letti dei  corsi d’acqua  per rallentare il deflusso della corrente,    l ‘approfondimento e l’allargamento     degli  alvei dei   corsi d’acqua   e   le arginature, si   sono   rivelate utili;   mentre altri lavori, come la cementificazione delle sponde ed il raddrizzamento dei corsi  d’acqua   si  sono  rivelati dannosi.  Le cementificazioni   delle sponde, infatti, impediscono    lo sviluppo     della   flora  e  della vegetazione   spontanea   e impediscono  l’accentuarsi nel tempo delle curve a gomito (denominate  anse) dovute all’azione erosiva naturale dei corsi d’acqua, utili al rallentamento della corrente.

In  Germania, prima  dell’ultima  guerra mondiale, si era   iniziato a  rettificare l’andamento sinuoso dei corsi d’acqua   per recuperare il   terreno   e  predisporre, vicino alle sponde, campi a figura geometrica rettangolare; ma in seguito dovettero ripristinare velocemente i corsi d’acqua originali: infatti   durante  piogge d’intensità e durata superiori   alla         media,nei tratti  rettificati si verificarono danni  gravissimi causati  dall’aumento  del velocità delle acque fluviali.

Solette di cemento dei letti dei fiumi e dei torrenti

 Diversamente, il sollevamento dei  letti dei fiumi mediante  soglie    in cemento  trasversali  alla  direzione della  corrente,  servono  a ridurre    la velocità  della corrente   stessa;  costruite  a valle  dei  ponti,   queste servono  a  ridurre    la capacità erosiva  della  corrente contro i piloni dei vecchi ponti, come è stato validamente realizzato a valle  di  Ponte  Milvio sul  letto del   fiume Tevere; a valle del ponte si scorge in periodi di magra 2 piccole cascate distanziate al centro per far transitare le imbarcazioni.

Allargamento ed approfondimento degli alvei

Tra   gli   anni 60  e 70  lungo  il  fiume  Arrone, l’emissario del  Lago di Bracciano, confinante per un breve tratto con  terreni  di  mia  proprietà, i   tecnici  del Consorzio   di Bonifica dell’Agro   Romano  provvidero  ad eliminare gli argini, in modo da recuperare notevoli tratti di terreno molto fertile; e fecero approfondire il letto del   fiume  che si  appoggia  su   roccia    tufacea  abbastanza resistente all’erosione da scorrimento; per ora i risultati sono  soddisfacenti, tranne per   alcuni  brevi  tratti che necessitano di protezioni per evitare lo sgrottamento o con piante come le canne o con gabbie riempite di pietre; le acque   non fuoriescono più nei campi limitrofi da più di quarant’anni,   perché  la    capacità  d’invaso  con l’approfondimento  e  l’allargamento  del  letto  è  stata notevolmente aumentata.Gravi  erosioni  e  smottamenti  in  molte  circostanze sono dovuti sia alla mancata realizzazione e manutenzione di opere  idraulico-agrarie, sia a lavorazioni errate su pendici collinari a forte pendenza che vanno proibite con leggi   più chiare e più severe.

Per  le  grandi  frane geologiche va  sperimentata l’impermiabilizzazione a serre non più alte di 1,5 metri da terra  dell’area  sottoposta a   movimento   franoso, accompagnata dalla suddivisione  delle acque di scorrimento dei tetti con una capillare canalizzazione trasversale alla linea   di massima   pendenza  e  da collettori  pluviali paralleli  alla  linea  di  pendenza,  opportunamente distanziati.

Importanza dei programmi e documentari radio-televisivi

Tra   i  compiti principali     dei    Direttori    delle    reti radio-televisive  private  e   della  RAI/TV  sarà  molto importante quello di  inserire   nei  palinsesti un  maggior numero di  documentari  sulle  tecniche di sistemazione e coltivazione  del suolo e sulle opere idraulico-agrarie, e notiziari   settimanali specifici nei  telegiornali serali sulle opere di difesa del suolo.

I documentari in video-cassetta sui lavori realizzati dalle  moderne  macchine  agricole  come  le  ruspe,  le livellatrici, gli scavatori, come sui lavori d’ingegneria naturalistica,  costituiscono  materiale  didattico- informativo che  può  essere  venduto  sia ai  paesi industrializzati che non hanno aggiornato le tecniche di lavorazione del suolo che ai paesi in via di sviluppo.Anche  i  libri  che  trattano  di  opere  idraulico- agrarie, come i documentari cinematografici, sono ben pochi rispetto ai  libri e documentari sulle scienze naturali ed il   mondo degli animali e dei vegetali; di questa grave ed inspiegabile lacuna probabilmente  la causa sta nel  fatto che  tali  argomenti   mancano  nei  programmi  e  nei    testi scolastici di ogni ordine e grado. Fanno eccezione (solo in parte) gli USA, dove   sin dagli anni ’50 nei  sillabari della prima  elementare di    diversi stati dell’Unione, alla lettera “S”  corrisponde la parola Soil, ed alla lettera “C” corrisponde la   parola Conservation. Per alcuni stati degli USA, se non si    fossero presi drastici provvedimenti per    impedire l’erosione   dovuta all’acqua ed  al   vento, molte regioni si sarebbero  desertificate come in parte è accaduto per il Texas e l’Arizona.

Organizzazione dei Distretti Rurali

I  Distretti Rurali, che vanno istituiti per legge e localizzati nelle sedi scolastiche rurali, sono  organismi territoriali assimilabili ai Distretti Industriali e hanno lo scopo in collaborazione con i Consorzi di Bonifica di realizzare   e  mantenere  le  opere  idraulico  agrarie  e forestali di Difesa del suolo. Essi costituiscono unità territoriali parzialmente autonome derivanti per suddivisione dai grandi Consorzi di Bonifica, oppure  coincidenti   con  gli attuali Consorzi di  Bonifica Montani, possono avere le loro sedi oltre che nelle Scuole Rurali, nei Municipi dei Comuni Rurali, nelle sedi delle Cooperative Rurali; vanno  dotate    di  piccole    biblioteche emeroteche   e  cioè   di  raccolte di  libri, riviste, e documentari che   trattano   l’Assetto del Territorio  e  le materie di politica e tecnica agricole(3); in questi nuovi organismi territoriali gli operatori agricoli direttamente o tramite rappresentanti debbono poter partecipare assieme agli attuali dirigenti    dei   Consorzi  di Bonifica  ai programmi   di realizzazione  e  di manutenzione  delle  Opere Idraulico Agrarie e Forestali.

I Distretti Rurali possono coincidere anche con i Settori di   Vigilanza previsti dal Regolamento sulla tutela delle opere idrauliche di prima e seconda categoria e delle opere di bonifica approvato con R.D. dicembre 1937 n. 2669 che stabilisce :

Art. 1   “…  analogamente i  comprensori di  bonifica sono divisi in settori di vigilanza ed occorrendo ogni settore di vigilanza può essere suddiviso in settori di guardia. Ai tronchi ed ai  settori di  vigilanza sono preposti gli ufficiali idraulici, ai tronchi ed ai settori di guardia i guardiani idraulici”.

Art. 3 “… Se l’ufficiale idraulico è addetto ai servizi di bonifica  deve  perlustrare una  parte del  proprio settore secondo le disposizioni superiori – dell’Autorità di Bacino con l’obbligo di visitare l’intero settore ogni settimana”.

Ogni invaso artificiale piccolo o grande prima dell’inizio della stagione delle piogge e successivamente a cessazione di    ogni   pioggia deve essere  svuotato    interamente  se  si tratta di   laghetto serbatoio   o  vasca    di  laminazione,  in parte  se si  tratta  di  invasi  per  la  pesca o  per l’irrigazione.

Gli  interventi  come  l’applicazione dei  vincoli  di  non arabilità delle pendici a forte pendenza, i rimboschimenti, gli impianti di filari di alberature, le opere di difesa del suolo     vanno  attuati  per  l’intera  superficie  dei sottobacini (4).

La difesa del suolo e conseguente sistemazione dei terreni è  raggiunta  attraverso  fasi  successive  e  con  diverse modalità che qui di seguito verranno trattate.

(1) Le linee di displuvio sono le linee che collegano le cime e le sommità dei monti e delle  colline, e dividono pertanto le catene collinari e montane in due versanti.

2) Col passare degli anni la corrente d’acqua all’entrata di alcune curve a gomito ha provocato  piccoli franamenti delle sponde: per arrestare il fenomeno  occorrerebbero interventi  d’ingegneria naturalistica (vedi pag. 69).

(3)   Le  biblioteche-emeroteche  sono   raccolte   rispettivamente di  libri  e   riviste appositamente  scelti per gli operatori agricoli e  le loro famiglie; queste piccole biblioteche dovrebbero essere  collocate nelle scuole rurali con accesso nelle ore serali ed eventualmente nei giorni festivi con l’ausilio di volontari. Oltre alle scuole, altri edifici da adibire in parte a sede di biblioteche-emeroteche potrebbero essere alcune stanze dei municipi. Per sgomberare tali stanze, i documenti anagrafici  ed  i  libri   contabili        dovrebbero essere  filmati  e  miniaturizzati o computerizzati e spostati altrove. Tali locali potrebbero divenire altresì sedi per le riunioni periodiche dei consorziati dei Distretti Rurali.

4)  I sottobacini sono aree delimitate in maniera precisa dalle  linee  di displuvio e racchiudono al loro interno le linee di impluvio o aree  pianeggianti;  si hanno aree pianeggianti di valle nei sottobacini più piccoli, e cioè quelli formati da due soli versanti ed una pianura al centro, oppure un piccolo  corso d’acqua. Come le scatole cinesi, i sottobacini più piccoli sono contenuti  da  sottobacini più grandi, contenuti a loro volta dai grandi bacini idrografici come quelli del Nilo, del Po, del Tevere, ecc

 

CAPITOLO I

 OPERE ED INTERVENTI PER LA DIFESA DEL SUOLO DI MONTE

Opere di  prevenzione dall’erosione, dalle  frane e  dalle alluvioni

Stabilizzazione

Come dice la stessa parola, si tratta d’impedire che il    terreno si  muova. Il  terreno può  franare ed  essere eroso. Le opere di stabilizzazione tendono ad eliminare la possibilità    di   franamento  e   di  erosione. Franamento  ed erosione sono dovuti alla indisciplina delle acque.

Le  erosioni non provocate dall’uomo sono fenomeni che rientrano  nelle   leggi della natura, avvengono  in periodi lunghissimi   e sono rispondenti ad una serie di equilibri naturali. Diversamente le erosioni ed i piccoli franamenti che si  verificano  nei  terreni  mal  coltivai,  disboscati, o assoggettati ad eccesso di pascolo sono rapidi e concorrono a provocare i disastri delle alluvioni.

Le frane

Le frane profonde, quelle il cui piano di slittamento è  a decine di  metri  di  profondità  possono  essere ineluttabili. Noi  tecnici  agricoli  possiamo  intervenire assieme ai geologi nel  denunciare  alle guardie forestali ed  agli  altri organi di polizia affinché si proibiscano più severamente pratiche  criminali  come disboscamenti    indiscriminati, pascoli     irrazionali, arature profonde delle pendici senza precedenti  opere sistematorie come i terrazzamenti, ecc., pratiche  che  spesso   sono le prime  cause delle grandi frane. In ogni  caso, l’argomento delle grandi   frane  è troppo  complesso e non può  essere    trattato  in questo volume.Ci  occupiamo degli  “smottamenti”  e  delle “scucchiaiate” di terra.

 Questi franamenti possono avvenire  quando  lo strato superficiale  di  terreno   poggia  sopra  uno   strato sottosuperficiale argilloso sul  quale   può slittare. Ciò avviene    ad   esempio,   nelle   colline a strati    alternati   di sabbia e di argilla. Attraverso la sabbia l’acqua passa con facilità, specie quando è stata lavorata male e non è inerbita, mentre attraverso lo strato argilloso sottostante passa con molta difficoltà o addirittura non passa. Quando l’acqua,   attraversato lo  strato di sabbia, arriva sullo strato di argilla   costituisce un piano “lubrificato” lungo il quale   può avvenire lo  slittamento.  Su   di    un   piano lubrificato dalle acque,    avvengono gli “smottamenti” e le”scucchiaiate” di  terra. Si   può  operare   per  impedire queste frane superficiali: lo  vedremo nel corso di queste brevi note.I franamenti possono essere dovuti a  “scalzamenti al piede”:   Se per una ragione qualsiasi (per  esempio l’acqua che  erode  in basso, o  la realizzazione    di  uno scavo   senza   prendere le dovute precauzioni),  viene  a mancare il piano di appoggio, il terreno frana.Le zone  soggette ai  franamenti vanno  delimitate in maniera da essere bagnate dalle sole acque zenitali   e  non dalle acque di scorrimento circostanti. Vedremo in seguito i criteri ed i modi di isolare determinate aree di suolo dalle acque circostanti. Inoltre è possibile inerbire pareti nude già franate in modo da impedire ulteriori franamenti ed erosioni con tecniche d’ingegneria naturalistica che vedremo a  pagina 20-69

L’erosione

Comprendere come avviene l’erosione è un fatto intuitivo    e cioè, l’acqua scorrendo sul terreno, lo trasporta       con sé quando quantità e velocità sono superiori alla resistenza del    terreno      al trascinamento. L’erosione millenaria      è un fatto positivo, benefico. Eroso il terreno nelle zone acclivi, esso viene trascinato nei fiumi, i quali, nelle valli  in  cui    non    sono    state  realizzate   opere specifiche,   escono dall’alveo, depositano il materiale ed il limo e di conseguenza hanno dato origine alle pianure alluvionali  ed  alla contemporanea   fertilizzazione   dei campi come avveniva nella valle   del  Nilo prima che fosse costruita la grande diga di Assuan.

Diversamente,  l’erosione  rapida  che  avviene  nei terreni  collinari  e  montani  coltivati,  ed  in  quelli disboscati e di recente rimboschimento, senza che in questi ultimi vengano fatte opere di difesa del suolo, è un fatto negativo e  grave,  che dev  essere   impedito  o  almeno ostacolato. Per  stabilizzare il terreno bisogna fare in modo  che  la quantità     e  la velocità delle acque   non siano   tali  da trasportare terra, quindi bisogna aumentare la capacità di assorbimento   dei   suoli mediante  i  rimboschimenti  ed i lavori     d’inerbimento secondo le tecniche   dell’ingegneria naturalistica,  e mediante   le  opere di difesa del  suolo suddividendo le acque e rallentando la loro discesa a valle ad iniziare dai bacini montagni.

Fig. 1. – Notare l’asportazione completa dello strato umifero ed il sottosuolo roccioso che è ora allo scoperto

 Fig. 2. – Lo stesso danno visto sotto un’altra prospettiva

Bacini montani

Per    bacino  montano  s’intende  la  parte  alta  del bacino imbrifero di un corso d’acqua e dei suoi affluenti: l’attuale  legislazione     italiana    divide i consorzi  di bonifica   montana (in alcuni casi sostituiti dalle Comunità montane)  dai  consorzi   di bonifica di pianura   con riferimento al  livello d’altezza  dei terreni in essi compresi e detto  livello  è  stato determinato in 600 metri sopra il livello del mare  e pertanto sopra ai 600 metri sul livello del mare si hanno i consorzi di bonifica montani, al di sotto quelli di pianura: in Emilia Romagna i due tipi sono  stati unificati    per   meglio coordinare i lavori di sistemazione e difesa del suolo.La  regola  fondamentale   per la sistemazione    dei   bacini idrografici nel  loro complesso è  quella di  iniziare gli interventi in  alto    al   di sotto   della linea  di displuvio dove cominciano a    verificarsi erosioni e frane, in quanto le opere sulla difesa del suolo nelle pianure generalmente non sono    sufficienti a prevenire e ridurre i danni delle alluvioni.

Per  aumentare l’assorbimento delle  acque  piovane e ridurre l’erosione, oltre ai rimboschimenti, difficili da realizzare   lungo   le  pendici  dissestate,  si  possono utilizzare    tecniche  d’ingegneria naturalistica per ricostituire l’inerbimento: una di queste tecniche che si può   osservare  andando  in  autostrada  lungo  le  pareti tagliate per realizzare   le corsie,   è quella di inserirvi file di paletti di legno di castagno ed intrecciarli tra loro  con arbusti  di   canne  a  distanza opportuna,  con l’inseminazione di essenze specifiche e la messa a dimora di talee di arbusti coltivati nei vivai.

Il materiale trasportato a valle a causa dell’erosione può  variare  su un pendio ripido da un terreno nudo  ad  un terreno protetto da una copertura vegetale in un rapporto di 500 : 1

Fig. 3. e 4. Aree erose: Sono visibili i calanchi causati dall’ esportazione del manto vegetale; è possibile con le tecniche  di   difesa   del  suolo impedire nuove  erosioni e l’allargamento di quelle esistenti.

Fig. 5. Impianto di alberi ed altre essenze vegetali adatte a fermare lo spostarsi delle dune a causa del vento. Parte dei deserti si possono trasformare in terreni coltivabili e questa trasformazione è utile anche   per far regredire il processo di desertificazione.

Le briglie

 Le  briglie  sono di due tipi: a) in muratura e b)in terra compressa.

a) Le briglie in muratura sono molto più piccole rispetto a  quelle  interra  compressa, e  vengono  costruite trasversalmente  agli alvei  dei  fossi e   dei torrenti   e possono  essere in muratura a secco, in muratura mista di pietra  e  legno,  in  legno  ed in  malta;  impediscono  la corrosione,   l’eccessivo approfondimento degli alvei  e quindi l’eventuale    franamento delle sponde laterali degli stessi.

Non   possono superare i 3 metri di altezza e vanno costruite   distanziate  l’una  dall’altra a  seconda  dei profili    di   compensazione    che si vogliono    ottenere. Praticamente,   si    costruiscono   artificialmente   piccole cascate facendo in modo che il materiale grossolano eroso si  fermi   dietro   le  briglie  e di  conseguenza gli   alvei tendono ad allargarsi e la    velocità di discesa delle acque a valle tra una briglia e l’altra viene rallentata e non provoca l’erosione al piede delle pendici confinanti con i corsi d’acqua.

b)  Le  briglie  in  terra  compressa  sono  quelle  per  la realizzazione  di   laghetti   serbatoio,   laghetti   per l’irrigazione e bacini di espansione.

Tecniche  di esecuzione delle briglie o sbarramenti o dighe in  terra compressa

 La   costruzione della diga  o  sbarramento in  terra compressa   è preceduta dallo scavo   della    trincea  o cassonetto che  serve all’ancoraggio al suolo dello stesso sbarramento   ed all’accertamento ed interruzione di eventuali    sorgive d’acqua nell’area di costruzione della diga stessa.

La  terra  viene  prelevata  a  cominciare  dalla  parte posteriore  rispetto  alla  direzione  monte-valle perpendicolare  al  semicerchio   dello  sbarramento che s’intende realizzare e  dal  lato più  lontano   calcolato precedentemente  dal   tecnico rispetto  alla capacità d’invaso che con lo sbarramento si vuole ottenere.

Con il  prelevamento e  lo spostamento dei mucchi di terra sul cassonetto e cioè sulla base della diga si ha automaticamente la compressione della parete interna della diga stessa.Per  ottenere la  maggiore stabilità della  futura  diga è opportuno che il terreno, da spostare ed ammucchiare sulla stessa, venga compresso e livellato strato per strato.

Fig.   6.   -   1)   Briglia;   2)   Cassonetto,   notare l’orizzontalità del medesimo; 3) Sifone di svuotamento.

La diga deve essere in tempera e cioè di umidità media, né troppo bagnato  né troppo asciutto, altrimenti non si ha una     compressione  omogenea degli strati. Se il terreno è troppo  asciutto,  si può bagnare artificialmente fino a raggiungere la  giusta umidità e  ciò comporta costi di costruzione più elevati.

La sezione della  diga è  a  trapezio irregolare, il parametro di monte ha un’inclinazione diversa rispetto a quello di valle; generalmente, parametro di monte 1 : 2,5, parametro di valle 1 : 1,5.

Se la percentuale di argilla del terreno utilizzato per la costruzione è elevata, i parametri di pendenza  aumentano e diventano rispettivamente 1 : 3 e 1 : 2; la larghezza della cresta o sommità non deve essere inferiore ai   3   metri, sia per  avere   una  larghezza  media   sufficientemente consistente   a  trattenere l’acqua dell’invaso, sia  per rendere    possibile   la compressione  uniforme   della stessa cresta   per   mezzo   dei  diversi passaggi  dei   trattori cingolati di    media cilindrata

Fig. 7.   Bacino imbrifero e laghetto collinare

Per ogni serie di mucchi di terra trasportati sopra il cassonetto a cominciare dalla prima serie,  è fondamentale,ripeto, per  la  tenuta successiva della diga, lo spianamento e    la compressione uniforme dopo il livellamento, riempiendole di terra, di eventuali depressioni che si possono formare nel corso dei lavori; ogni strato deve risultare in piano e compresso  in maniera  uniforme fino al raggiungimento della cresta o sommità   che risulterà leggermente   inclinata verso la scarpata di monte.   Dopo  le prime piogge si potranno verificare delle spaccature sulla cresta  che andranno richiuse con altro  terreno compattato anche   semplicemente con piccoli attrezzi meccanici, come minipale gommate, ed anche con attrezzi manuali come   la zappa e la pala. Per evitare queste piccole spaccature, anche quelle che si possono formare sulla scarpata esterna di valle,  sarebbe opportuno rivestire cresta e   scarpata di valle con piote erbose, o sminarvi manualmente essenze erbose specifiche L’inerbimento     di   queste   due  parti     della   diga   rende  più difficile   il formarsi  di  fenditure;  è  opportuna  la falciatura    periodica con  decespugliatori  manuali    con motori a scoppio a 2 tempi, almeno due volte l’anno; ed è necessario il controllo continuo e tempestivo    di eventuali buchi aperti da nutrie o   topi  d’acqua come viene eseguito in Olanda per le dighe in terra compressa o costipata che proteggono la terra ferma, situata al di sotto del livello del mare, dall’invasione delle acque del mare.

 Fig. 9. – Operazione di compressione del rilevato

Fig. 10. – Tipi di sfiorator

Le   dighe in terra compressa si possono  costruire  con diverse  macchine agricole    ed     industriali;   quella fondamentale è l’apripista con lama anteriore a sollevatore idraulico. Si utilizzano anche le pale meccaniche per lo spostamento  delle  serie di  mucchi di  terra, ma,  ad ogni serie di  mucchi  di  terra  sovrapposto,   è preferibile l’intervento  dell’apripista   per  lo   spianamento e  la successiva    compressione. In   mancanza    di   rulli  per   la compressione uniforme, è sufficiente il passaggio ripetuto più volte dei cingoli dell’apripista, insisto, strato per strato, sull’intera superficie di ogni strato sovrapposto della diga in costruzioneSe  il  lavoro viene pagato a misura e non ad ore, il tecnico  responsabile dovrà verificare che i metri    cubi di   terra   della diga finita  siano   stati  opportunamente compressi, altrimenti i rischi di smottamento e cedimento della stessa diga sono inevitabili.

Sfioratore

Terminata  la diga, bisogna aprire lo  sfioratore  per impedire  che  l’acqua  piovana   tracimi  la diga;  attraverso gli   sfioratori   l’acqua  esce prima di aver raggiunto   il livello     superiore  di guardia   dello sbarramento. Deve esistere un giusto dislivello   tra la quota di fondo dello sfioratore  e   l’altezza dello sbarramento, mediamente 1 metro e  l’ampiezza    dello o  degli sfioratori  deve  essere tale da evitare che, durante le piovosità molto intense e generalmente  di breve  durata,   si riempiano   completamente gli invasi e tracimino oltre la sommità dello sbarramento .Si può  fare un solo sfioratore o due sfioratori ai due lati  della    diga,  ma  lo  sfioratore  non  deve  essere centrale; si  deve cercare  di  far  passare  l’acqua  in sopravanzo sulla parte di terra solida e questo è possibile perché con la lama dell’apripista si deve incidere la falda della collina  di lato, poco distante da dove inizia il rilevato della diga E’    generalmente importante  proteggere  le  pareti dello sfioratore con tubi di sezione adeguata. Per evitare rischi di scalzamento lo sfioratore deve essere protetto con pietrame o con blocchetti   di tufo, o con mattoni e malta, sia  all’imbocco   che  allo  sbocco; all’uscita  dello sbocco, la striscia di terreno va protetta con mezzi tubi o con tavelline di  dimensioni   adeguate,  come   si  vedono sulle scarpate confinanti con le autostrade.

 Completamento dello sbarramento

I tubi dello sfioratore vanno ricoperti di terra fino alla   sommità  della diga; la sommità della stessa diga deve essere  larga almeno  4  metri e deve essere inclinata leggermente  verso monte e cioè verso l’invaso. Una leggera inclinazione  del piano terminale è sufficiente affinché l’acqua    piovana che    cade sulla    briglia   vada dentro il laghetto  che  si è    costruito  a   monte e non lungo la scarpata di valle. Per proteggere la scarpata di valle, se non si vuole  spendere per  sovrapporvi piote  erbose,   è necessario, ripeto, seminare erba  medica,  trifoglio, avena, o altre essenze  a   radice fittonante. Le piccole erosioni che si formano sulla scarpata alle prime piogge sono inevitabili ma   non costituiscono alcun pericolo ed avvenuto l’inerbimento,  non si formano più

Dimensioni degli sbarramenti o dighe in terra compressa

Gli    sbarramenti in   terra    compressa possono  essere lunghi  quanto  si  vuole:  la  lunghezza  non  costituisce pericolo. L’altezza per realizzare i numerosi piccoli laghi artificiali    necessari  a trattenere a   monte  i violenti acquazzoni  di breve durata, è bene che non superi i 4 – 6 metri, ed è  consigliabile un   altro  sbarramento   di protezione al   di  sotto dello   sbarramento principale più a valle  trasversale  alla   linea  d’impluvio, per un’eventuale tracimazione  del primo sbarramento. Se le altezze di questi sbarramenti non superano i 6 metri, la pressione dell’acqua è limitata, e se sono stati costruiti con terreno di medio impasto e di media umidità, i pericoli di cedimento sono quasi nulli. Per terreno di medio impasto s’intende che non sia né totalmente sabbia né totalmente argilla. Se    sotto il  primo strato  superficiale   non  c’è terreno di questo tipo, occorrerà andarlo a caricare più lontano dal luogo dove si vuol costruire la piccola diga, ed in questo caso i costi saranno superiori

Manutenzione degli sbarramenti e degli sfioratori

Sottolineo   e ripeto quanto esposto precedentemente sulla   necessità di controlli periodici, almeno due volte l’anno,  per poter  eseguire  lavori   di  manutenzione che consistono principalmente nel richiudere spaccature  sulla sommità   del rilevato e  gli eventuali   fori    aperti  da nutrie ed altri roditori. Inoltre, bisogna aver cura che all’imbocco  degli      sfioratori  l’acqua   non si    insinui lateralmente o  sotto  al   tubo; se  ciò avviene  lo sfioratore  crolla e lo sbarramento viene tagliato dove l’acqua scorre. Per le briglie o dighe che vengono costruite per realizzare laghetti  serbatoio  per   l’allungamento  dei   tempi  di corrivazione, e cioè dei tempi che l’acqua piovana impiega ad  arrivare  ai  corsi  d’acqua di valle,  ed  i  laghetti artificiali    per   l’irrigazione, occorre verificare  che  le pendici collinari che sovrastano l’invaso e la briglia in terra compressa siano stabili e cioè non siano soggette all’erosione, altrimenti è necessario stabilizzarle con i rimboschimenti, con i filari di alberature piantati sulle fosse   di   contenimento    trasversali   alla  linea  di   massima pendenza, o con i terrazzi a difesa.

 Accorgimenti per gli sbarramenti in terra compressa per la realizzazione di laghetti artificiali e laghetti serbatoio e per i grandi invasi

I  laghetti serbatoio in  particolare, i  laghetti   ed    i laghi   artificiali  realizzati anche per altri  scopi   oltre quello    di  laminazione  delle  piene,  come anche   i  grandi invasi per la produzione di energia idroelettrica, durante le stagioni di   piovosità    intensa,   nei      nostri climi,  in autunno,   debbono  poter avere il massimo di  capacità d’invaso per poter trattenere a monte l’acqua delle piogge torrenziali    e di  conseguenza vanno svuotati   il    più possibile,  compatibilmente    con  l’esigenza   di  produrre energia elettrica o consentire l’irrigazione a valle

Fig.13. Laghetti serbatoi: pianta parziale di sottobacino; dighe in successione per la trattenuta delle acque a monte nei laghetti serbatoi

Fig. 14. 1) Sfioratore in tubi di cemento; 2) Sifone di svuotamento.

Svuotamento dei laghetti artificiali

 Sia i laghetti  artificiali per l’irrigazione che per  la pesca    sportiva,  sia  i  laghetti serbatoio   vanno svuotati almeno in parte, periodicamente, nei periodi dell’anno in cui maggiori sono i rischi di alluvione, alla cessazione di ogni  pioggia  torrenziale che nei nostri climi non dura mai più    di   qualche    ora ed   il sistema più  semplice è quello di collegare un tubo flessibile o più di uno, della sezione di 10 – 20 cm, che attraversi la  sommità  del rilevato e che da una parte  scenda dentro l’invaso alla maggior   profondità   possibile e    dall’altra, oltre   la scarpata  di   valle   e sia   munito  all’estremità  di   una piccola pompa  in  grado  di    aspirare  aria   ed  acqua. Una volta che siano svuotati – per i piccoli invasi è anche possibile innescare   il tubo a sifone manualmente – sono in grado   di   trattenere    altra    acqua    piovana  di  una successiva pioggia torrenziale; diversamente se  le   acque delle piogge torrenziali arrivano su invasi già pieni c’è il rischio  di tracimazione ed in ogni caso non  adempiono più alla   funzione d’impedire che l’acqua piovana arrivi troppo rapidamente agli alvei dei corsi d’acqua situati a valle degli stessi invasi

Fig. 15. – Laghetto serbatoio

Per il controllo dei livelli dei grandi invasi e per lo svuotamento   periodico alla cessazione di ogni    pioggia, le   guardie della Forestale ed i  tecnici dei Consorzi di Bonifica   debbono    poter utilizzare    elicotteri   o aerei militari. Occorre inoltre, nei mesi di maggior rischio di alluvioni,   un’adeguata informazione    -    per la durata    di qualche minuto alla fine delle trasmissioni radiofoniche e televisive  di  servizio   pubblico sulla   viabilità  – che illustri in breve ciò che va fatto per la difesa del suolo, come  svuotare i laghetti  serbatoio  e  tenere parzialmente vuoti tutti gli altri invasi.

Note  conclusive su dighe e laghetti artificiali,

Se la produzione di  energia elettrica  dei  grandi invasi  artificiali   nei periodi di  rischio di alluvioni diventa  un  fatto  subalterno   e  tale  deve  essere, tali invasi possono essere di grande utilità per prevenire le alluvioni. E’ fondamentale che nei periodi estivo-autunnali tali invasi siano semi-vuoti per la regolazione dell’onda di piena, e   tale  regolazione  va fatta   da  un’autorità interregionale che, come indicato sopra, dovrà servirsi di elicotteri o aerei militari indispensabili per gli ordini di svuotamento  e  parziale   svuotamento,   ed   il    controllo sull’esecuzione  degli stessi ordini   nei     confronti  dei proprietari dei terreni dove si sono costruiti laghetti e dighe  artificiali.  Per   i   piccoli  e   medi  laghetti artificiali,    lo  svuotamento, ripeto,  si  attua mediante sistemi   di  sifonamento automatici   per   mezzo  di apposite pompe,  o svuotamenti  manuali   per mezzo  di adeguate tubazioni in plastica di diametro di 80 – 100 millimetri – un estremità del tubo va immersa nell’acqua del laghetto e l’altra al di fuori oltre la scarpata in terra compressa di valle – e trattandosi di molti invasi nei sottobacini  è opportuno   che sia  organizzato     un servizio   aereo (possibilmente militare) con tecnici della Forestale  che provvedano con gli elicotteri a portare nei vari invasi 2 operai che  provvederanno allo svuotamento di tutti   gli invasi alla cessazione di ogni periodo di pioggia intensa, senza cadere nel grave  errore di aprire i grandi invasi contemporaneamente al  passaggio     dell’onda   di  piena  come sembra sia accaduto  nell’alluvione che colpì Firenze nel’66Come  esporrò   nel capitolo   successivo,   si   può intervenire anche a valle nelle pianure alluvionali, prima che i   fiumi attraversino   città   o altri   manufatti industriali ed agricoli, per mezzo dei bacini di espansione e dei  fossi scolmatoriGli  invasi  artificiali di  raccolta  delle  acque,  i terrazzi a countur e le fosse di contenimento    adempiono anche ad un’altra funzione di eccezionale importanza  per l’economia idrica     degli    Appennini     e   di    altre  catene collinari e montuose analoghe, e cioè quella di contribuire in maniera   notevole    a    rifornire le   falde  freatiche, poverissime      durante    l’estate,   e  contribuire   così all’ingrossamento   delle   sorgenti     situate a   valle degli stessi invasi.

Difese – terrazziUna  “difesa”   può essere assimilata ad  una piccola strada    a     “mezza   costa”    che  corre  lungo  una  linea leggermente angolata rispetto ad una curva di livello; ma lo     scopo  principale     non   è    il transito; la “difesa” interrompe, deviandolo trasversalmente, il cammino che le acque   piovane  superficiali   percorrono  in     discesa perpendicolari    lungo  la falda   collinare e   che  senza l’interruzione   delle   difese    –  terrazzi acquisterebbero velocità,  trascinando a  valle  terra  erosa ed  altri materiali. E’ evidente che minore è la distanza che l’acqua percorre dall’inizio   e   cioè  dalla   linea di   displuvio, e successivamente tra difesa e difesa minore è la quantità di acqua che si somma, minore è il pericolo delle erosioni e del   trascinamento a valle   di  acqua, fango  ed   altri materiali. Studiando una falda collinare, a seconda che sia lavorata  o  no,  si   determina   agevolmente  quante “difese” occorreranno e quanto dovranno essere distanti tra di loro per  impedire  che  l’acqua   piovana  di   scorrimento superficiale, accumulandosi   danneggi.  Si comincia ad interrompere il cammino delle  acque con la prima difesa al di sotto della linea di displuvio dove l’erosione inizia. Così aperta la difesa per quella parte di falda collinare e per determinate piovosità, non eccessivamente torrenziali, non si manifesteranno   più  numerose  erosioni   capillari  od erosioni di notevole entità. Questa    “strada  a  mezza  costa”    deve  avere    un’ inclinazione o verso monte se l’inclinazione della falda è elevata, cioè le acque debbono   andare dal ciglio della “difesa”  verso la  scarpata  di    monte o     verso  valle,  se l’inclinazione della falda è medio bassa. Nel primo caso L’acqua che si raccoglie lungo la linea d’intersezione tra la scarpata di monte e la difesa, ad un punto determinato, viene decantata in un pozzetto  e deviata nuovamente  verso la direzione di  pendenza del terreno.

Fig. 16. particolari di una difesa in sezione

Fig. 17. – Trattore cingolato munito di apripista.

Come si realizzano le difese-terrazzi

Come  la  “briglia”,  la  “difesa”  si  realizza  con l’apripista (ruspa a lama anteriore a comando idraulico). Non sono utilizzabili  apripiste a sollevamento   meccanico. Dovendo camminare lo  strumento a mezza costa, bisogna che all’inizio, per impedire che scivoli a valle, si formi una piazzola, in   modo  da  poter  assumere la  posizione orizzontale.

Formata la piazzola, si angola la lama in modo che la punta incida la falda della collina.Proseguendo per qualche metro e girando a ventaglio, si getta la terra verso valle. Avanzando così,si ha una prima tracciatura della “difesa”, la quale va poi perfezionata con la stessa ruspa.Tra la  prima  tracciatura, necessaria per  poter far camminare la trattrice in piano, e il perfezionamento della difesa, è utilissimo arare “a buttar fuori”, a più riprese (2-3 volte generalmente alternate con passaggi di ruspa) la sede   della difesa. In questo modo si riduce     notevolmente il lavoro di ruspa che è il più costoso.

E’  molto importante disporre di  bravi  ruspasti, o palisti che sappiano eseguire anche la scarpata di monte con  la  lama,  o la pala meccanica  inclinabile orizzontalmente. La scarpata di valle si forma man mano che la terra   cade. Come  per  le briglie  è  importantissimo comprimere il  ciglio della difesa per evitare spaccature e franamenti.

La  parte della difesa – terrazzo verso monte è aperta sul terreno  solido,   la parte verso valle è costituita da terra di riporto. Valgono le stesse considerazioni fatte per  le briglie: bisogna   che la  compressione  sia accuratissima e uniforme. Anche per la compressione del ciglio della difesa, è bene che la trattrice passi tenendo mezzo cingolo all’esterno.

Per  quanto  il  ruspista  possa  operare bene, la scarpata di monte deve essere regolarizzata a mano, anzi è consigliabile  che la regolarizzazione venga eseguita al più  presto per facilitare l’inerbimento, al sopragiungere delle piogge.

Fig. 18. – Ciglio di difesa inerbito.

Inerbimento delle difese

E’   bene   seminare   subito  questa scarpata:     sulla, erba  medica, trifoglio o  altre   essenze. In     determinate circostanze è  opportuno seminare  delle  “cattive  erbe”, poiché queste erbe, per quanto non utilizzabili, ottengono tuttavia  l’effetto    di    stabilizzare   il terreno  della scarpata,  il   quale diventato  verde,   non  presenta   più pericolo.Abbiamo  veduto  degli  esempi  importanti  di  questa tecnica  lungo  l’Autostrada   del Sole; zona per   zona si stabilisce quali essenze vanno seminate. Se si può seminare qualche cosa di  utilizzabile,  la scarpata   può fornire foraggio; ma quando, compito principale delle opere non è tanto   la   produzione   quanto   la stabilizzazione  del suolo, vanno seminate le essenze più adatte a questo scopo.

Funzioni delle difese – terrazzi

La difesa sostituisce l’antica “fossa livella” per le seguenti ragioni:

1)    In  terreni    poco  inclinati, l’interruzione  della falda collinare  non  costituisce  ostacolo all’attraversamento   dei  mezzi   meccanici, in  quanto  gli appezzamenti a monte e a valle della linea d’interruzione della    difesa vengono opportunamente   raccordati. Nei terreni mediamente inclinati   la difesa funziona da strada oltre che da fosso.

2)    Gli  eventuali  trasporti  di  terra  durante le piogge d’intensità  eccezionale vengono a fermarsi sul piano   della difesa e quindi sono facilmente rimovibili da  successivi passaggi   dell’apripista  o  della  pala meccanica; diversamente lo svuotamento delle fosse livelle interrate richiede un maggior onere e tempi di lavoro più lunghi.

3)   In   terreni   molto   inclinati, le difese opportunamente collegate, pur conservando la loro funzione di  fossi  trasversali, costituiscono altresì una serie di terrazzi    particolari  (terreno a  giacitura pianeggiante) utilizzabili  magnificamente per l’impianto di alberati e vigneti o per normali colture in rotazione.

4) Le difese possono sostituire i fossi di guardia a monte  dell’unità di  coltivazione  -  come    descriverò    nel paragrafi  successivi  delle  sistemazioni  dei   terreni coltivabili – quando vengono aperte ai piedi delle pendici collinari sovrastanti zone vallive; la loro funzione è di proteggere le valli dal disordinato irrompere delle acque superficiali delle pendici collinari di monte ed in questo caso costituiscono anche un’utile viabilità rurale.

La  linea di limite tra la zona di valle arabile e le pendici delle colline non arabili non sempre ha pendenza uniforme  per una  lunghezza tale  da raccogliere  una sufficiente quantità d’acqua.   In   questa  circostanza occorreranno spostamenti di terra per riempire avvallamenti e  tagliare  protuberanze.  Si  riduce così  al   minimo  il numero dei fossi raccoglitori (vedi Parte III, pag. 139) che, aperti lungo la direzione di   pendenza del terreno, attraversano  le zone    di     valle,  portando  ai  collettori principali, lungo  linee  preordinate,  le  acque delle pendici.

 

 Fig. 19. – Difese raccordate

Sistema di difese – terrazzi collegati

Innanzi    tutto si  deve  osservare  che  dopo  la realizzazione  delle  difese e la regolarizzazione  delle scarpate,  l’estensione   della  falda  collinare aumenta  di superficie.  In   proiezione  horizzontale, dall’ipotenusa della linea   della falda,  con il taglio della difesa, vengono a   formarsi    due cateti.    In un certo senso quasi tutta la   superficie  della difesa viene ad aggiungersi a quella delle scarpate,   corrispondenti all’estensione della falda, prima della  realizzazione del lavoro.

Questa considerazione va  fatta  solo  per  falde  non molto inclinate, nelle quali, aperte le difese, si possono utilizzare economicamente anche   le scarpate ad   esse raccordate; altrimenti i vantaggi sono 2, il primo è quello di   prevenire  le  erosioni   di  stabilizzare le  falde, il secondo  è quello di ottenere terreno pianeggiante su falde collinari ripide.

Realizzando  un insieme di difese, si ha un sistema di difese quando si stabiliscono fra esse vari collegamenti assimilabili   a  curve a gomito sufficientemente ampie per poter passare   con i mezzi di lavoro e di trasporto da una difesa all’altra  con facilità; nei sistemi di difesa su pendici a forte inclinazione i mezzi di lavorio potranno essere solo quelli piccoli trainati manualmente. Questo dei raccordi è il punto  più delicato nella realizzazione di un sistema di difese.

Il  numero  delle difese  da  aprirsi   lungo  la  falda collinare  può variare da  un     minimo   indispensabile per impedire  l’erosione, ad  un   massimo  per   la   più estesa utilizzazione    di   aree pianeggianti su  lle  collinari ripide.

Come accennato al paragrafo “Funzioni della difesa”, la  realizzazione  di  un  sistema  di  difese  su  terreni inclinati sostituisce egregiamente lo scasso o le buche per la messa a dimora di frutteti e vigneti.

A titolo esemplificativo prendiamo in esame una falda collinare con pendenza  del  60%.  Aperta una difesa della larghezza  di 3  – 5 metri,la   scarpata di valle  risulterà formata di terra  di   riporto per un’altezza di metri 1,5 od inferiore.  Si ottiene così uno strato di terra rimossa più che sufficiente per la messa a dimora delle suindicate piante.  Inoltre  si conseguono    i  seguenti vantaggi:  la posizione delle    piante   sul  ciglio  elimina     qualsiasi opera di drenaggio per lo    sgrondo  delle acque   penetrate in eccesso.   Le   operazioni    di   irrigazione,  potatura, irrorazione  e  raccolta,  vengono rese  possibili   a  costi notevolmente    infeiori,  rispetto agli impianti tradizionali,  per  la viabilità che   offre  un sistema di difese opportunamente collegati

Non   è bene  mettere a  dimora  immediatamente   gli alberi sui cigli delle difese, perché, per quanto accurata sia stata la compressione, la terra si assesta nel periodo invernale,        quando si  inumidisce. E’ meglio  aspettare l’anno seguente. Che  il terreno si comprima   non  ha importanza,  in quanto si tratta di terra di riporto e le piante possono essere messe a dimora aprendo soltanto la sede necessaria per il pane di terra e per la barbatella.

 

Fig.  21. – Valle protetta da una difesa (visibile la curva al centro della foto).

Fig.22 Esempio di terrazze su pendice collinare a forte pendenza con raccordi per la lavorazione, con piccoli attrezzi a guida manuale.

Pozzetti

 Una volta   realizzate  le   difese   occorre  disciplinare le   acque  nelle  falde  collinari  a  forte  pendenza.   Si interrompe la lunghezza del cammino  delle  acque raccolte lungo la linea di intersezione tra la scarpata di monte  e la sede della difesa con dei pozzetti  eseguiti in modo elementare  e  distanziati  opportunamente.  Descriviamo brevemente questa piccola opera d’arte.

E’  sufficiente che la sezione sia di cm 80 x 80 e la profondità di circa un metro. Si può realizzare con il materiale che si ha a disposizione, pietrame, blocchetti di tufo  o    mattoni. Esistono anche  pozzetti   prefabbricati in cemento.

Attraversamenti

Dal  fondo  di  questi  pozzetti  partono  tubi  che attraversano similmente ad un ponticello la difesa, e vanno ad imboccare sui discendenti. E’ sufficiente che i tubi siano del diametro  di cm 30 – 40. L’imbocco dei tubi deve essere  ad una ventina di centimetri al di sopra del fondo del  pozzetto per   la parziale  decantazione  delle  acque. Occorre molta attenzione nel porre in opera i tubi, poiché se per una ragione occasionale (fessurazione del terreno, fori  ditopi,  terra non sufficientemente   compressa)   siinsinua dell’acqua, i tubi vengono scalzati.

 

Fig. 24. – Discendente e pozzetto.

Discendenti

I  discendenti,  impluvii protetti, possono  essere esterni  (canalette  o mezzi tubi) ed allora si appoggiano alla scarpata  di  valle nel   punto   terminale dell’attraversamento, o interni e cioè a tubi, ed allora sono uniti agli attraversamenti  e sboccano o sulla difesa sottostante, o al  fosso principale. Di difesa in difesa, le acque vengono  condotte al fosso principale.

Allo sbocco dei tubi ai piedi della scarpata di valle è bene che ci sia un altro pozzetto o che sia rivestita la parete   della difesa o  del  fosso  contro   la  quale l’acqua batte (pietrame,  blocchetti  di  tufo,  mattoni).  Queste piccole opere  d’arte di carattere rustico, possono essere eseguite da   qualsiasi   lavoratore  dei campi. La malta è bene che sia calce-cemento.

Se il terreno o lo strato roccioso sottostante non sono facilmente  erodibili, il  pozzetto  in  muratura, l’attraversamento  ed  il  discendente  possono  essere sostituiti. In questo caso Il pozzetto viene  scavato nella roccia e l’attraversamento  può   essere sostituito   dal “passo  rovescio” (vedi pag. 99,  viabilità  rurale),  il discendente dalla via delle acque  “water way”, di cui parleremo nel capitolo dei fossi.

Fosse di contenimento

 Le   fosse   di  contenimento  furono  utilmente sperimentate  negli Stati  Uniti,  all’indomani dei  gravi disastri verificatisi nella valle del Tennessee. Consistono in  fosse  assimilabili a  trincee  aperte lungo curve  di livello di  pendici impervie destinate a rimboschimento o al pascolo.

Queste fosse vanno realizzate a profondità, larghezza e   distanza  l’una  dall’altra, tali  da  riempirsi  senza tracimare ad ogni pioggia di intensità e di durata elevate e medie.

La  pendice  risulterà  divisa  a  fasce  trasversali delimitate  da queste   fosse che,   durante   la  pioggia   si riempiranno, impedendo che questa cadendo scenda a valle. Le   fasce tra le fosse di  contenimento  riceveranno così quasi esclusivamente le acque zenitali.

In   certi  tipi di roccia, parte dell’acqua, che va a riempire le fosse, può insinuarsi nelle fenditure.Oltre   al vantaggio di avere maggiore capienza di raccolta,dalla rete di fosse,  in   certe   circostanze, può con    facilità verificarsi  un   notevole ingrossamento   delle  sorgenti    di valle. Infatti, col sistema delle fosse di contenimento viene   sottratta  allo    scorrimento  la   massima parte dell’acqua piovana   che  cade sulle pendici.

E’ evidente che bisogna eseguire in  precedenza dei rilievi  geologic che  debbono  accertare l’eventuale presenza   ed inclinazione degli  strati argillosi,  i  quali potrebbero, assorbendo  acqua, “slittare” e portare alle grandi frane. E’   chiaro  che  in  presenza  di  strati    argillosi sottostanti   allo   strato   superficiale  umifero  è preferibile non realizzare le fosse di contenimento, ma semplicemente  stretti sentieri eguali a quelli  che  si costruiscono gli  animali al pascolo per poter pascolare in piano   sulle  pareti collinari a  forte  pendenza: Esistono piccolissimi  scavatori  con  benne larghe 20   -  30  cm e apripiste minime larghe anche meno di 1 metro.

Un uso  complementare delle   fosse  di  contenimento è quello dell’impianto di filari di giovani alberi; in questo caso   vanno  riempite   con     parte    della   terra  scavata precedentemente    e  in   parte   con terriccio; si avrà una ridotta capacità di invaso dell’acqua piovana rispetto alle fosse tradizionali  aperte  realizzate negli   USA,  ma si otterrà un rapido  accrescimento   degli alberi su terreno drenato; i vantaggi degli impianti di filari di alberi sono i seguenti  :  aumento  della   biomassa legnosa per la produzione di energie   alternative;  il rilascio ossigeno nell’atmosfera e  l’assorbimento  di anidride carbonica, fatto quest’ultimo che riduce l’effetto serra.

Fig.25  Esempio di terrazzamento su pendice collinare a media pendenza

Fig.26  1) La parete collinare a leggera pendenza prima della sistemazione a terrazze.

2) La parete collinare dopo la sistemazione a terrazze.

3) Particolare del fosso di valle sopra la scarpata incolta, protetto dai mezzi tubi di cemento e dall’alberatura a filari.

Terrazzamenti ampi su colline a leggera pendenza

 Anche i terreni collinari a leggera pendenza poggianti su sabbia o su altri tipi di roccia friabile,possono essere danneggiati dall’erosione.In queste circostanze è possibile richiudere  le  erosioni   ed  evitare  che  si  riformino realizzando terrazzi molto ampi con pendenza verso valle, a differenza  dei   terrazzi  a difesa,  che  vanno  aperti  in contropendenza verso monte.

Trasversalmente alla  linea  di  pendenza, a  distanza opportuna,  si  aprono   dei   gradoni che interrompono  la pendenza esistente; la pendice collinare viene suddivisa in ampie fasce  o terrazzi inframezzati da scarpate strette ed a forte pendenza    che possiamo chiamare anche gradoni o contour. Il mezzo meccanico indispensabile è l’apripista montata   possibilmente su    trattore cingolato   la una eventuale pala meccanica  dentata che, procedendo davanti all’apripista, rende  il lavoro    di questa più agevole e più  veloce.  I    movimenti dell’apripista sono a ventaglio in modo da formare i terrazzi ad iniziare dalla sommità, utilizzando la stessa tecnica     dei terrazzi a difesa; in questo caso la lama  sarà inclinata verso valle.

Da  lontano, si  potranno osservare, al  posto  della falda unica ad una pendenza, ampi terrazzi inclinati verso valle a pendenza inferiore a quella precedente, confinanti ciascuno con  le strisce delle scarpate  incolte a  forte pendenza.  Lungo   la     linea   superiore delle   scarpate   sarà possibile l’impianto     di    alberature  che   verranno  a trovarsi  su terreno scassato   e  drenato; le scarpate potranno  essere  mantenute pulite per mezzo dei recenti decespugliatori manuali con motore a miscela.

Questi  terrazzamenti  impongono e  lavorazioni a giropoggio ed impediscono il formarsi di erosioni capillari con il     conseguente   trascinamento a  valle  di  materiale terroso ed impoverimento della fertilità.

 

Fig.27

 

Fig.28 Ricostruzione con pali e alberi della zona franata

Tecniche d’ingegneria naturalistica

 Il  disegno  B  illustra  una    delle tante  tecniche d’ingegneria naturalistica realizzata lungo alcuni tratti del   fiume  austriaco   Inn:   per ridurre la velocità  ed aumentare  la portata è stata raddoppiata la larghezza del fiume costruendo un nuovo alveo senza eliminare la vecchia arginatura  sulla    quale     si   erano   sviluppati   centinaia di salici.

Gli interventi d’ingegneria naturalistica   sono    molto meno costosi rispetto ai tradizionali interventi realizzati con opere di cemento: per rinforzare gli argini e renderli più  resistenti alla forza erosiva delle acque è  possibile impiantare alberi come i salici che crescono rapidamente  e che facilitano il sopraggiungere spontaneo di nuove piante che contribuiscono ad aumentare la  stabilità   dell’opera. “Oltre che  in  Austria,  esempi  di  opere d’ingegneria naturalistica  sono  stati   realizzati  con  successo in Francia,  in Svizzera ed in altri paesi: in Italia sono iniziati   solo  negli  anni  ’80″ – spiega  Giuliano Sauli, Presidente dell’Associazione per l’IngegneriNaturalistica- “e sono stati portati avanti in Alto Adige,nel Trentino e nel Veneto”. Quantunque le  esperienze realizzate in  Alto Adige siano positive è ancora difficile da far accettare ad ingegneri e tecnici  la  possibilità  di  utilizzare  le  tecniche d’ingegneria     naturalistica,  anche   per  la scarsa informazione  radio-televisiva in questa materia.

I sistemi tradizionali classici portano molto spesso a risultati con impatto invasivo estremamente negativo ed hanno   costi  di  realizzazione  particolarmente  elevati. Diversamente l’uso di materiali   naturali,  non solo  in pochi anni porta agli stessi risultati tecnici, ma riesce a reintegrare completamente l’area degradata nell’ambiente naturale  con  costi  notevolmente  inferiori    rispetto a quelli dell’ingegneria classica.

Metodi e materiali proposti dall’ingegneria naturalistica

Ad  esempio,    pali   di   legno  incrociati    tra   loro  in maniera    diversa a  seconda    dei  casi e  successivamente rinforzati   con  del terreno  prelevato   nelle  vicinanze, stipato tra    i pali stessi, possono  dare origine ad  una struttura che per resistenza non è assolutamente inferiore a certi muri in calcestruzzo: questi necessitano, per lo spessore e la  profondità  delle fondazioni, di enormi quantità di cemento   che hanno un forte impatto negativo sull’ambiente anche dal punto di vista paesaggistico.

CONSIDERAZIONI ECONOMICHE

 Opere d’arte

I costi sono relativamente poco elevati, benché per la muratura anche grossolana in campagna, può presentarsi l’onere  del trasporto  del materiale e dell’acqua.  Queste opere  in  collina  vanno  eseguite quando  il  terreno  non  è eccessivamente    bagnato, poiché trasportare  tubi e pietre su falde collinari umide, lungo le quali si scivola, è veramente oneroso. Una volta eseguite le difese, si può approvvigionare il  materiale avvalendosi  della  viabilità che la difesa   fornisce.

Per  quanto  si  riferisce  ai   materiali,  bisogna controllare che essi    siano   economici.  Economico   è   un materiale non poco  costoso, ma quello che ha il prezzo d’uso  più  basso, che dura di più, facendoci spendere meno ogni anno.

Gabbioni,  muri  di  contro  e  sotto-scarpa  occorrono raramente, ma, per tali opere di  più grande impegno, si rimanda ai manuali specializzati.

Spostamento di terra

 Spostando  la terra con la ruspa,la quantità che    può essere      spostata  dipende  dalle condizioni di  umidità e resistenza del terreno, dal tipo di strumento adoperato e dalla abilità  di colui che lo conduce.Questi tre  elementi sono talmente  variabili per cui non è possibile fare una previsione esatta. Si può dire qualche cosa di generico, ma tuttavia molto utile. E’ bene ripetere che al momento della realizzazione dei lavori la terra non deve essere né troppo umida né  troppo  secca.   La terra     secca   si  incide difficilmente, la terra troppo umida forma   una specie di riccio,   di  rotolo  davanti  alla lama, e la  quantità trasportata è minima. Utilizzando terra troppo umida, come è stato  detto  sopra, aumentano  i pericoli  delle fessurazioni  estive. Una  difesa  o  una  briglia   possono crollare proprio per le fessurazioni estive. Se si  avesse una   pioggia  fuori  tempo,  bisogna  rendersi  conto  delle condizioni   in cui si trova  il terreno   per  riprendere e completare i lavori.

Le grandi apripiste spostano maggior quantità di terra e il loro costo d’esercizio è proporzionalmente inferiore al lavoro che da esse si può ottenere,rispetto alle medie  (60- 70  cavalli).  Le  grandi  inoltre,  hanno  il  vantaggio tecnico,   che è auspicabile venga applicato alle piccole   e alle medie,   dello   spostamento orizzontale a   comando idraulico della lama oltre a quello verticale. Nei lavori sopra  descritti,  sono frequenti gli   spostamenti orizzontali  della lama. Non entriamo  in merito alla  possibilità  finanziarid’acquisto da  parte  delle  medie  e  piccole  aziende  di siffatti strumenti, osserviamo soltanto che, trattandosi di lavori che non richiedono tempestività e periodi fissi per la loro realizzazione, la gestione di questi strumenti può essere realizzata da parte   di consorzi di agricoltori o da contoterzisti.

Adoperando apripiste di  grande potenza non  bisogna essere tentati  di   aprire  difese  molto più larghe di 3-5 metri,  giacché, specie   nei  terreni molto  inclinati, si scoprirebbe molta più roccia sterile, e il notevole taglio della  scarpata di    monte  che  ne    deriva, aumenterebbe  il pericolo   di  erosioni e  franamenti.  E’ sempre possibile regolarizzare e proteggere    con maggiori oneri le scarpate di monte tagliate   molto  alte,  se particolari opere stradali od altro giustificano grandi spianamenti di terra in collina.

Le  apripiste di media potenza possono avere largo impiego sia per questi lavori che per i livellamenti di cui  diremo appresso.  Le apripiste di  media  potenza possono  essere utilizzate anche per altri lavori agricoli e infine, per lavori dislocati  in aziende non contigue, presentano il vantaggio di  essere  trasportate da  camion  di dimensioni normali.A parità di macchina e di terreno, la variazione di costo, dipendente dall’abilità del conducente, può essere anche del 500%. Se chi conduce non ha un’idea plastica e precisa   del lavoro        che  deve compiere  e   se  non  ha la padronanza assoluta   dello strumento  (può avvenire  ad esempio  che  le marce  indietro, che costano come le marce avanti, vengano quadruplicate) il  costo aumenta  in misura    proporzionale. Prendendo la terra non esattamente “a verso” può   avvenire che per  ogni viaggio se ne porti molto meno di quanto    lo strumento   potrebbe; per questo l’abilità del   ruspista  influisce tanto sul costo dello spostamento di terra.

Per l’esecuzione e la manutenzione di queste opere numerose e capillari sono necessari i Distretti Rurali per la Difesa del       Suolo che possono  identificarsi   con  i  Consorzi  di Bonifica Montani nelle zone in cui ancora esistono e/o  con le Comunità Montane che vanno assistite  da    equipe   di tecnici degli   Ispettorati Provinciali e della Forestale, degli assessorati regionali agricoli : queste equipe di tecnici spostandosi     periodicamente   da un  distretto all’altro   settimanalmente,  possono coprire  vaste  zone d’intervento.

 CONCLUSIONE

 Gli interventi legislativi tendenti ad impedire le erosioni e le frane sono i vincoli che impediscono ai proprietari e agli imprenditori agricoli di lavorare pendii scoscesi   con pendenze superiori al 20-25% per coltivazioni annuali con semine  autunno-invernali,  ad eccezione  di  quelle pendici sistemate a terrazze – difese.

Per  determinati  terreni  particolarmente tenaci,  e  cioè resistenti  alle  erosioni, si   possono   autorizzare coltivazioni di prati pluriennali con semine nella stagione primaverile, durante la quale le piogge non si presentano con violenza e quantità   particolarmente elevate  come accade nell’inverno e nell’autunno.

I  tecnici predisposti al controllo dei   vincoli idraulico- agrari   debbono essere i tecnici dei Consorzi di Bonifica, della Forestale e delle Comunità Montane nei territori di loro competenza, coadiuvati dai militari dell’Aeronautica. Costoro avranno anche ,come sopra esposto, il compito di controllare   anche    i   livelli  ditutti   gli invasi, dai laghetti serbatoio ai  laghetti collinari per l’irrigazione e  per  la pesca, ai  grandi invasi per la produzione dell’energia  idroelettri

CAPITOLO II

OPERE E TECNICHE DI DIFESA DEL SUOLO DI VALLE Opere di difesa dalle inondazioni da costruire a valle Bacini d’espansione

Oltre alle opere di difesa di monte, specie nei bacini fluviali molto ampi, è utile progettare e costruire   “opere di valle” nelle vicinanze dei corsi d’acqua per ridurre ed a volte eliminare    i   danni alle  costruzioni   ed  ai  campi coltivati dovuti all’irrompere improvviso e violento delle acque fluviali.

Per  evitare  gli  straripamenti   improvvisi    e violenti  si possono costruire i  bacini d’espansione che hanno  le   stesse funzioni dei  laghetti   serbatoio e  di laminazione ma differiscono per la loro localizzazione e la loro   ampiezza;   infatti si costruiscono  nelle pianure attraversate   dai  fiumi   a monte delle    aree urbane che si vogliono proteggere, e cioè centinaia di metri e a  volte chilometri   prima   delle    stesse    aree si preordinano ampi spazi che vengono allagati   artificialmente dai tecnici quando i fiumi raggiungono e superano i livelli di guardia.

Ad esempio, a monte della città di Roma, qualche decina di chilometri prima che il Tevere    attraversi    la città, nella località di Magliano Sabino, tra   due anse del Tevere viene allagata tutta una vasta area   aprendo appositi sbarramenti lungo gli argini, ogni qualvolta  il fiume  in  piena   nel tratto a valle supera i livelli di guardia sotto    i   ponti della città Si possono realizzare bacini d’espansione parziali, dove è possibile e  dove  è più   facile. E’  del  tutto ovvio che minore è la quantità     d’acqua  che  si  fa  espandere artificialmente,  minore è  l’abbassamento del  livello  di piena del fiume. Ma piccoli bacini di espansione per i vari affluenti e  pe i  piccoli sub-affluenti, influiscono,  se numerosi, sul corso d’acqua principale.

 Argini

Gli  argini  consistono  in  terrapieni sviluppati  in lunghezza   che costeggiano  i corsi d’acqua lungo le due sponde ed   hanno  la   funzione  di  contenere  all’interno  le acque   fluviali ed evitare che in caso di piena invadano le aree  circostanti.Si  hanno diversi tipi di argini: fluviali, marittimi detti anche dighe, di bonifica, d’irrigazione.

Sulle  sommità degli argini a volte vengono costruiti piccoli  argini più  ristretti  che  prendono  il  nome  di soprasuoli  ed hanno  lo scopo di  prevenire esondazioni d’acqua straordinari. Gli  argini fluviali, che sono i più diffusi, vengono generalmente  costruiti  in terra  compressa applicando le stesse     tecniche   esaminate nel   paragrafo ”Tecniche di costruzione delle dighe in terra compressa”.

E’fondamentale nella costruzione di nuovi argini e nel rinforzamento    di   quelli  esistenti,  la  livellazione e  la compressione  dei singoli strati  di terreno  riportati   sul terrapieno; tale compressione deve essere effettuata strato per strato, in modo da formare un terrapieno compatto.

In  corrispondenza dei fossi principali per lo sgrondo dell’acqua  superficiale e di quella penetrata in più della quantità   ottimale,  e  cioè  in  più  di quella  capillare, occorreranno    attraversamenti     in  tubi   di sezione  adeguata forniti  di    valvole  speciali  che  permettano   l’uscita dell’acqua piovana dai campi  coltivati provocata dalle piogge  o    da  impianti   d’irrigazione  a  scorrimento   ed impediscano, in caso di piena, di   riattraversare l’argine in direzione contraria.

L’altezza  della   cresta  dell’argine  deve   essere superiore  rispetto  all’altezza del  livello  medio  delle acque in piena  di almeno mezzo metro o di quell’altezza che si riterrà    necessaria   in base ai livelli di guardia raggiunti nel  passato, al fine di evitare tracimazioni che rischierebbero di aprire delle falle nel corpo dell’argine. La differenza di altezza tra il livello d’acqua del corso d’acqua in regime di morbida ed il livello raggiungibile dal fiume in piena si chiama “franco”.

Con  l’andare  del  tempo,  le  piogge  e  l’eventuale transito sopra la diga, il terrapieno dell’argine tende a compattarsi  e   quindi ad abbassarsi: in questo caso la quota   di “franco”    e cioè l’altezza dell’argine rispetto al livello medio  di piena tende a ridursi anche al di sotto del   mezzo metro ed in questo caso è necessario aumentare l’altezza della      sommità dell’argine con altri strati di terra di riporto   che dovranno essere livellati e costipati dai  mezzi meccanici con la massima accuratezza.

La sommità dell’argine, per essere transitata dai mezzi meccanici come pale meccaniche ed apripiste, deve  essere larga almeno 4 metri; si facilita così l’eventuale lavoro di sollevamento e compattamento del rilevato.

Se per qualsiasi motivo l’argine, come la diga in terra compressa,  dovesse   subire   negli     anni  infiltrazioni che, aumentando,  rischiano di   provocare  crolli,  è necessario svuotare completamente gli invasi artificiali e ricostruire la diga dall’altezza in cui si verificano le infiltrazioni. Per gli argini    occorrerà  aspettare il periodo estivo, di magra, durante il quale le acque scendono di molto al di sotto del livello  di morbida (il livello di morbida è il livello medio che le acque   dei corsi d’acqua raggiungono durante l’anno in  regime di piovosità normale) e ricostruire la parte dell’argine che  le     infiltrazioni  hanno compromesso.  La parte  di argine  compromessa   dalle infiltrazioni  dovrà essere asportata in      modo che   la parte da ricostruire si appoggi su di un piano   poco inclinato verso l’esterno: la terra di riporto   per  questi      lavori     di restauro deve essere di umidità ottimale “in tempera” e cioè né troppo bagnata né troppo asciutta e così  la compressione  degli strati di riporto potrà essere uniforme ed    il terrapieno acquisterà la compattezza di    un   mattone d’argilla.

Per evitare sopraelevazioni degli argini dove è possibile è utile   lasciare  strisce  di   terreno  lungo  le   rive, coltivabili eventualmente a pioppeto   tra le stesse rive e gli argini; tali strisce di larghezza adeguata si chiamano golene.

Golene

  Le golene, come  accennato nel paragrafo precedente, sono spazi pianeggianti, in certi casi   ampi, situati  tra le rive di un fiume o di un semplice corso d’acqua e gli argini degli stessi: tali spazi – comprese le isole che si possono formare - negli anni si modificano col modificarsi del percorso del fiume.

 

Le     golene  vengono   onsiderate per  il   loro   utilizzo pertinenze ed appartengono in parte al demanio ed in parte ai privati    proprietari  dei terreni confinanti col   fiume: le parti demaniali sono quelle più vicine alle sponde, che vanno sott’acqua nei periodi di piena e private quelle al di  là  della   linea   d’immersione durante  le   piene.   Non   è sempre agevole determinare i confini tra le une e le altre.

In ogni caso  è prevista la  concessione delle parti demaniali  ai  proprietari che ne fanno   richiesta  da parte dell’amministrazione finanziaria in base al R.D.L. 18 giugno     1936  n.  1338 che prevede  altresì   provvidenze per agevolare e diffondere la coltivazione a pioppo delle golene demaniali. La concessione viene rilasciata secondo criteri stabiliti dalle  diverse commissioni provinciali costituite per l’incremento  delle   coltivazioni  arboree  nelle pertinenze  demaniali: da parte dei concessionari non viene pagato  un affitto, ma  solo un canone annuo a titolo    di riconoscimento della  proprietà demaniale. La  concessione viene rilasciata per il periodo occorrente alla maturazione ed al taglio del prodotto   e conferisce al concessionario il diritto a far       proprio il prodotto del terreno.

Quando esiste controversia fra più    proprietari sulle parti golenali non appartenenti al demanio perché situate al di    là della linea di confine raggiungibile dalle piene, il Genio   Civile   interviene per stabilire le  condizioni altimetriche  del  terreno  golenale   e per  determinare  le linee   di confine tra gli aventi diritto in conformità alle consuetudini. Il frontista interessato al riconoscimento del diritto di   proprietà presenta domanda in triplice copia all’Intendenza di Finanza con allegate le planimetrie dei terreni dei quali   chiede  il riconoscimento del diritto di proprietà: l’Intendenza  di  Finanza per il riconoscimento della  proprietà  ed il relativo accatastamento si avvale del  lavoro tecnico del Genio Civile.

La concessione della coltivazione delle parti golenali demaniali può essere revocata in caso d’inosservanza   degli obblighi  assunti dal concessionario e può essere    revocata anche per ragioni di pubblico interesse, come ad esempio a causa della necessità di rinforzare gli  argini, prendendo terreno dell’area golenale nei periodi di secca.

Adattamenti  e  modifiche alla  legge  del    1936  furono introdotti    con    la   legge    del 31    luglio  1956  n.  1016 e successivamente  con  la  legge  del  12  dicembre  1960 riguardante la composizione della commissione provinciale, la durata   minima    di    10   anni     della   concessione,  la restrizione al limite massimo di 18 ettari   del diritto di prelazione esercitabile da parte    dei terzi affittuari in caso di vendita da parte dei    proprietari.

 Da  un punto di vista tecnico è importante incentivare la coltivazione arborea, assicurando da parte dello Stato la vendita   in   particolare del   taglio a   rotazione  dei pioppeti  piantati  nelle  aree  golenali;   in  tal   modo l’agricoltore è interessato ai lavori periodici di pulitura dalle   eventuali  sterpaglie   mediante  operazioni   di decespugliamento   e      di    smorganatura    di  suddette  aree, impedendo  il   crescere  della flora spontanea golenale che ridurrebbe la portata delle acque fluviali nei periodi di piena, e sarà incentivato da i sussidi di stato ai lavori di livellazione con pendenze uniformi verso le sponde per evitare dannosi ristagni d’acqua al cessare delle piene o di piogge, quando le acque rientrano negli alvei.

Fossi scolmatori

 I fossi scolmatori vengono aperti a monte di tratti di fiumi    o di torrenti che attraversano insediamenti urbani o industriali: servono a far defluire le acque in eccesso che, avendo  superato il livello di guardia, potrebbero esondare nelle  aree a  rischio   e recare gravi danni alluvionali; diversamente, facendole deviare, mediante l’apertura ed il convogliamento  in un fosso o     canale  scolmatore  o  in  più fossi   scolmatori,   si  abbassano i   livelli  di piena  e  si possono evitare gli allagamenti    improvvisi e distruttivi.

La  deviazione  dell’acqua in  eccesso   può    avvenire automaticamente   allorché  le  acque del  corso  d’acqua principale superano una determinata portata e defluiscono nel   fosso  scolmatore,  oppure artificialmente   attraverso l’apertura di paratie mobili, preferibilmente in legno di castagno, che vengono aperte come piccole dighe su di una parete del fiume nei periodi di piena, alla congiunzione con  uno   o   più fossi   o    canali  scolmatori.  In   certe circostanze dove è praticamente   impossibile  realizzare un bacino di espansione confinante al corso d’acqua, il canale scolmatore può collegare   il   bacino  di   espansione   da costruire  lontano  dalle  rive  del fiume,    collegandol ppunto col fosso scolmatore. In altre  circostanze   si può fare a meno di costruire il bacino di  espansione   e far defluire le acque del o dei fossi scolmatori a   valle: a) nello stesso    corso  d’acqua,  superati   i  tratti  che attraversano aree abitate o industriali, b) in mare, c) in un invaso   naturale o artificiale già costruito e  situato nelle vicinanze  a  condizione che abbia   una  notevole capacità d’invaso.

 Esondazioni naturali – Allagamenti artificiali – Marcite per le risaie

In determinati paesi esistono condizioni nelle quali i fiumi   non sono stati arginati, esondano periodicamente da millenni, allagano i campi limitrofi e non causano danni alle colture, anzi trasportano e spandono fertile limo.

Certamente è indispensabile che, per evitare ristagni e di conseguenza asfissia delle piante, siano realizzate opere di bonifica e di sistemazione dei terreni prima che inizino i periodi di pioggia : una volta realizzate   queste opere, è  di  fondamentale    importanza costituire    strutture organizzative   per  la  loro  manutenzione  periodica.Tali strutture   debbono   essere  costituite  sull’esempio dei Districts of Soil Conservation degli USA.

Le opere di bonifica che vanno realizzate una tantum e negli anni successivi debbono essere  mantenute, sono  le livellazioni   delle diverse unità   di   oltivazione   con pendenza uniforme verso i fossi di valle (vedi pag. 135 e seguenti )    ed  i  fossi    principali  che    generalmente  vanno aperti in contro pendenza paralleli alle linee di andamento degli stessi alvei.

La   maggior parte delle pianure alluvionali,   a causa delle  lluvioni che si sono succedute nelle ere geologiche passate, presentano  vicino al letto del  fiume, sotto lo strato terroso, materiale grossolano come ciotoli e breccia e poi, più lontano dalle sponde, materiale gradatamente più fino  e  di   conseguenza  la  pendenza prevalente  delle medesime pianure  non è verso  le sponde, ma al  contrario lontano      da queste. Pertanto,  i fossi principali della bonifica che raccolgono le acque dei vari fossi capillari di valle delle  unità di   coltivazione, vengono aperti, come indicato nel precedente periodo in contro pendenza, anche a centinaia    di metri dal   fiume, corrono parallelamente alla direzione del  fiume verso valle per non meno di qualche centinaio    di  metri  e  poi     vengono   ++girati sempre  in contropendenza normalmente ad angolo retto e fatti sboccare più a valle verso  il   fiume per poter sgrondare le acque superficiali e quelle di   drenaggio delle diverse unità di coltivazione.

Queste pianure venivano arate per presoni con ali di 12 e  più metri a colmare, in modo che le unità di lavorazione avevano due pendenze: una dal colmo della presa ai lati ed un’altra lungo la pendenza naturale verso il fosso capillare di valle della stessa unità. Da qualche decennio, e cioè  da quando è stata introdotta la tecnica della rippatura (1), utile anche per rompere il crostone di lavorazione(2), le prese possono essere lavorate non più a colmare ma anche in piano. Certamente, se le stagioni dell’annata agraria sono molto piovose ela roccia sottostante allo strato lavorato è di tipo impermeabile,  per avere uno sgrondo delle acque penetrate        in   più di quelle capillari è più     opportuno lavorare le prese    a colmare e dare loro la doppia pendenza verso    i   lati e  verso   valle, intendendo per       valle  la direzione di massima  pendenza dell’appezzamento di terreno

A causa di bradisismi- lenti movimenti di abbassamento della  crosta terrestre rispetto al livello del mare – il franco    di  coltivazione   (1)   dei  terreni   lavorabili   si riduce ed   in   questi casi   il livello  dei   terreni può addirittura scendere sotto il   livello del mare; in questa circostanza sono necessarie le idrovore, enormi pompe che tolgono l’acqua dai  campi, in modo  da  ripristinare uno spessore sufficiente di franco di coltivazione. Una tecnica possibile     per   fronteggiare    il   ridursi    del   franco  di coltivazione è  quella di arare   a colmare    a prese molto strette per una larghezza    di 10 metri e quindi con ali di 5 metri, in modo  che i fossi capillari laterali siano poco profondi e di conseguenza anche i fossi di valle ed i fossi principali, in modo da impedire ristagni superficiali e   sottosuperficiali. In   questo  caso   è  preferibile impiantare   colture pluriennali,  piantagioni,   alberature o ortaggi   che  non necessitano   di  approfondire di  molto le loro radici e non necessitano di grandi macchine, come le mietitrebbiatrici, per la raccolta dei prodotti stessi.

 Lavori di dragaggio

Occorre accennare anche ai lavori  di dragaggio che consistono nell’asportazione dai letti dei corsi d’acqua di materiale   solido, per  lo più    sabbia  mista a terriccio e breccia,      trasportati sui letti  dei corsi d’acqua dalle erosioni naturali e da quelle provocate dagli uomini,  che con l’andare  del   tempo riducono enormemente la   portata degli  stessi corsi    d’acqua.  Se tale   materiale non viene asportato e  si vuol mantenere la stessa portata    (cioè la quantità d’acqua che passa al minuto in una data sezione del fiume) è necessario sollevare a più riprese gli argini, il

1) Il franco di coltivazione è la differenza di quota tra i  fondi dei fossi principali e la parte più bassa dello  strato lavorato e deve essere tale da permettere alle radici delle piante  coltivate    di svilupparsi in uno strato di terreno di giusta umidità e non eccessivamente bagnato. che,  oltre  ad  essere  molto  più  oneroso  dei  lavori  di dragaggio, diviene negli anni impraticabile.

Nel recente passato, per scopi diversi da quelli di mantenere un determinato equilibrio tra profondità dei letti e   portata  dei corsi  d’acqua,  esclusivamente   per  motivi economici, si è esagerato nell’asportare sabbia di fiume per   l’edilizia,  riducendo,  sembra    secondo   alcuni ambientalisti,  il  ripascimento dei  tratti  di  spiaggia sabbiosi lungo le coste. Successivamente si è sbagliato nel bloccare in maniera indiscriminata con leggi ed ordinanze l’asportazione di materiali dai letti dei fiumi; se non si interviene in misura equilibrata nei lavori di dragaggio, gli stessi fiumi cessano di divenire navigabili, oltre al fatto di straripare molto più facilmente anche per piogge non particolarmente intense e prolungate nel tempo.

L’obiettivo  di   questa   opera   di   difesa   dagli straripamenti  e di conseguenza dalle alluvioni, come per le   altre descritte nel testo, è quello di abbandonare la filosofia di lasciar fare alle forze della natura abolendo qualsiasi     intervento    artificiale umano, ma di realizzare diversi interventi anche piccoli e numerosi sui terreni e sui corsi d’acqua        che riportino ad equilibri compatibili con l’ecosistema e la conservazione dell’ambiente; tra questi i rimboschimenti ed in particolare le piantate di filari di alberi da reddito come i pioppi, i noci, i castagni che vanno incentivati con procedure più snelle e con contributi biennali  in  conto capitale,   restituibili   al momento del diradamento  e della vendita.       Tutto   ciò  è  utile  per  la salvaguardia    dell’ambiente  e  la tutela dei redditi degli operatori agricoli.

 RICHIAMO LEGISLATIVO SULLE OPERE DI DIFESA DEL SUOLO

 Il comma C dell’articolo 3 della legge 18 maggio 1989 N.183  per  il riassetto  organizzativo e  funzionale della difesa del suolo prevede la moderazione delle piene anche mediante serbatoi d’invaso, vasche di laminazione, casse di espansione,  scaricatori, scolmatori,  diversivi  per  la difesa dalle inondazioni e dagli allagamenti.

Arginature di protezione ed interventi di ricostruzione di manufatti sopraelevati oltre il livello delle piene

Il  danno  dell’esondazione causata dalla piena non è soltanto il fatto che l’acqua esce dall’alveo, danneggiando i manufatti, quanto il fatto che, una volta uscita, non rientra e rimangono delle zone allagate.

Ciò  avviene dove si ha imperfezione di conformazione del terreno, per esempio nel Tavoliere di Puglia, dove molte zone  sono in contropendenza e tale imperfezione non viene corretta. Basta un lieve dislivello  perché  l’acqua superficiale e a maggior ragione l’acqua penetrata in più di quella capillare,   non esca più dal terreno: il danno agronomico       è gravissimo.

Le acque che invadono il terreno debbono essere il più possibile  limpide: se trasportano materiale solido, questo si    sovrappone al    terreno  e  produce   grave     danno.  Se si trattasse di acque come quelle del Nilo, ricche di sostanze organiche  fertilizzanti provenienti dalle foreste situate a    monte   nel    bacino   imbrifero,  il  fatto   sarebbe completamente differente. E’ noto che     le acque del     Nilo sono fertilizzanti dei terreni sabbiosi che attraversa, non soltanto  per l’umidità, ma perché arricchiscono il terreno di una notevole quantità di sostanza organica, denominata limo. Tutto ciò è accaduto per millenni fino a che non è stata costruita    la diga   di  Assuan che ha    impedito le esondazioni naturali nei periodi delle piogge.

Le  acque che scendono dalle nostre montagne non sono, nella maggior parte dei casi, fertilizzanti perché scendono attraverso le grandi  erosioni, nelle  quali  l’orizzonte superficiale del  terreno è scomparso  da  tempo. Quindi vengono giù acque torbide che trasportano materiali sterili che,   sovrapposti   al  terreno, ne diminuiscono la  capacità produttiva.

Le  arginature  possono  essere  “di  protezione”: Per esempio, se un gruppo di fabbricati preesistenti si trova al di sotto del livello raggiungibile dalle acque del fiume in piena, si   può   circondarlo  con    un   argine  protettivo   che impedisce     così   alle acque di invaderlo.

Dove  si debbono progettare nuove strade o nuove case, il piano di appoggio dovrà essere preventivamente stabilito ad   una  quota  più  alta di  quella   che le  acque potranno raggiungere: la strada andrà sopra-rilevata. In ogni caso strade e manufatti vanno messi in franco, cioè al sicuro al disopra dei  livelli   raggiungibili   dalle  piene   e  dagli straripamenti,   consentendo  all’acqua  di  espandersi   nel bacino; è   indispensabile  realizzare,  in precedenza  prima del verificarsi delle innondazioni,  la via di re-uscita dell’acqua  anche di  quella sottosuperficiale: occorre creare tutta   la  rete di     sgrondo   mediante l’apertura di piccoli e grandi fossi.

Della  parola  sgrondo   bisogna   ben   chiarire  il significato.   Per sgrondo bisogna intendere  “uscita delle acque   scolate”   cioè  uscita  delle acque  penetrate   in più della        quantità   capillare.   Qui si  tratta  di  tecnica sistematoria.

 CAPITOLO III

 VIABILITA’ RURALE

Opere  ed  interventi  per  la  manutenzione  ordinaria  e straordinaria delle strade secondarie

Viabilità aziendale

Disporre  di  strade agevolmente percorribili è stata sempre una comodità per qualunque azienda, ma oggi questa comodità   è divenuta una necessità. Quando non era diffuso l’uso dei      mezzi   meccanici,  gli  animali,  o a   sella o trainando carri o a slitte, potevano passare quasi ovunque.

La  generalizzazione  dell’uso  dei  mezzi  meccanici impone  di  disporre  di  una  rete  stradale  di  ben  altre caratteristiche che non  vecchi  sentieri  transitabili a piedi e dagli animali.Le  strade interne aziendali che  non  debbono essere percorse   durante  le   piogge, possono essere realizzate in terra  battuta.  Cioè  viene  preparato  il  “cassonetto” accuratamente compresso ad una sola pendenza del 2 – 3 % verso il fosso – cunetta confinante con i campi limitrofi, per la raccolta dell’acqua piovana.

L’efficienza di queste strade più delle altre dipende dalla manutenzione delle cunette e  degli    attraversamenti, operazione   molto  economica,  che  va  ripetuta più     volte all’anno con la massima diligenza.

L’inerbimento  o  semplicemente  il  cospargimento  di minuto   materiale siliceo-calcareo in  quantità   minime, rendono queste strade maggiormente compatte e resistenti.

La      larghezza   della  strada     deve   essere   la   minima possibile,   quanto basta perché due  mezzi si incrocino, anche se debbono rallentare la loro già piccola    velocità. Quattro, cinque metri,o sei, se si vuole, sono sufficienti.

Trattandosi  di  piccole  strade  non  è  necessarioricorrere  a formule per la curvatura stradale, come per le grandi strade. Per le piccole strade basta dire che debbono essere convenientemente   baulate1. Una inclinazione del 4 -

b n5 %  è necessaria e sufficiente. Se la baulatura è un po’ accentuata, niente  di  male.  Sono  strade  che  i  veicoli percorrono non a velocità elevate e la baulatura accentuata facilita l’esodo dell’acqua,di conseguenza si formano meno buche.

Fig. 29. – Eliminazione delle banchine per la trasformazione delle vecchie cunette protette da banchine con  cunette alla francese. Notare l’ampliamento della sede stradale.

 Realizzazione della strada in terra compressa

Definito il tracciato, (e quasi sempre nelle   campagne esiste un vecchio tracciato che normalmente è il più logico, poiché frutto di vecchia esperienza),bisogna ben precisare la linea  di  una  delle   2 cunette laterali.  Poi, avvalendosi della     ruspa,    denominata anche apripista,  si percorre la linea precisata portando la terra dalla parte laterale verso   centro. Per    ottenere ciò, la   lama dellaruspa deve essere convenientemente angolata rispetto alla direzione di marcia e convenientemente inclinata, e cioè più bassa verso la cunetta e più alta verso il centro della strada.

Completato    il  tracciato  da  un  lato,  si  esegue (ovviamente  procedendo in direzione inversa) l’altro lato e cioè l’altra cunetta alla francese. In terreni regolari con

2-3 passaggi di ruspa,  raramente  di più, si ottiene la sede stradale in terra. Una volta spostata dai lati verso il centro,    la   terra   deve    essere    compressa. Per la compressione    può  essere   utilizzato   un  autocarro,  od   un trattore gommato di media potenza.

Passi rovesci

Un   onere   notevole   nella  realizzazione    come         nella manutenzione delle strade campestri e vicinali è dato dai ponticelli; questi  possono    essere  sostituiti  dai      “passi rovesci” (attraversamenti     realizzati a cunetta svasata). Accorgimento   da  tener   presente   è    che  queste  cunette trasversali siano    larghissime:  10-15  metri  per  avere un’inclinazione    leggera  fino   alla     linea   di  fondo.   E’ importante che il fondo del “passo rovescio” “tiri” l’acqua da una cunetta all’altra, e che non si formi un fossetto trasversale che renderebbe il transito troppo difficoltoso.

Qualora le  acque piovane cadano con notevole frequenza ed intensità, i  passi  rovesci  vanno  pavimentati  in  modo rustico con materiali idonei.

Per  la  maggior  regolarizzazione  dei  tagli  delle scarpate e per la migliore compressione, i periodi migliori per la     esecuzione   sono  quelli  in  cui  i  terreni  sono mediamente umidi e cioè nei nostri climi in primavera ed in autunno.

 

Fig. 30. – Il ponticello è stato sostituito dal “passo rovescio”

Fig. 31. Macchina livellatrice

 

Viabilità vicinale ed interpoderale

Strade  più  importanti delle piccole strade in    terra battuta   possono   essere   realizzate  utilizzando  materiale comprimibile. Il  migliore è  il  cosiddetto   “misto” (argilla, sabbia, ghiaia), vengono poi i materiali tufacei e pozzolanici.

Nel materiale comprimibile non devono esserci pietre    o ciottoli   troppo grandi; questi, opponendo una resistenza diversa   all’azione   di  compressione degli automezzi   e dell’acqua   vengono scalzati e formano buche.

Manutenzione

Per le strade moderne a manto protetto, non esistendo    ormai più     la   massicciata  tradizionale,  la   manutenzione  è semplificata.

Il  materiale  viene  in  parte  asportato  dal     vento (polvere),  e spostato dalle acque; la più gran parte  però viene spostato dal transito dal centro della strada verso i lati. Con   la  ruspa o  con     le  grandi livellatrici a lama inclinabile anche verticalmente, si riporta verso il centro il materiale che il transito ha scansato verso i lati. Con questa  operazione si rettificano e si riaprono quei tratti di cunetta   alla “francese” (vedi pag.106) che possono essersi ostruiti.

 Risagomata e rilivellata la sede stradale si può giudicare se    occorre  e  in  che  quantità  la  “ricarica”, cioè  la sovrapposizione di altro materiale. E’ da sconsigliare la ricarica prima di aver regolarizzato la sede stradale.

La  livelletta  a   lama  inclinata  e   stabilizzata applicabile  a trattori di piccola potenza o all’occorrenza la ruspa, regolarizzano e mantengono la giusta inclinazione alle difese        e     alle  strade,  in maniera economica e perfetta. Il periodo migliore per questa regolarizzazione è da metà aprile a metà maggio o in ottobre quando il terreno in  superficie è    sufficientemente  umido. Se contemporaneamente si applica  al trattore gommato munito di  livelletta  posteriore     una   pala   meccanica dentata anteriore, si facilita lo smuovimento del materiale e di conseguenza il lavoro della livelletta posteriore.

 

Manutenzione delle strade non asfaltate

Oltre che per le strade vicinali,anche per le vecchie comunali, dove la massicciata è stata ricoperta   da   enormi riserve   di materiale breccioso che con il passaggio  degli autoveicoli si  è  scansato ai  margini  della manutenzione può  essere  notevolmente  ridotta  nei  costi rispetto ai vecchi sistemi basati sulla sola ricarica.

Infatti  le   ruspe   e   meglio    ancora le   potenti livellatrici   autolivellanti, adoperate generalmente per asfaltare  le strade, con  pochi  passaggi   all’anno risagomano  la  sede   stradale  alla  perfezione,  eliminando quasi del tutto le operazioni di ricarica.

Disciplina delle acque

Tutte le strade, siano esse  importanti, nazionali o secondarie, sono soggette alla devastazione da parte delle acque   durante i periodi di piovosità intensa, sia quelle che corrono in fondo valle, sia quelle a mezza costa.

I  danni sono talvolta gravissimi; ma anche danni  non gravi cagionano interruzioni di transito per giorni   e  per varie     volte  nel corso  della stagione   piovosa.  E’ quindi evidente  che   per  la  efficienza permanente  delle  reti stradali è necessario preliminarmente disciplinare le acque delle  zone   che   incidono   sulla rete  stradale, come  è indicato nella parte “Opere di stabilizzazione del suolo”.

Realizzazione delle cunette

Condizione necessaria, preliminare per l’efficienza    e per la conservazione di qualsiasi strada, è che le cunette laterali,   che  debbono  raccogliere  le  acque  della  sede stessa, delle scarpate che la fiancheggiano, e talvolta dei terreni limitrofi, siano efficienti.

Le cunette, come è noto, possono essere di tre tipi:

a)  Cunette  protette da banchina

La  banchina  si esegue quando la cunetta, raccogliendo una quantità notevole di acqua (sede stradale, terreni che la fiancheggiano), deve avere sezione notevole. Divenendo un vero e proprio  fosso,  è necessario  proteggere  il ciglio con le banchine.  L’acqua della sede stradale va contro la banchina e, a distanze brevi, bisogna aprire dei tagli che immettono   l’acqua   di  sgrondo  della  sede stradale nel fosso-cunetta.  Le   banchine  debbono  essere  accuratamente inerbite.

Come per tutte le opere in  terra, la regolarità di esecuzione, l’esattezza delle linee, permettono alle acque di scorrere senza deviazioni e quindi senza produrre danni. b) Cunette alla francese

L’altro tipo  di  cunetta è  la  cunetta  detta  “alla francese”, e cioè la sede stradale va direttamente al fondo della cunetta, senza la banchina.

Questo è possibile quando la quantità dell’acqua non è  giudicata tale da  riempire   un  vero  e proprio fosso. Evidentemente     la cunetta alla francese è più conveniente, perché  non  richiede  grande  manutenzione,  ed  evita  il pericolo   che  i  veicoli in  transito scivolino nel fosso- cunetta. Non soltanto, ma la sede stradale ha in pratica una larghezza che va da centro a centro delle due cunette, mentre se esiste la banchina,  la sede transitabile va da interno a interno della banchina.

c) Cunette di tipo misto

Le cunette di tipo misto sono le cunette alla   francese che terminano con fossetti laterali a sezione trapezoidale di misure contenute: 20 – 30 cm al fondo e di    altezza  non superiore ai 30 -40 cm. Dalla sede stradale alle cunette alla francese e quindi ai fossetti l’acqua piovana scende senza  essere   intralciata   dalle   banchine. La  manutenzione periodica si realizza a costi contenuti per i tratti “alla francese”, come  indicato nel   paragrafo   precedente;  per  i fossetti  a  sezione trapezoidale   anche piccoli  scavatori forniti di braccio rovescio con benne a pareti inclinate fanno il lavoro di riapertura con molta rapidità. Oltre la facilitazione della manutenzione, la portata di questo tipo di cunette  è molto elevata nei momenti di pioggia intensa.

Fig.   32.  -  a)  Strada con  cunette alla  francese - 

b)strada con cunette protette da banchine.

 Lavoro di sagomatura a schiena d’asino

Nel lavoro di manutenzione straordinaria delle strade a manto protetto non asfaltate è opportuno, per evitare che si riformino rapidamente delle buche,  esagerare  un  pò nell’inclinare     le due ali della sede stradale. Nei casi in cui   è difficoltoso o troppo oneroso reperire il trattore cingolato con l’apripista a lama inclinabile orizzontalmente e  verticalmente, può essere utilizzata la pala meccanica montata su trattore gommato ed elevabile solo verticalmente; in  questo caso  il   palista     deve    avere l’avvertenza, nell’iniziare il lavoro  di sagomatura prima da un lato e poi dall’altro,  di realizzare – ponendosi trasversalmente alla direzione della strada per la lunghezza di 10 – 12 m.- una    piazzola   inclinata  verso  la cunetta.  Una  volta realizzata la piazzola inclinata, ricambierà la direzione di marcia posizionandosi lungo la direzione della strada, si troverà con il trattore gommato sufficientemente inclinato e cioè con le due ruote  anteriore e posteriore laterali più in alto verso il centro della   strada   e più in basso con le altre  due verso   il   bordo       della    strada,  e  così proseguendo ad incidere con    la  pala dentata   il manto stradale, automaticamente darà alla prima metà della sede l’inclinazione  voluta per  la  seconda   metà procedendo in direzione opposta  rifarà   lo stesso lavoro.  Certamente occorrerà anche   il  lavoro  della    livelletta     posteriore inclinabile per perfezionare la sagomatura   nei   due sensi di marcia.

  Viabilità interpoderale collinare

Le difese collegate tra loro, e con le briglie,in zone estese anche centinaia di ettari, con degli  accorgimenti semplici ed intuitivi, possono offrire una viabilità   per tutta la zona interessata alle opere di stabilizzazione.  Le briglie di monte e di valle si collegano con le difese delle pendici  laterali  sovrastanti le valli e costituiscono la chiusura del collegamento viario. Come già dicemmo a suo tempo, gli impianti arborei  sui cigli  delle difese  e  delle  briglie  danno  un  triplice vantaggio:  trattandosi di  terra  di riporto   non   è necessaria   una grossa buca; basta un foro sufficiente a contenere  le   radici della  pianta  che   si      vuole   porre a dimora; facilità di accesso per i trattamenti e per le cure colturali; facilitazioni per   le operazioni di raccolta. La viabilità quindi  non  va considerata soltanto in funzione del transito, ma anche  in funzione di convenienza per la coltivazione delle piante arboree poste a difesa sul ciglio delle difese e  delle briglie.

 Fig. 33. – Aspetto di viabilità collinare conseguente ad opere di stabilizzazione del suolo.

Fig. 34. Esempio di un piccolo ponte in cemento. In alto gli attrezzi per lo svuotamento, da sinistra a destra: la zappa, la “cartoccia”, la pala.

MANUTENZIONE DEGLI ATTRAVERSAMENTI SOTTO-STRADALI

 Gli attraversamenti  sottostradali da cunetta  a  cunetta in tubi di cemento o   in   plastica di   diametro medio   di   40  -  60 cm.   situati     in     terreni pianeggianti     sono        soggetti   ad otturarsi con   sabbia e  terriccio trasportati dall ‘acqua piovana.Al    sopraggiungere   delle     piogge    torrenziali    tali    ostruzioni  provocano improvvise fuoriuscite  dell’ acqua  piovana  che  non riuscendo a scorrere dentro il ponte, si  riversa sulla  sede  stradale,  causando  improvvisi   allagamenti con rischi di sbandamento e d’ impantanamento degli  autoveicoli che percorrono la sede stradale.

Prima della  stagione  delle  piogge  estivo-autunnali  vanno svuotati  utilizzando principalmente 3 attrezzi  manuali: la zappa, la pala e la cartoccia.

La cartoccia è costituita da un mezzo tubo di  ferro lungo 20 cm.  e  del diametro di  10  cm.  tagliente  all ‘estremità  in basso e saldato ad un manico di  ferro del diametro di  8    10 mm.     e     lungo   normalmente    1,5 mt. ;    l’uso principale di questo strumento  è  quello  di  aprire  delle  buche  per  inserire  in terra  passoni di   legno, per le recinzioni;  adoperando   detta  cartoccia   quasi orizzontalmente si asporta via sabbia e terriccio dai   tubi;  una volta che si  è svuotato il    ponticello   dai   2   lati,  con   un tondino di  ferro di 10 mm. lungo quanto   è lungo il ponticello  si  perfora   il   terriccio rimasto    nella parte centrale;  l’acqua   della  pioggia successiva  a  questo  lavoro  di  manutenzione entra con  forza dentro il  tubo e lo apre completamente;  dopo uno o 2 anni  le continue  piogge    trascinano   e    depositano   vari   strati   di materiale   solido (sabbia  mista  a  terriccio)  ed  il  ponte  si riempie  di nuovo;   fondamentali sono  i  controlli   e  le manutenzioni  che  vanno  affidati  a  squadre  di  2  -  3 persone dipendenti   dalle       autorità    competenti preposte   alle manutenzioni stradali.

Costituzione dei Consorzi Stradali

 Per  la  realizzazione come per la manutenzione delle strade   vicinali è data facoltà agli utenti di  unirsi in consorzio   specificatamente disciplinato  dalla    legge dello Stato.

La legge del 12 febbraio 1958 N. 126 -”Disposizione per la classificazione delle strade di uso pubblico” – distingue le strade   in statali,     provinciali, comunali, vicinali e militari.

Le statali     sono  quelle che     costituiscono  le  grandi direttrici del traffico  nazionale,  congiungono la rete viabile    dello   Stato  con    quella     degli  Stati  limitrofi, allacciano alla  rete delle strade  statali    i   porti marittimi,  servono i traffici interprovinciali.

Le provinciali sono quelle che allacciano al capoluogo di    provincia  i  capoluoghi  dei  singoli  comuni  della rispettiva provincia e più capoluoghi di comuni tra loro.

Le comunali sono quelle  che  congiungono il  maggior centro del Comune con le sue frazioni o che congiungono le frazioni del Comune fra loro.

Le strade  vicinali sono  tutte le  altre d’interesse privato e pubblico che congiungono più proprietà.

 

Formalità ed obbligatorietà dei consorzi stradali

 

Il D. L. Luog. 1 settembre 1918 N.  146  -”Concessione agli   utenti  delle  strade   vicinali di costituirsi    in consorzio  per  la  manutenzione  e  la    sistemazione  o  la ricostruzione di  esse”  -  è  la  disposizione legislativa fondamentale per la regolamentazione della costituzione e del funzionamento  dei consorzi stradali. Ne riportiamo le parti essenziali.

Art. 1 – Gli utenti delle strade vicinali anche se non soggette  a     pubblico transito,      possono  costituirsi  in Consorzio  per la manutenzione     e  la  sistemazione o  la ricostruzione di esse…

Art. 2 – La domanda per la costituzione del Consorzio  presentata al Sindaco del Comune da un numero di utenti che rappresenti, o che assuma a proprio carico almeno il   terzo delle spese occorrenti per le opere proposte, sulla base   di una perizia sommaria di massima. Alla domanda deve     unirsi, oltre tale perizia, il progetto di statuto consorziale e lo schema  dell’elenco degli  utenti, con il   piano   di ripartizione della spesa fra essi.

La giunta municipale, sentiti gli utenti,formula tutte le proposte per la costituzione del Consorzio…

Il Consiglio comunale, decorsi almeno 30 giorni dalla pubblicazione, decide sui  reclami  e  tenute  presenti  le proposte  della  giunta,  approva  la  costituzione  del Consorzio…

 Art.3 – Il Comune è tenuto a concorrere nella spesa di manutenzione, sistemazione  e  ricostruzione delle  strade vicinali soggette a pubblico transito, in misura variabile da un   quinto alla metà della spesa, secondo la diversa importanza delle strade.

Per  le  vicinali non  soggette ad  uso pubblico, il concorso  del comune è facoltativo, e può essere concesso soltanto per le opere di sistemazione o ricostruzione in misura non eccedente il quinto della spesa.

Il  Comune  è  rappresentato  nei  consorzi  con  voto proporzionale alla misura del concorso.

Art. 4  -  Per far  fronte alle spese riguardanti la viabilità  vicinale,    il   Comune      può  costituire  un  fondo speciale,  stabilendo,    ove occorra,   una   sovraimposta addizionale    sui terreni e sui fabbricati, in misura non eccedente i centesimi 15 per ogni lira d’imposta erariale…

Art. 5 – Nei casi per i quali sarebbe obbligatorio il concorso  del  Comune, questo  può  promuovere d’ufficio la costituzione del Consorzio ed assumere altresì direttamente la esecuzione delle opere.

A  questo proposito l’art.14 della più recente  legge del    1958     suindicata  ribadisce  l’obbligatorietà per  la costituzione dei consorzi previsti dalla legge che stiamo esaminando per la manutenzione,ricostruzione e sistemazione delle strade vicinali di uso pubblico, anche se rientranti nei comprensori   di bonifica. In assenza di iniziativa da parte  degli   utenti o   del comune,  il  medesimo  art.  14 sancisce   che alla   costituzione   del consorzio provvede d’ufficio il    Prefetto.

Art.  6  – Per  la  validità delle  deliberazioni che approvano  i   progetti     delle   opere  di  sistemazione      e ricostruzione delle strade, è necessario il voto favorevole di un    numero di    utenti il quale rappresenti od assuma un complessivo    di    contributo non inferiore   ai   sei   decimi della spesa   totale,   computato il concorso del   Comune, obbligatorio o   facoltativo.

Questa disposizione è molto importante perché snellisce i    lavori   del    Consorzio      specie per  le semplici opere di manutenzione.

Negli statuti consorziali è previsto in genere che in seconda convocazione dell’assemblea,per le decisioni  della medesima,  qualsiasi numero di intervenuti sia sufficiente per l’approvazione degli argomenti all’ordine del giorno.

Art. 7 -I contributi degli utenti si esigono nei modi e coi privilegi stabiliti per la riscossione delle     imposte dirette, mediante  ruoli  compilati in  base  al  piano  di ripartizione approvato dal Consiglio comunale…

Il  contributo  costituisce onere reale del fondo, ma niuno degli utenti può essere costretto a pagare annualmente per le     opere previste un contributo     superiore  al doppio dell’imposta principale gravante sul suo fondo.

Art. 8 -E’ in facoltà degli utenti che provvedono alla esecuzione delle opere  previste nel  presente decreto di consentire  che   i  contributi degli  utenti, i  quali  ne facciano richiesta, siano in tutto o in parte corrisposti mediante prestazione di giornate di lavoro.

Nelle  zone  particolarmente povere,  suscettibili di opere  di  bonifica  e  dove  esista  una  organizzazione di assistenza   tecnica operante, questo articolo può   essere utilmente applicato.

Art.  9  – Ogni uso anche temporaneo da cui derivi un consumo notevole delle strade vicinali, soggette al pubblico transito,   costituisce  obbligo  a  concorrere alla  loro manutenzione in ragione della maggior spesa.

Oltre  che  dalle  leggi  suindicate, il  Consorzio è regolato da un proprio Statuto. Riporto di seguito   in sintesi  gli articoli più importanti della statuto di  un consorzio.

Art. 1 – Sono costituiti in Consorzio permanente tutti gli utenti della strada di…, che ha inizio da.. fino a…

Compiti  del  Consorzio  sono  la  manutenzione e  la esecuzione  delle opere necessarie al  miglioramento della strada.

 Art. 2 – Fanno parte del Consorzio tutti i proprietari di terreni e di edifici i quali usano la suddetta strada per accedere alle loro proprietà sia che queste confinino con la strada, sia che ne siano distaccate e lontane.

Le  utenze  sono  di  diverso  grado  a  seconda  delle possibilità  di  accesso ai fondi a mezzo di altre strade oltre quelle consorziate.L’elenco dei consorziati, o utenti, con l’indicazione delle rispettive proprietà con i relativi gradi di    utenza, fronti stradali e percorrenze è allegato al presente Statuto e fa   parte   integrante di   esso. Gli  obblighi  derivanti dall’appartenenza al Consorzio costituiscono vincolo        reale per le proprietà consorziate.

Art. 3  -  Ciascun utente ha l’obbligo di concorrere nelle spese secondo i criteri seguenti:

a) il  20% della spesa ripartita fra i frontisti in proporzione della estensione del fondo sul fronte stradale.

b) l’80% della spesa ripartita in proporzione delle superfici   dei  fondi  in  ettari,  moltiplicate  per  le percorrenze medie in metri.

La percorrenza media è misurata dalla via… alla metà del  fronte     stradale  per  i  frontisti, e  all’accesso che conduce alle proprietà per i non frontisti.

Art. 5 – Alla riscossione dei contributi consorziali siprovvede con  ruolo di contribuenza con  le modalità e  i privilegi  che   valgono per  la  riscossione delle  imposte dirette.

Praticamente,  gli utenti pagano la loro quota tramite la cartella delle imposte. E’ questo il beneficio maggiore che  deriva     dal     riconoscimento giuridico  del  Consorzio stradale. Oggi possiamo dire che con i mezzi meccanici a nostra disposizione (ruspe, livellatrici, scavafossi), può non occorrere più il concorso in denaro da parte del Comune per la manutenzione ordinaria delle strade vicinali, sempre che    vi sia un tecnico capace di far eseguire al ruspista i lavori secondo quei criteri tecnici previsti, di cui si è detto  in precedenza.

Art. 6  -  Sono organi del Consorzio: A)  l’Assemblea generale degli utenti; B) il Presidente; C) la Deputazione.

Il  Consorzio   si   serve   dell’opera  di   un   tecnico (ovviamente  retribuito       come    libero   professionista)    per redigere i progetti,  i preventivi di spesa, i consuntivi, i   contratti di    appalto, la direzione e liquidazione dei lavori, la   ripartizione  delle  spese, i     ruoli   di contribuzione. Il tecnico viene nominato e revocato dalla Deputazione.

Art.   7  -  L’assemblea ordinaria che  si  aduna  una volta l’anno.

Seguono le norme ordinarie con l’elenco dei compiti del Presidente dell’Assemblea e della Deputazione.

Art.  9 – Gli atti e i registri del Consorzio sono in deposito    presso   il   comune,   a   disposizione   degli interessati e in visione.

Art.   10   -   L’esecuzione  dei   lavori   approvati dall’Assemblea  potrà essere effettuata o in economia o per appalto.  Ove   l’Assemblea non  decidesse sulla  forma  da adottare   per   l’esecuzione    dei    lavori,   la   decisione    è rimessa alla Deputazione.

La    regolamentazione legislativa  e  statutaria  dei consorzi  delle strade vicinali è quanto di meglio ci si possa attendere. Ciò che si può riscontrare è la mancanza, talvolta, di senso civico e d’iniziativa privata e pubblica per la promozione    e   il buon funzionamento della  rete secondaria stradale.

Le deficienze non sono di carattere legislativo, bensì psicologico,e per superarle è necessaria una adeguata opera di propaganda che desti un maggior senso di responsabilità e di    interesse per un fatto che trascende il     limitato campo agricolo        e che interessa il commercio, il turismo, lo    sviluppo edilizio.

 

CONCLUSIONE

 Per  chi vive in campagna la viabilità è forse il più importante dei servizi sociali. Rendendo agevoli e rapidi i mezzi di   comunicazione, viene  a  diminuire  il  senso dell’isolamento per le popolazioni rurali.

Il  sentirsi  relegati  ed  isolati  dal  resto  della collettività è una delle ragioni che spinge l’agricoltore ad inurbarsi, anche quando non esistono sufficienti motivi economici.

L’investimento  statale nell’asfaltare nuove strade si limita,  per motivi    economici    di  realizzazione  e  di manutenzione, alle strade più importanti. Le strade interne vicinali        e consorziali, anche      nei paesi   altamente industrializzati,  possono essere in terra battuta o con manto       protettivo di materiale arido e comprimibile.

Tra  i materiali protettivi, il migliore è il misto di sabbia e breccia; ove non sia reperibile nelle vicinanze può  essere   sostituito da brecciolino  o  materiale siliceo granulometrico con diametro non superiore ai 2-2,5 cm misto a   pozzolana  o  tufo  cappellaccio  o  altro  materiale insolubile.

Nel   campo   della   viabilità   rurale,   per   mancanza d’informazione        radiotelevisiva       adeguata,   non  si   sono avvertiti  i benefici del progresso; l’applicazione delle moderne    tecniche  non  si  è  avuta  se  non  in  maniera sporadica.

Per  motivi  tecnici, organizzativi ed  economici, la situazione    delle   strade in      terra      battuta  e  di  quelle protette con    manto di materiale comprimibile, sovrastante in    certi casi la massicciata, è generalmente disastrosa.

Anche   se  attraversano zone  appartenenti a  ricchi proprietari   non si riesce a reperire i finanziamenti o non si riesce   a far accordare gli stessi utenti tra loro sul modo di reperirli e di utilizzarli.

Tra  le carenze di ordine tecnico, la principale  è il mancato  uso  delle  apripiste  a  lama  inclinabile, delle livellatrici auto livellanti e delle pale meccaniche.

Il sistema tradizionale di mantenere queste strade  con la    ricarica,  e  cioè  con  la  sovrapposizione  di  altro materiale sulle buche o sulle zone dove si è scoperta la massicciata non è sempre necessario. A volte le grandi buche vengono   erroneamente     otturate   con  grosse pietre    e calcinacci che non     si amalgamano con il restante manto.

Il   passaggio degli autoveicoli sposta il materiale, ai   bordi     esterni    della   strada,  le     cunette   si ostruiscono e quando piove si formano numerose pozzanghere che       rallentano la    velocità dei veicoli e in alcuni casi, al     momento  della    massima      piovosità,   le   rendono impraticabili.

La ruspa a sollevamento idraulico con la lama inclinata al verso giusto sposta il materiale (in certi casi se ne accumula una quantità insospettata coperta da terriccio) dai bordi esterni verso il centro della strada otturando le buche e risagomando la sede.

Con le cunette alla francese la riapertura delle medesime è automatica.   E’ opportuno    distruggere  con  la  stessa apripista   le     banchine quando non costeggiano grandi fossi o   precipizi    e    non   servono    quindi  a  proteggere  gli autoveicoli dal precipitarvi.

 

CAPITOLO IV

 

OPERE DI SISTEMAZIONE DEL SUOLO

Opere    e  tecniche  per  l’eliminazione  delle    acque superficiali e di quelle penetrate in più della quantità ottimale per la coltivazione delle piante

Descritte  le  opere di  stabilizzazione del terreno, e di   difesa   dalle   inondazioni       improvvise   e  violente, trattiamo   della sistemazione, delle arature e  dei  lavori complementari. E’   bene  precisare che  nell’impianto dei lavori di sistemazione in  pianura, l’aratura a colmare rientra nei lavori di sistemazione.

Sistemazione dei terreni in senso lato, non è solo il complesso dei lavori d’impianto, di livellazione, baulatura e  affossatura,    che    regolano   le  acque superficiali,   ma comprende    tutte  quelle   operazioni  complementari,  che, eseguite secondo certi criteri, disciplinano anche le acque assorbite dal terreno.

Naturalmente, dato  il tipo dell’opera, non vogliamo trattare queste operazioni a sé stanti(esiste in     proposito una vastissima bibliografia) ma nel contesto dell’argomento conduttore: difesa e sistemazione dei suoli.

Regolarizzazione superficiale del suolo

 La     regolarizzazione superficiale del suolo e  cioè la sua   livellazione  è in stretto legame con la realizzazione delle  “unità di coltivazione”. Per “unità di coltivazione” intendiamo un appezzamento di terreno indipendente dal punto di vista idraulico (e  cioè dalle acque di scorrimento de- gli    appezzamenti circostanti),  delimitato   dalla   rete di affossatura  capillare    al   fine     di ricevere   le  sole     acque zenitali.

Prima   di   procedere  alla   livellazione  dei   terreni pianeggianti come di quelli collinari, occorre esaminare se la rete di affossatura capillare esiste e, dove esiste, se sia     funzionale.

La  delimitazione delle linee dei fossi è il punto più delicato    della    sistemazione. Terreni   pianeggianti pur trovandosi a   quote altimetriche    alte rispetto al       fosso principale,  per      mancanza di affossatura capillare  e per particolari    condizioni di   giacitura (ad    esempio  terreni concati), risentono gravemente d’eccesso d’umidità.

Occorre   studiare le diverse pendenze, quando la linea d’impluvio  non  è  immediatamente visibile,  in  modo  da individuare la   pendenza  prevalente per    una  determinata estensione di   terreno   e livellare in conseguenza in modo da   dare    al  terreno inclinazione uniforme  fino  alla predeterminata linea d’impluvio    dove verrà aperto il fosso di valle. Quando le   pendenze   sono  accentuate e    ben visibili occorre   delimitare le linee dei fossi in modo da ottenere    se      possibile    unità   di     coltivazione    a  figure rettangolari.

La figura geometrica rettangolare incontra limiti nella economia degli spostamenti di terreno e   nell’impossibilità di deviare generalmente il percorso di fossi importanti.

L’uniformità di  pendenza  oltre  che  per  evitare  i ristagni  delle  acque,  è  di  particolare importanza per l’irrigazione a scorrimento Se la falda collinare è molto lunga, occorrerà impedire il  provocarsi d’erosioni, suddividendo la falda in diverse unità con fossi permanenti lungo diverse curve di livello.

Il  fosso di valle dell’unità superiore sarà in questo caso  contemporaneamente il  fosso  di  guardia  dell’unità sottostante.

Questi fossi  possono  essere  sostituiti da  stradine leggermente incassate ad una sola pendenza del tutto eguali alle difese – terrazzi sopra descritte; su queste stradine le     acque si   allargano.    Se   è necessario    modificare    le pendenze degli appezzamenti di terreno, il fosso laterale di una    unità può divenire contemporaneamente il fosso     di valle dell’unità confinante.

Nella prima livellazione del suolo si possono spianare con  la     ruspa      a  sollevamento  idraulico, protuberanze  o riempire vuoti, spostando terreno in modo da dare all’unità di coltivazione   una figura il più possibile rettangolare e a pendenza uniforme.

La    seconda  livellazione  di  perfezionamento viene realizzata  dalle  livellatrici  dotate  di larghe  lame autolivellanti,  che  compiono  spostamenti  verticali  di piccola entità, 10-15 cm, capaci di livellare anche 11-20 ettari al giorno.

Sono stati introdotti recentemente denti applicabili alle lame ed  in  questa      circostanza le  livellatrici  operano contemporaneamente   alla    livellazione  l’operazione  di erpicatura.

Prima    di  procedere  alla  descrizione  dei  fossi, esaminiamo due casi pratici di irregolarità di giacitura.

 

 

 

Fig.  35. – Regolazione della linea d’impluvio (o fosso di guardia)delle acque di monte in funzione della livellazione della valle e della disciplina delle acque di scorrimento.

I – Fosso in disuso. Un fosso che non viene regolarmente mantenuto,con l’andare degli anni si ostruisce e si solleva rispetto al   piano   di    campagna.  Al verificarsi di    una pioggia    violenta straripa. Le acque, terminata la pioggia, non riescono a superare di nuovo l’argine e formano un secondo     percorso,   che  in  alcuni     casi  opportunamente rettificato, può essere la sede del nuovo fosso. Gli argini del vecchio fosso vanno spianati altrimenti si creeranno ristagni e perdite  di terreno coltivabile. La livellazione in questo caso dovrà essere fatta in modo che le acque trovino    facile uscita nel nuovo fosso.

 II     - Mancanza o irregolarità del fossetto di guardia. Valli  circondate da pendici collinari a forte pendenza per mancanza o  irregolarità     del fosso  di  guardia  (cioè  di protezione dalle acque di monte) sono attraversate in più punti da fossati erosi  in modo così disordinato da rendere estremamente    difficoltosa   e poco   redditizia la coltivazione. La  regolarizzazione superficiale del terreno comporta la contemporanea  apertura del fosso di guardia e dei fossi raccoglitori.

Regola generale è  che i  fossi raccoglitori corrano lungo i limiti esterni del campo e nel mezzo del campo solo lo stretto numero necessario e ciò avviene quando il campo si estende centinaia di metri in lunghezza.

 

 

Fig. 36. – Insieme di unità di coltivazione. Il fosso 1 è quello di monte del gruppo di unità di coltivazione. Notare che ogni unità di coltivazione ha il proprio fosso di monte, che    contemporaneamente è fosso di valle dell’unità   che lo sovrasta (esempio, il fosso 2 è quello di monte                 dell’unità E, e nello stesso tempo, di valle delle unità A, B, C e D). Le   frecce     rappresentano   schematicamente  la   pendenza prevalente.

Criteri di sistemazione per i terreni in pianura

 Nelle    pianure  alluvionali, per  la  ricerca  della direzione    prevalente di  massima pendenza,  è  a  volte necessario adoperare gli strumenti specifici.

Si verifica,  in  alcune pianure  vallive,  che,  col succedersi    delle inondazioni     nel   corso  dei  millenni, i materiali più    grossolani vengono a depositarsi nei pressi del letto del fiume e, via, via più lontano, quelli esigui. In tal caso, il terreno penderà verso i limiti esterni della valle,   la rete  capillare  di   affossatura sarà sistemata secondo la reale pendenza del terreno e cioè in direzione opposta al     fiume,  mentre i collettori principali vanno aperti    in     contro pendenza  per  portare le  acque più a valle, nel fiume.

In pianura, realizzata la livellazione  superficiale, occorre dare ai terreni una curvatura artificiale,   giacché la sola pendenza naturale non è sempre sufficiente a portare l’acqua dei campi ai fossi e ai canali principali.

I  terreni vengono arati  a  colmare a  prese  baulate larghe  circa 20 metri e con leggera inclinazione delle ali in   modo    da  rendere    agevoli le operazioni delle macchine agricole.I fondi fra presa e presa sono piccoli fossi che per ricevere     l’acqua penetrata  vanno    riaperti      ad   ogni lavorazione     ed  approfonditi più  del  piano   di lavorazione per     evitare   ristagni sottosuperficiali;  se  la  roccia sottostante     allo strato   umifero è   sabbia o  breccia, il drenaggio è automatico e non serve l’affossatura capillare; diversamente   se     lo  strato  terroso si   appoggia  su roccia impermeabile l’affossatura capillare è indispensabile.

La  sistemazione  cosiddetta alla “padovana” e cioè a presoni    larghi   molto    più  di 20   metri    ed     arati trasversalmente comporta un radicale e permanente mutamento di giacitura   dei  terreni.   I    vantaggi che    questa sistemazione offre stanno nella    permanenza della curvatura del terreno, per   cui  una volta  data quell’inclinazione alle due ali del presone,    le arature vengono  realizzate nella maniera più     semplice  in piano e non più a colmare e a scolmare.

I fossetti laterali che in questo caso diventano di testata rispetto alla direzione d’aratura diminuiscono nel numero  per  unità  di   superficie e  più     facilmente  si mantengono in efficienza.

L’impiego delle ruspe e delle livellatrici ha abbassato notevolmente il costo d’impianto di questa sistemazione che un tempo veniva realizzata a mano e con gli animali.

L’inclinazione delle ali per la perfezione del lavoro conseguibile  dalle moderne livellatrici può essere minima, cioè dell’1-2 per cento; si riduce in tal modo anche lo spostamento   di    terreno   per    la  colmatura della   parte centrale del   presone.  Infine è facilitata nei periodi di siccità l’irrigazione a scorrimento.

La capezzagna e cioè la striscia di terreno necessaria per  le curvature, che  in    collina    viene lavorata separatamente  e    a   giro,   in    pianura   è  consigliabile lasciarla   soda    per facilitare  la  realizzazione    e  la manutenzione degli   attraversamenti   e   consentire   più facilmente la viabilità in qualsiasi periodo dell’anno.

Ad essa viene data una leggera pendenza con la ruspa in modo che, non sostandovi l’acqua, cessata la pioggia, sia più facilmente assicurato il transito.

La larghezza della capezzagna deve essere quella minima per     permettere alle trattrici e agli altri mezzi meccanici di poter girare.

Per  determinati  terreni  e  per  determinate  colture,  ad esempio prati pluriennali, la larghezza delle prese di 10 metri può ovviare all’inconveniente di approfondire la rete di  affossatura,  e  ciò   rappresenta   un     vantaggio  non indifferente quando    il franco di coltivazione è minimo.

L’obiettivo fondamentale della sistemazione è che tutta la   rete di affossatura abbia una quota di pendenza tale da permettere  alle  acque superficiali, e almeno a  parte di quelle penetrate, di giungere ai fossi maestri.

Gli attraversamenti dai fondi o fossetti delle prese al fosso  principale attraverso  la  capezzagna  di valle,  si realizzano a   tubi di cemento  o  di plastica    interrati, oppure  a “passo rovescio”.

Fig.   37.Sistemazione alla “padovana”. Notare le  arature trasversali.

 

 

 

 

 

Fig. 38a. – A parità di inclinazione delle ali, il fossetto è   tanto più profondo quanto maggiore è la larghezza della presa. Nel disegno schematico 1 è rappresentato un fossetto con prese a 10 metri, tenendo conto che l’inclinazione è del

4%,  il  punto A è a 20 cm di profondità rispetto al   piano campagna. Raddoppiando la larghezza della presa, il punto B nel disegno 2 viene ad essere a 40 cm di profondità rispetto al  piano   campagna.  Nel primo caso lo sbocco  può essere realizzato   semplicemente    a passo rovescio   per  ogni 6-8 prese. Nel  secondo  caso, per  ogni fosso correrà   un attraversamento con tubi in cemento o in plastica.

 

 

Fig. 38b. -La sistemazione a prese larghe 10 metri presenta i   seguenti  svantaggi: difficoltà  di  mantenimento della giusta baulatura per i terreni tenaci che necessitano di arature profonde, difficoltà per le operazioni meccaniche. Nelle zone dove la natura del terreno permette l’aratura poco   profonda,    presenta il   notevole  vantaggio, per i terreni  con scarso franco di coltivazione, di non dover approfondire  la rete di affossatura.

 

 Fig.   39.   Ortaggi   con   incannucciate  che   aumentano notevolmente la produttività dei piccoli campi coltivati ad ortaggi rispetto alle coltivazioni a pieno campo.

 

 Fig. 40. -Dal fosso di monte (o fosso di guardia) aperto    a difesa  lungo  la linea d’impluvio hanno origine due fossi raccoglitori che attraversano la valle.

AFFOSSATURA CAPILLARE

 L’apertura e  la manutenzione dei canali e dei fossi consorziali  si  è  sviluppata    enormemente in  questi ultimi decenni  grazie all’apparire delle  benne  meccaniche, che hanno ridotto notevolmente i costi della mano d’opera, e grazie agli interventi dei Consorsi di bonifica.

Diversamente l’affossatura capillare,compito  precipuo del privato, è stata in molti casi trascurata e    devastata, perché gli agricoltori non si sono adeguati in questo campo alle moderne tecniche e non hanno usufruito generalmente dei moderni mezzi meccanici.

La rete capillare è costituita dai tre  fossi della sistemazione: fosso di guardia, fossi raccoglitori, fosso di valle.

Fosso di guardia

Il fosso  di guardia deve impedire l’ingresso delle acque provenienti da monte nell’unità di coltivazione. Può essere aperto facendo un solco a buttar fuori con l’aratro. La   livelletta    a    lama   posteriore  inclinabile  e  auto- oscillante compie un lavoro prezioso di ripulitura del solco dalle zolle  e  di  risagomatura   della  parete del  fosso. Inclinando convenientemente  la  lama può essere ampliata la sezione  del fosso.

 Nel tracciare il fosso, nel segnare cioè la linea dove questo   scorrerà, approfondendo appena  il  vomere,  si   può constatare che occorreranno spostamenti di terreno per dare al  fosso  un   andamento di   leggera  pendenza   uniforme  e   di sufficiente larghezza tra i punti dove s’intersecano i fossi raccoglitori.

Il  fosso  di  guardia  può   essere  sostituito da   una difesa;  in  questo   caso la sezione   del  fosso diviene amplissima e le acque possono spagliarsi su tutto il piano di difesa, che può fungere anche da stradina.

Fossi raccoglitori

I  fossi  raccoglitori conducono a valle le acque  di monte raccolte dal fosso di guardia, corrono lungo la pendenza del terreno e    quindi  debbono   essere  protetti  dalle eventuali erosioni.

Fosso di valle

Il fosso di valle raccoglie le acque di sgrondo dell’u- nità di coltivazione e sbocca in un fosso raccoglitore o in un fosso principale. Evidentemente nella successione di piu unità contigue, esso ha la funzione di fosso di guardia per l’unità sottostante.

Dovendo raccogliere almeno in parte le acque scolate e cioè le acque che giungono sul piano di fondo dello strato lavorato,    esso deve essere leggermente più  profondo della profondità  di  lavorazione.  Per  l’apertura  della  rete capillare, possono essere impiegati anche moderni scavafossi rotativi e a benna.

Fig.  41. – Apertura di un fosso.

Via delle acque

Oltre  alla tradizionale sezione trapezoidale, ai fossi può essere data con la ruspa una larghissima sezione ad ampio svasamento   in   modo  che  le   acque spaglino,  come se scorressero in golene, e in modo che il fosso possa essere facilmente attraversato          dai mezzi meccanici senza essere danneggiato.  Deve essere  particolarmente   curato l’inerbimento; la falciatura della sede del fosso diviene operazione semplice ed            economica.

Questa  sezione è particolarmente consigliabile   per i fossi    raccoglitori, poiché con piccole opere trasversali, molto    economiche dove  esistono   pietre   o piante,    si  può impedire l’erosione. Negli Stati Uniti vengono denominate “water ways”, queste vie lungo le quali le acque scorrono spagliando.

Impluvi naturali

Gli  impluvi  naturali  di  una  certa  entità  vanno assolutamente   rispettati.   Arando, poiché il  fosso  di valle (in questo caso assimilabile ad una “via delle acque” naturale) è      normale o quasi alla direzione delle prese, basta alzare l’aratro per la larghezza della striscia, che deve  rimanere soda.

E’   opportuno  regolarizzare  questa  striscia    con strumenti idonei: ruspa, livellatrice, attrezzi a mano, in modo che  lo  scorrimento    delle  acque sia regolare, e  che l’inerbimento sia il più possibile completo.

La buona conservazione di queste larghe strisce dove le acque  debbono  spagliare,  dipende  dalla  regolarità  e dall’inerbimento.

Attraversamenti

 Gli  attraversamenti  dei  fossi  e  delle  linee  di scorrimento  delle acque      si    possono     realizzare  o  con larghissimi “passi rovesci”, cunette a pareti larghe metri e leggermente inclinate che permettono il transito nel periodo di    maggior lavoro agricolo, o con tubi.

Il “passo rovescio” rivestito con pietrame, nel  modo più   rustico e più economico possibile, o il ponticello in tubi di cemento e di plastica rendono attraversabili i fossi, permanentemente. Realizzando il ponticello in tubi, oltre alle osservazioni fatte sopra per gli attraversamenti delle difese, occorre poggiare sopra il tubo un notevole spessore di terra in modo che un carico pesante non incrini il tubo. Gli    attraversamenti vanno   preordinati    accuratamente  per evitare,  come spesso   avviene, che   per  attraversare   un fosso   lo si danneggia.  I fossi debbono essere permanenti ed      efficienti anche in estate.

Fossi in tubi

Se  il  fosso  deve  attraversare  un  terreno  molto erodibile o addirittura sabbioso, unica soluzione possibile è di usare tubi di diametro corrispondente alla sezione del fosso. L’esperienza dimostra che mettendoli bene in opera, questi tubi (valgono qui i criteri su esposti nel capitolo dei discendenti) resistono alle intemperie. Il sistema dei tubi anche se più costoso all’impianto, è più economico del fatto di dover rifare il fosso più volte, ed evita il danno che la distruzione del fosso tradizionale procura.

 

 Tecniche di drenaggio sotterraneo

L’assorbimento  delle acque superficiali – piovane e/o risorgive  -   e l’assorbimento    di quelle penetrate nello strato  lavorato   in  più  della  quantità   necessaria ad avvolgere     i grumi di terra come un velo, lasciando gli interspazi per la respirazione  delle piante coltivate, si ottiene  oltre  che con  la realizzazione della rete delle scoline e dei  fossi capillari, con diverse tecniche di drenaggio: le tecniche di drenaggio sono indispensabili per le acque risorgive.

Le  più antiche consistono nell’apertura di  vere  e proprie trincee parallele ed a spina che conducono le acque ad una trincea principale rettilinea e quasi perpendicolare alle  precedenti    che     sbocca    in   un    fosso o in  un corso d’acqua;      le     dimensioni di   queste  trincee variano  da una larghezza di 70 – 100 cm per una profondità variabile da unminimo di  50 cm sotto il piano di lavorazione e cioè sotto lo strato  lavorabile con l’aratro o con il ripper. Queste trincee   hanno quindi  una profondità complessiva media di 100 cm  rispetto al  piano  di campagna. Di questi 100 cm, la metà  circa va riempita con pezzame grossolano, come ad

 

Fig. 42. Esempio di tubo aspirato in pvc per il drenaggio sotterraneo; la  figura  è  tratta  dal  testo  “Drenaggio Tubolare” della collana Tecnica in campo curata da Roberto Bartolini edito dalla Ed/agricole nel 1989.

Esempio nel  Lazio dove abbonda pezzame di roccia tufacea o pozzolanica,    e     gli      ultimi 5  -  10   cm    con   materiale permeabile più fine   come breccino   e sabbia e sopra si riporta il  terreno   lavorabile  che   precedentemente   era stato scansato ai lati dalla  benna del braccio rovescio montato sul lato posteriore della pala meccanica cingolata o a ruote gommate. Se il terreno  è in parte impaludato a causa delle  risorgive  è  preferibile     l’impiego   di  pale cingolate.

Da  qualche decennio  si  usa  affogare in  queste  trincee tubazioni specifiche spiralate con numerosi fori ed avvolte da una    guaina costruita con fibra di noce di cocco. Mentre il sistema di drenaggio antico col passare degli anni si guasta  perché il   piano  di      lavorazione   tende  ad impermeabilizzarsi, l’acqua non filtra e quindi per drenare occorre riaprire le trincee; con l’aggiunta delle tubazioni specifiche  sopramenzionate,  la  durata      del  drenaggio è notevolmente superiore.

La  tecnica  più  recente  di  drenaggio  dei  terreni coltivati   consigliabile per     appezzamenti  di   terreno pianeggiante      molto estesi,    consiste nella messa in opera alla     profondità desiderata   di una tubazione da drenaggio

 

 Fig.43.  Posadreni  a  catenaria  in  azione  dal  testo“Drenaggio Tubolare” Ed/agricole Dic. 1989.

Mediante un porta attrezzi con sopra un rotolo grande della suddetta tubazione in PVC collegata ad un ripper monodente trainato da un trattore di grande potenza.

Prima  della  messa  in  opera  di  tali  tubazioni  di diametro    da 80  cm,    100 cm    ed   anche  120  cm,      è consigliabile   la    livellazione  perfetta dei   campi    con pendenze   prestabilite dell’uno o due percento, od anche meno a seconda del tipo di terreno che si vuol drenare. Tali livellazioni vengono    eseguite con livellatrici dotate di raggi laser che       mantengono automaticamente la pendenza desiderata.

Esistono anche porta attrezzi con rotoloni di tubazione da drenaggio muniti di raggi laser che infilano le tubazioni a profondità e pendenza costanti.

Tutti i sistemi di drenaggio sotterraneo indispensabili dove  esistono risorgive, alternativi alle tradizionali sistemazioni dei terreni con le lunghe scoline e l’affossatura capillare, anche se costosi all’impianto, fanno conseguire diversi vantaggi: eliminano le scoline 1, aumentano la  superficie coltivabile,  permettono le lavorazioni in  piano senza più baulature ed eliminano le acque che spesso sostano nelle scoline dopo che è cessata la pioggia, evitando      così il formarsi di insetti dannosi alle piante coltivate ed   all’uomo.

 

 Fig. 44. Elenco di ditte specializzate nella realizzazione di impianti di drenaggio tubolare

Schemi di impianto di drenaggio da il testo “drenaggio

Tubolare” Ed/agricole Dic. 1989.

(1)  Le scoline sono i fossi laterali dei diversi tipi di prese baulate.

CRITERI DI SISTEMAZIONE COLLINARE

 Premesso   che   tutto   ciò   che   è   stato   detto sull’affossatura    capillare può   essere    applicato  anche     ai terreni  collinari  a leggera pendenza, passiamo a trattare i diversi         sistemi d’aratura in collina.

Con  riferimento  al  grado  di  inclinazione  e  di erodibilità, i terreni collinari possiamo suddividerli in tre categorie: terreni molto acclivi con pendenze superiori al 23-25 per cento, terreni acclivi con pendenza compresa tra il 15 e il   30 per cento e terreni mediamente acclivi con    pendenze inferiori.

La  destinazione colturale dei terreni molto acclivi è il bosco ed il prato stabile, in modo da evitare le colture in  rotazione     (eccettuati  casi specifici di cui   diremo appresso)    ed ottenere la stabilizzazione del terreno per effetto della vegetazione permanente.

Anche in questo caso i terreni, specie quelli che sono stati      lavorati in  maniera indiscriminata per  colture in rotazione e poi lasciati incolti, necessitano di un minimo di opere di stabilizzazione (difese distanziate pag. 46).

Quando specifiche ragioni ecologiche, o semplicemente ragioni   soggettive  consigliassero l’impianto  di  colture arboree specializzate pregiate o di colture in rotazione, bisogna   cambiare  radicalmente  conformazione e   giacitura delle  pendici,  realizzando  un  terrazzamento a  difese ravvicinate, come descritto nei paragrafi precedenti delle difese –   terrazzi, nel  capitolo  “Tecniche   di  difesa del suolo di monte” : in   tal modo s’interrompe la lunghezza e la velocità di   discesa delle acque di scorrimento lungo le pendici collinari

Nei  terreni molto acclivi si debbono lavorare le sole sedi delle difese, lasciando lungo la linea d’intersezione tra la scarpata di monte e la sede della difesa sufficiente spazio, protetto e inerbito, per lo scorrimento delle acque e lasciando le scarpate tra difesa e difesa a prato stabile.

Fig.  45. – Falda collinare stabilizzata con l’apertura di una serie di difese.

Lavorazione delle difese

 Le “difese” in pratica risultano terreni pianeggianti: la    lavorazione,   a cominciare    dall’aratura,  non   presenta difficoltà.  E’  da    ricordare che,  al  momento  della realizzazione  di un  sistema di difese, proprio ai fini della    lavorazione e  delle altre operazioni  meccaniche,   i raccordi    vanno    fatti a   curve   a   gomito sufficientemente ampie per il transito dei mezzi meccanici.

La  sede  della  difesa  si  ara  ad  una  sola    mano dall’esterno verso l’interno e cioè “a gettar fuori”. Il primo solco      va fatto     in  direzione  inversa, “a   gettar dentro”   per  impedire     la   caduta   della terra    lungo    la scarpata (è il solco di spalla). Il secondo solco richiude il primo. Arando con polivomeri, i primi due percorsi si sovrappongono sul ciglio della difesa.

Arando dall’esterno verso  l’interno si  accentua  la contropendenza e ciò è bene entro certi limiti.

Occorre  fare  attenzione  per  non danneggiare  gli attraversamenti  e  i  passi  rovesci.  Accentuandosi       la contropendenza, si può arare in direzione inversa e cioè dall’interno all’esterno,  mantenendo la contropendenza.

 

 Fig. 47.- Falda collinare interrotta da una serie di difese viste in sezione.

Terreni acclivi

 Per   i terreni acclivi, prima diamo un cenno delle sistemazioni  tradizionali, poi descriveremo la soluzione sistematoria,   che per i nostri terreni e per il miglior uso delle        ruspe e delle livellatrici e per la semplicità d’attuazione ci appare la migliore.

 

 

Sistemazione a giropoggio

I  solchi  vengono  aperti  in  direzione  leggermente inclinata (1-2%) rispetto alle curve di livello.

I  fossi    a monte e a valle sono scavati paralleli ai solchi  con    eguale dislivello verticale fra loro.  L’acqua raccolta     nei    fossi viene convogliata verso un borro o un torrente       ed in tal caso le fosse pendono tutte in un unico senso.   Ma   l’acqua  può   anche   essere condotta   a   valle facendola  serpeggiare. Nella    sistemazione   a   giropoggio quando            la  pendenza   del  terreno  supera  l’8%    occorre rovesciare il    terreno a valle ed allora è inevitabile il formarsi   del greppo, mentre   il     campo   tende   a  diventare orizzontale.   E’    consigliabile    limitare l’innalzamento  del ciglione sospendendo ad    un certo punto il rovesciamento della fetta a valle ed adottando invece il rovesciamento alternato a “monte e a valle”.

Per quanto si riferisce alle sistemazioni    “a     spina” e    a “cavalcapoggio”, mentre riconosciamo la loro bontà tecnica ed   il    contributo dato    allo sviluppo  dell’agricoltura italiana nei tempi passati,riteniamo che il loro fortissimo costo di impostazione     e di manutenzione ne abbia decretato una   fine immediata e precoce.

Sistemazione a difese-terrazzi

Non siamo propensi alle sistemazioni tradizionali per- ché troppo complesse e costose,oltre che ricche di fosse a- perte.

Queste,  oltre    a    costituire    un    ostacolo all’attraversamento dei mezzi meccanici, sono soggette al ruscellamento e all’erosione, quando seguono la direzione di pendenza, o all’interramento,     se seguono la direzione delle curve di   livello. In   ogni caso sono facilmente distruggibili   con  la semplice lavorazione del terreno.

Otteniamo   la  suddivisione delle acque  ed  il  loro rallentamento   con  l’apertura  di  difese    leggermente inclinate rispetto alle curve di livello e distanziate in rapporto         all’erodibilità del  terreno  e  all’inclinazione della falda.

Possono  essere realizzate in collegamento tra loro e con   le     eventuali     briglie    ed  allora  sarà  necessario l’intervento      del tecnico,  oppure   indipendenti,  nel qual caso         sarà sufficiente seguire le modalità descritte nella parte: “Opere di difesa e stabilizzazione del suolo”.

Le  sedi  delle  difese,  funzionando  da  fossi  ed eventualmente da stradine, sarà bene lasciarle sode, mentre le fasce tra difesa e difesa si arano a girapoggio ed anche a   ritocchino. L’aratura a ritocchino od obliqua rispetto alla direzione di pendenza è sempre possibile se si constata che  per  fasce    sufficientemente larghe     non  si   verifica ruscellamento; in questo caso le difese possono servire da capezzagne,   con   l’evidente vantaggio     di   eliminare    il pericolo di curvare   su terreno inclinato.

Le  sedi  delle  difese  diversamente dalle  onde  del “contour” americano formano piani inclinati, dove le acque scorrono   spagliandosi nei momenti di piovosità     intensa senza possibilità di ristagno a pioggia cessata.

L’aratura a giropoggio viene fatta ad una sola mano con ritorno  a  vuoto, alternativamente “a buttar fuori” verso valle e a “buttar dentro” verso monte, in modo che le fasce lavorate    degradino   fino  ai  piani  delle  difese  senza soluzione di continuità.

La  manutenzione delle difese consisterà nel mantenere il piano inclinato a giusta pendenza, 4-6%, con passaggi di ruspa o di livellatrice e nel mantenere aperta e sgombra da eventuali  depositi  di     terra   e   arbusti la striscia d’intersezione dove si convogliano le acque che trovano esodo     nei   pozzetti, nel  modo descritto al   paragrafo pozzetti. (pg. 59,61 )

 Fig. 47. – Pianta di sistemazione a difese raccordate. Notare come le difese possono funzionare da strade.

Fig. 48. – Difese raccordate.

 

 

Fig. 49. – Sistemazione a difesa: nel I disegno la sede della difesa, eccettuata la striscia lungo la linea d’impluvio, è lavorata. Nel II disegno non è lavorata; in questo caso oltre che da fosso, essa funziona da stradina.

Terreni a leggera pendenza

 La  direzione  di aratura è generalmente quella della massima pendenza. Il primo solco o il primo percorso, se si tratta di un polivomero, va fatto rettilineo   appoggiandosi ad una  linea    predeterminata  che    può essere  un  confine laterale  dell’unità  di  coltivazione, quando  questo   è situato lungo la direzione di pendenza. Il confine laterale può         anche     essere dato da un fosso raccoglitore ancora da realizzarsi;    in   questo    caso lo  si aprirà  lungo  la direzione di massima pendenza del terreno e ad esso si appoggeranno tutti gli altri solchi rettilinei e paralleli al primo.Se all’altro estremo naturale del campo resterà un triangolo, conviene accorciare il percorso d’aratura ad ogni passaggio e mantenere il parallelismo dei solchi.

La rettilineità e il parallelismo lungo la direzione di pendenza  del  terreno  facilitano  lo  sgrondo  delle  acque penetrate in eccesso lungo il piano di fondo.

Il piano di  fondo è  il piano che divide lo  strato lavorato da quello non lavorato.

Da quanto sopra esposto,è evidente che la pendenza del terreno  debba  essere  leggera,  tale  che, per  evitare scarracciamenti      sia   sufficiente  la   realizzazione dell’affossatura capillare.

CENNI SULLA LAVORAZIONE DEL TERRENO

 

Profondità d’aratura

In  collina come in  pianura la  profondità d’aratura costituisce    argomento     molto  delicato      sul  quale non       si possono  dare    regole    fisse,  ma    solo   criteri   che l’esperienza e  il buon senso possono poi avvalorare.

L’approfondimento dell’aratura, che si è diffuso con l’introduzione delle trattrici, ha provocato nei terreni il grande vantaggio della rottura del crostone di lavorazione.

Le arature superficiali fatte dagli animali sempre alla medesima profondità, col passare dei secoli e degli anni avevano  causato   un forte  indurimento del    piano   di lavorazione          (crostone     di lavorazione),   tale  da  non permettere   l’approfondimento dell’acqua e delle radici.

Lo svantaggio dell’aratura profonda è quello di portare in superficie materiale terroso misto a roccia non fertile, svantaggio  che può  tuttavia    essere    eliminato  con  gli strumenti      discissori(4).  Non    sono  consigliabili così  gli scassi con  gli “aratri rovesciatori” specie nei terreni dove    lo strato di terreno umifero è scarso, se non per ragioni particolari (l’impianto di frutteti). Sarà molto utile, in questo caso, anzi quasi indispensabile, una buona concimazione organica.

Arature poco profonde in quei terreni non molto tenaci, e cioè a basso tenore d’argilla,accompagnate da tillerature (particolari erpicature compiute da erpici forniti di denti che lavorano a sollevare) che riescono effettivamente  ad incidere il piano di fondo   ed a   formare    un tutt’uno soffice   ed   areato   tra i   due   strati   divisi dal  piano di fondo, fanno conseguire diversi vantaggi.

Primo, economia dei costi d’aratura in quanto si possono usare   polivomeri; secondo, si  mantiene in  superficie il terreno batteriologicamente più dotato.

(4)   Gli strumenti discissori smuovono il terreno in profondità senza portarlo in   superficie, come avviene con gli aratri rovesciatori. Sono formati    da  un    porta-attrezzi  trasversale  al quale  sono   attaccati organi   a    dente,     molto  robusti,    a      varia forma, a    vanga disposta a piatto, a cuneo, a  coltello, a lancia.

L’aratro talpa e il ripuntatore sono aratri misti discissori e rovesciatori: sino a 20 cm         rovesciano   la   terra,   sino a 50 cm e oltre la fessurano in modo da realizzare         un’efficace   azione  di sgrondo e favorire la penetrazione dell’apparato radicale.

Gli   estirpatori   e   scarificatori   provocano   esclusivamente un’azione di rottura e spaccatura degli strati profondi. Hanno   inoltre la funzione comune agli erpici a denti, di ripulire il terreno portando in        superficie pietre e ceppaie.

Se non si riesce a realizzare una regolarità del piano di fondo tale da permettere lo sgrondo lungo di esso   delle acque penetrate in   eccesso,  la  zollosità e   la   frattura meccanica degli strati profondi, possono far conseguire un analogo risultato di drenaggio.

Rippatura dei terreni

 La rippatura  e la letamazione dei  terreni  possono essere considerate operazioni di sistemazione dei terreni perché aumentano       la capacità  d’imbibizione      dello strato lavorato   e  riducono    notevolmente  la   forza    erosiva dell’acqua   piovana che è maggiore nei terreni poveri di sostanza    organica   e   nei terreni   che   si   bagnano eccessivamente perché    l’acqua   piovana non  riesce   a penetrare al di sotto della suola o crostone di lavorazione, cioè il piano impermeabile che si forma a 30 o 40 cm di profondità dopo ripetute arature alle stesse profondità.

Con la rippatura si ha la fenditura del crostone di lavorazione formatosi negli anni precedenti e dello strato semiroccioso sottostante.

Nel  periodo  estivo  dopo  la  raccolta  dei  prodotti seminati    l’anno  precedente, nella rotazione biennale praticata  normalmente,  prima della  semina del grano, l’aratura  profonda   ad   un vomere detta  anche   scasso    o semiscasso   a seconda della profondità, negli ultimi anni è stata sostituita dalla rippatura.

La rippatura è una lavorazione del terreno che rispetto alla     tradizionale aratura  profonda presenta  il  seguente vantaggio:mentre con il vomere dell’aratro,specie d’estate,quando  il terreno  è  secco, si ha il rovesciamento    della zolla   con  l’inconveniente di portare   in   superficie la terra meno fertile ed in profondità,quella più fertile,con la rippatura si rompe il crostone di lavorazione  smuovendo gli  strati  profondi   del terreno    e   gli   strati semirocciosi sottostanti,    ed  il ripper     incide al  di sotto del crostone di   lavorazione    senza rovesciare la zolla e    lasciando il terreno più     fertile  in superficie;  occorre   tuttavia  compiere     un’aratura poco    profonda   con  aratri    polivomeri per eliminare

i  semi delle erbe   infestanti e  per  areare  meglio lo strato lavorato,in particolare per l’agricoltura biologica.

La rippatura può  essere  considerata  una   tecnica  di riduzione, ed in certe annate non particolarmente piovose, di    eliminazione   dell’erosione dei terreni in   pendenza perché    aumenta notevolmente la     capacità    di  assorbimento dell’acqua     piovana da     parte      del terreno    senza causare eccesso    d’imbibizione;  infatti solo   quando      il  terreno   si bagna eccessivamente    non è più resistente al trascinamento a valle e    scivola in basso formando le erosioni capillari.

(1)   Con  il ripper a 1 – 2 o più denti non si ha il rovesciamento dello strato lavorato, ma solo la fenditura che con denti profondi scalfisce anche il crostone di lavorazione.

Letamazione

 Il  lavoro di  letamazione consiste nel  prelevare   dalle concimaie il letame maturo(1), trasportarlo e spargerlo   sui campi.

Il  letame maturo si ottiene depositando le deiezioni degli   animali mischiate a  paglia nella concimaia per un periodo di circa un anno in modo da ottenere la macerazione della paglia: è prassi normale dividere la concimaia in due parti   in    modo   da   evitare   che il   letame   fresco   venga sovrapposto sul letame precedentemente     depositato.

In   periodi distanziati di  un anno  il  mucchio più vecchio viene prelevato e depositato sui campi mentre si seguita a    riempire la   parte che   verrà prelevata  l’anno successivo.

Se la piovosità è scarsa, per accelerare la maturazione è opportuno innaffiare con zampilli d’acqua artificiali.

Per il prelievo, il caricamento e la distribuzione sui campi    esistono     imprese     di  contoterzisti  che  effettuano questi lavori, a meno che la stessa impresa di allevamento è di tale    ampiezza da essere attrezzata per proprio  conto: gli attrezzi necessari sono un trattore gommato fornito di braccio  rovescio    con   apposita  benna a   denti     lunghi   e rimorchi specifici dotati di attrezzi per la triturazione e lo    spandimento a distanza dello stesso letame.

La letamazione è quasi indispensabile per quei terreni dai quali è stato asportato il manto superficiale umifero, a causa    di lavori di livellazione o per la  realizzazione di terrazzi.

Inoltre,  i  terreni  collinari  in  declivio,  con  le letamazioni  periodiche e  con  le        rippature,   acquistano capacità  di assorbimento dell’acqua piovana negli strati profondi e    riducendosi  così   lo  scorrimento delle acque superficiali,    diventano molto meno erodibili rispetto ai terreni lavorati ad eguale pendenza ma non letamati e non rippati. Inoltre, tutti i terreni ben sistemati e letamati aumentano    notevolmente   la capacità   produttiva   in    maniera naturale  e    non   dannosa per    la  salute umana   come può avvenire per l’aumento della produttività dovuto ad eccesso di concimazione chimica.

(1) Il letame maturo è formato dalle deiezioni di mucche o cavalli o pecore, miste a paglia e  depositate nelle concimaie per un periodo non inferiore all’anno.

Lavori complementari

Con i lavori complementari si rompono le zolle rimaste dopo      l’aratura;  il terreno in superficie non deve essere sminuzzato   eccessivamente.  Lo sminuzzamento  superficiale delle particelle del terreno provoca la crosta, sulla quale l’acqua comincerà a scorrere provocando erosioni senza poter penetrare.

Diversamente,  lasciando in superficie zollette di una certa   consistenza,   queste   resisteranno   alla   forza disgregatrice della pioggia, almeno per il breve periodo in cui  si saranno sufficientemente sviluppate le piante. In certi climi, dove la piovosità è scarsa, il formarsi della crosta superficiale,rendendo impermeabile la superficie del terreno, può compromettere la coltivazione.

Lo  sminuzzamento delle zolle avviene per opera degli erpici a  disco e a denti; i primi vanno sotto il   nome di “morgan”,  molto  diffusi nei terreni tenaci, tanto che il termine di erpicatura è stato sostituito da quello di morganatura; tra i secondi predominante è il tyller.

L’inumidimento     uniforme    dello     strato   lavorato, condizione indispensabile per la migliore utilizzazione da parte delle piante dell’acqua contenuta nel terreno, non può ottenersi con la sola morganatura che frantuma le zolle in superficie, ma deve essere accompagnata dalla tillettatura che sgretola le  zolle  anche  in    profondità. Se  dopo l’aratura,   il terreno      smosso     non   presenta   zolle      troppo grandi e   compatte, è    preferibile erpicare  solo     con il tyller che  tende    a  sollevare     e  ad  areare il terreno diversamente dal morgan che tende a comprimere.

CONCLUSIONI FINALI

 I costi ed i benefici degli interventi descritti vanno valutati caso per  caso:certamente parte di questi lavori, come le   protezioni     dei discendenti   e  quelli  d’ingegneria naturalistica      non   danno reddito ma servono a   preservare la stabilità  dei suoli ed a ridurre i danni alluvionali. Tali lavori possono essere realizzati da volontari cassa- integrati       o    disoccupati  che dovranno   percepire  i sussidi stabiliti    dalle  leggi  e   da     carcerati  volontari   con  le dovute cautele.

I  lavori  di  terrazzamento e  di  rimboschimento non producono benefici immediati, ma servono a stabilizzare il suolo, ad abbellire il paesaggio ed a gratificare chi li esegue sotto la sorveglianza di esperti qualificati.

In    quest’epoca    in  cui  molti    lavori    si estrinsecano    nell’ambito    della   realtà         virtuale, è importante operare   in una realtà fisica per riparare e ricostruire            muretti  a   secco, per riempirli  di terra e riformare stretti terrazzi    lavorabili con attrezzi manuali e produrre generi alimentari.

In alcune insenature delle coste liguri, come nelle coste calabresi di fronte alla Sicilia, fino a pochi anni fa si   scorgevano i terrazzamenti su pareti quasi a picco sul mare, costruiti con ogni probabilità all’indomani della  caduta dell’Impero Romano per difendersi dalle incursioni dei Saraceni.

I  costi  per  ricostruire  questi  terrazzi  e  per coltivarli    non  vanno considerati  dal punto  di  vista economico ma sociale e di abbellimento del paesaggio.

Le opere di  difesa del suolo dalle  erosioni, dalle frane, dalle alluvioni come i lavori di sistemazione delle unità   di        coltivazione    per il    drenaggio  dei   campi coltivati, aumentano   la  fertilità e la produttività dei terreni   nel breve e nel lungo periodo non in quantità tale da ripagarne i notevoli costi aggiuntivi, rispetto ai costi per le lavorazioni normali. In certe circostanze, come nei terreni collinari,    le opere  che  riducono  o   eliminano   le erosioni,    come i     terrazzamenti,  riducono  la  superficie coltivabile a parità di  superficie;   tuttavia oltre    a mantenere lo   strato   superficiale    umifero    del    suolo coltivato,       impediscono,o    almeno    riducono   in    maniera incisiva,  i  danni  causabili  dalle    alluvioni, danni  che possono provocare la distruzione di edifici e manufatti.

Alcune    di queste opere come le casse di espansione, i fossi  scolmatori,   ecc.,  debbono  essere    realizzati     da organismi  periferici  come  i  consorzi  di  bonifica, i distretti  rurali, altre  dalle autorità di bacino, come i grandi bacini di  espansione   per evitare lo straripamento e la rottura   degli stessi argini a valle dei fiumi vanno realizzate a spese dello Stato; altre infine come la rete dei fossi,   i terrazzamenti, i  piccoli laghi artificiali, vanno incentivati con i contributi in parte dello Stato, tramite le regioni, ed in parte della Comunità Europea. Ad esempio,   i  fondi    strutturali CEE  che  non si  riescono a spendere, dovranno essere spesi attraverso progetti tipo facilmente   adattabili alle diverse aree che maggiormente necessitano   di opere di difesa del suolo e di drenaggio.

Riconfermo l’ auspicio che la R.A.I. e le televisioni nazionali e   locali    informino l’ opinione pubblica, anche con programmi in eurovisione e mondovisione

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Drenaggio  Tubolare  Sotterraneo     di  Luigi  Giardini. Ed/agricole gennaio 1988

Sollevamento dell’acqua per usi rurali di Guglielmo Torre Ed/agricole 1989.

 

 

INDICE Prefazione Pag. 2
 Indicazioni sommarie  4
 Introduzione  5
 Insufficienza dell’informazione dei Mass Media  5
 Solette in cemento dei letti dei fiumi  7
 Allargamento ed approfondimento degli alvei  7
 Importanza dei programmi e documentari radio televisivi  8
 Organizzazione dei Distretti Rurali  10

 

CAPITOLO I                                           13

OPERE ED INTERVENTI PER LA DIFESA DEL SUOLO DI MONTE 13

Opere di prevenzione dall’erosione, dalle frane e

dalle alluvioni                                      13

Stabilizzazione                                      13

Le frane                                             14

 

L’erosione                                           16

 

Bacini montani                                       19

 

Le briglie                                           23

 

Tecniche di esecuzione delle dighe e sbarramenti in terra compressa per la costruzione di

laghetti serbatoio o di laminazione, laghetti

artificiali                                          24

 

Sfioratore                                           30

 

Manutenzione degli sbarramenti e degli sfioratori    32

 

Completamento dello sbarramento                      32

 

Dimensioni degli sbarramenti                         33

 

Umidità della terra utilizzata                       34

 

Sbarramenti in terra compressa per la realizzazione

di laghetti artificiali e laghetti serbatoio      36

 

Svuotamento dei  laghetti serbatoio                  37

 

Note conclusive su dighe e laghetti artificiali      39

 

Difese – terrazzi                                    41

 

Come si realizzano le difese – terrazzi              43

 

Inerbimento delle difese                             45

 

Funzioni delle difese – terrazzi collegati           48

 

Pozzetti e attraversamenti                           53

 

Discendenti                                          56

 

Fosse di contenimento                                57

 

Terrazzamenti ampi su colline a leggera pendenza     61

 

Tecniche d’ingegneria naturalistica                  64

 

Metodi e materiali proposti dall’ingegneria

naturalistica                                        66

 

 

CONSIDERAZIONI ECONOMICHE

67

 Opere d’arte

67

 Spostamento di  terra

68

 CONCLUSIONE

71

 

CAPITOLO II

OPERE E TECNICHE DI DIFESA DEL SUOLO DI VALLE        73

 

Opere di difesa dalle inondazioni da costruire a valle 73

 

Bacini d’espansione                                  73

 

Argini                                               74

 

Golene                                               78

 

Fossi scolmatori                                     81

 

Esondazioni naturali – Allagamenti artificiali

Marcite per le risaie                                82

 

Lavori di dragaggio                                  85

 

RICHIAMO LEGISLATIVO                                 87

 

Arginature di protezione ed interventi di

ricostruzione                                        87

 

CAPITOLO III

VIABILITA’ RURALE                                    91

 

Opere ed interventi per la manutenzione ordinaria

e straordinaria delle strade secondarie              91

 

Viabilità aziendale                                  91

 

Realizzazione della strada in terra compressa        93

 

Passi rovesci                                        94

 

Viabilità vicinale ed interpoderale                  97

 

Manutenzione delle strade non asfaltate              99

 

Disciplina delle acque                               99

 

Realizzazione delle cunette                         100

 

Lavoro di sagomatura a schiera d’asino              103

 

Viabilità interpoderale collinare                   104

 

Manutenzione degli attraversamenti sottostradali    107

 

Costituzione dei consorzi stradali                  108

 

Formalità ed obbligatorietà dei consorzi stradali   109

 

CONCLUSIONE                                         117

 

CAPITOLO IV OPERE DI SISTEMAZIONE DEL SUOLO         120

 

Regolarizzazione superficiale del suolo             121

 

Criteri di sistemazione per i terreni in pianura    127

 

Affossatura capillare                               135

 

Fosso di guardia                                    135

 

Fossi raccoglitori                                  136

 

Fosso di valle                                      137

 

Via delle acque                                     138

 

Impluvi naturali                                    138

 

Attraversamenti                                     139

 

Fossi in tubi                                       140

 

Tecniche di drenaggio sotterraneo                   141

 

CRITERI DI SISTEMAZIONE COLLINARE                   147

 

Lavorazione delle difese                            149

 

Terreni acclivi                                     151

 

Sistemazione a girapoggio                           151

 

Sistemazione a difese – terrazzi                    152

 

Terreni a leggera pendenza                          157

 

CENNI SULLA LAVORAZIONE DEL TERRENO                 159

 

Profondità d’aratura                                159

 

Rippatura dei terreni                               161

 

Letamazione                                         163

 

Lavori complementari                                165

 

CONCLUSIONI FINALI                                  167

 

BIBLIOGRAFIA                                        170

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107 Responses to OPERE Di DIFESA DEL SUOLO DA ALLUVIONI E INNONDAZIONI

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