TECNICHE ED OPERE DI PREVENZIONE DALLE EROSIONI DALL’ECCESSO DI UMIDITA’ SOTTOSUPERFICIALE DEI TERRENI COLTIVATI, OPERE PER L’INCREMENTO DELLE SORGENTI A VALLE DEI CRINALI COLLINARI E MONTANI. PER LA COSTRUZIONE MANUTENZIONE DELLE STRADE RURALI NON ASFALTATE
TECNICHE DI SISTEMAZIONE DEI TERRENI COLLINARI E DI PIANURA
TECNICHE DI LAVORAZIONE DEI CAMPI COLTIVATI
PREFAZIONE
Il presente libro è la rielaborazione aggiornata ed arricchita di un precedente testo intitolato “Tecniche Moderne di Sistemazione del Suolo” pubblicatomi dalla Edagricole nel 1969 e successivamente nel 73 nella seconda edizione; le relative copie sono state tutte vendute.
Nella presente versione ho aggiunto il Capitolo II “Le opere di prevenzione dalle innondazioni improvvise da costruire nelle pianure alluvionali, ed altri paragrafi come il dragaggio dei letti dei fiumi e dei torrenti, le Tecniche d’Ingegneria naturalistica, i lavori di rippatura ed i lavori di drenaggio sottosuperficiale e di prosciugamento di terreni sofferenti di eccesso d’umidità.
I recenti cambiamenti climatici contrassegnati da un aumento di piogge torrenziali, di breve durata, ma ripetute nell’arco della giornata, provocano più di frequente alluvioni e straripamenti improvvisi, per evitarli è possibile realizzare opere di prevenzione descritte nel presente saggio.
Oltre che all’opinione pubblica in generale, mi rivolgo agli operatori agricoli, ai tecnici, alle Scuole ed alle Università di Agraria, ai politici; ed ai tecnici ed ai responsabili amministrativi della Difesa del Suolo dei governi locali e nazionali, dei Consorzi di Bonifica, dei Consorzi di Bonifica Montani, degli Assessorati all’Agricoltura e Foreste, delle Autorità di Bacino, delle Associazioni di Categoria operanti nei Comuni e nelle Province maggiormente colpite dalle erosioni e dalle alluvioni negli ultimi anni
Ritengo utile questo testo anche per i tecnici della FAO e delle organizzazioni nazionali ed internazionali non governative che hanno come obiettivo l’assistenza degli operatori agricoli negli Stati in via di sviluppo. Recentemente gli stati che sono stati colpiti maggiormente dalle alluvioni ed inondazioni improvvise sono stati oltre l’Italia, la Germania, la Svizzera, l’Austria, la Turchia, il Monzambico, l’Algeria, la Cina, il Bangladesh, la Repubblica Ceca, la Russia, …
Ringrazio per la loro collaborazione i disegnatori: Umberto Lombardo, Giuseppe d’Havet, Marcello Rosa, la traduttrice Elena Sturiale che ha ordinato e curato la stesura del testo ed il tecnico specializzato Davide Laureti cheha impaginato testo e figure inserendoli nel CD ROM con programma Word.
Luigi Ferrari
Studioso dell’Assetto del Territori
Introduzione alla presente edizione
Le opere di prevenzione e di difesa dalle alluvioni e dagli straripamenti violenti sono valide e funzionali per piogge torrenziali e di breve durata, anche per piogge durature, purché siano interrotte ed intervallate da periodi di tempo di non piovosità, necessari allo svuotamento degli invasi e delle vasche di decantazione e di laminazione.
Sono allo studio ed in via di sperimentazione l’uso di gallerie esistenti al di sotto delle linee di displuvio per la trattenuta a monte delle acque superficiali di scorrimento durante piogge di forte intensità e conservazione delle stesse per i periodi di siccità.
E’ possibile evitare anche l’allagamento di cantine di edifici abitativi ed industriali per piogge di forte intensità e di breve durata, se vengono realizzate precedentemente agli eventi alluvionali, vasche di cemento armato sotterranee impermeabili, al di sotto del livello del pavimento delle stesse cantine; all’interno delle vasche vanno sistemate pompe sommerse, che a riempimento fanno defluire in maniera automatica le acque piovane entrate in eccesso nel breve periodo di pioggia intensa. Tale opera è denominata Impianto di Rigurgit Fognario.
Per le aree situate a valle nei sottobacini fluviali ho aggiunto rispetto alla precedente edizione le “Opere e Tecniche di difesa del suolo di valle, capitolo II pag. 73, in particolare i canali ed i fossi scolmatori, i bacini d’espansione ed i lavori di dragaggio; queste opere sono efficaci con qualsiasi tipo di pioggia, purchè siano proporzionate nelle dimensioni, ai livelli più alti raggiunti dalle acque dei fiumi in piena nelle precedenti alluvioni; nella progettazione di opere di difesa dalle alluvioni, da realizzare all’estero sarà utile per i tecnici fare raffronti comparativi con le opere che sono state realizzate nei grandi bacini fluviali italiani, in particolare di quelle effettuate nel bacino del P
II INTRODUZIONE
Insufficienza dell’informazione dei mass-media sulle opere di difesa del suolo
Diversamente da quanto si è fatto in alcuni paesi come gli Stati Uniti d’America, Israele, Australia, ecc., in Italia e nella maggior parte dei paesi che vengono colpiti periodicamente da alluvioni, non esiste una propaganda ed una divulgazione costante e capillare sui lavori di sistemazione del suolo coltivabile per la prevenzione dalle alluvioni, dalle erosioni e dai ristagni sottosuperficiali.
Dall’alluvione di Firenze del ’66 e da tutte quelle altre che quasi ogni anno devastano diverse aree, come ad esempi il sottobacino che sovrasta Genova, a tutt’oggi non sono stati ancora realizzati in maniera completa i lavori e le opere di sistemazione del suolo su interi sottobacini per la prevenzione delle alluvioni.
La maggior parte dei lavori sono stati realizzati sui torrenti mentre lavori molto meno costosi dovrebbero essere effettuati a monte, cioè sui terreni posti immediatamente sotto alle linee di displuvio (1); tali lavori impongono strutture organizzative capillari sul territorio collinare, montano e nelle pianure per la loro realizzazione e soprattutto per la loro manutenzione, che definiamo Distretti per la conservazione del suolo.
Alcune opere di regimazione dei torrenti, come le soglie di cemento sui letti dei corsi d’acqua per rallentare il deflusso della corrente, l ‘approfondimento e l’allargamento degli alvei dei corsi d’acqua e le arginature, si sono rivelate utili; mentre altri lavori, come la cementificazione delle sponde ed il raddrizzamento dei corsi d’acqua si sono rivelati dannosi. Le cementificazioni delle sponde, infatti, impediscono lo sviluppo della flora e della vegetazione spontanea e impediscono l’accentuarsi nel tempo delle curve a gomito (denominate anse) dovute all’azione erosiva naturale dei corsi d’acqua, utili al rallentamento della corrente.
In Germania, prima dell’ultima guerra mondiale, si era iniziato a rettificare l’andamento sinuoso dei corsi d’acqua per recuperare il terreno e predisporre, vicino alle sponde, campi a figura geometrica rettangolare; ma in seguito dovettero ripristinare velocemente i corsi d’acqua originali: infatti durante piogge d’intensità e durata superiori alla media,nei tratti rettificati si verificarono danni gravissimi causati dall’aumento del velocità delle acque fluviali.
Solette di cemento dei letti dei fiumi e dei torrenti
Diversamente, il sollevamento dei letti dei fiumi mediante soglie in cemento trasversali alla direzione della corrente, servono a ridurre la velocità della corrente stessa; costruite a valle dei ponti, queste servono a ridurre la capacità erosiva della corrente contro i piloni dei vecchi ponti, come è stato validamente realizzato a valle di Ponte Milvio sul letto del fiume Tevere; a valle del ponte si scorge in periodi di magra 2 piccole cascate distanziate al centro per far transitare le imbarcazioni.
Allargamento ed approfondimento degli alvei
Tra gli anni 60 e 70 lungo il fiume Arrone, l’emissario del Lago di Bracciano, confinante per un breve tratto con terreni di mia proprietà, i tecnici del Consorzio di Bonifica dell’Agro Romano provvidero ad eliminare gli argini, in modo da recuperare notevoli tratti di terreno molto fertile; e fecero approfondire il letto del fiume che si appoggia su roccia tufacea abbastanza resistente all’erosione da scorrimento; per ora i risultati sono soddisfacenti, tranne per alcuni brevi tratti che necessitano di protezioni per evitare lo sgrottamento o con piante come le canne o con gabbie riempite di pietre; le acque non fuoriescono più nei campi limitrofi da più di quarant’anni, perché la capacità d’invaso con l’approfondimento e l’allargamento del letto è stata notevolmente aumentata.Gravi erosioni e smottamenti in molte circostanze sono dovuti sia alla mancata realizzazione e manutenzione di opere idraulico-agrarie, sia a lavorazioni errate su pendici collinari a forte pendenza che vanno proibite con leggi più chiare e più severe.
Per le grandi frane geologiche va sperimentata l’impermiabilizzazione a serre non più alte di 1,5 metri da terra dell’area sottoposta a movimento franoso, accompagnata dalla suddivisione delle acque di scorrimento dei tetti con una capillare canalizzazione trasversale alla linea di massima pendenza e da collettori pluviali paralleli alla linea di pendenza, opportunamente distanziati.
Importanza dei programmi e documentari radio-televisivi
Tra i compiti principali dei Direttori delle reti radio-televisive private e della RAI/TV sarà molto importante quello di inserire nei palinsesti un maggior numero di documentari sulle tecniche di sistemazione e coltivazione del suolo e sulle opere idraulico-agrarie, e notiziari settimanali specifici nei telegiornali serali sulle opere di difesa del suolo.
I documentari in video-cassetta sui lavori realizzati dalle moderne macchine agricole come le ruspe, le livellatrici, gli scavatori, come sui lavori d’ingegneria naturalistica, costituiscono materiale didattico- informativo che può essere venduto sia ai paesi industrializzati che non hanno aggiornato le tecniche di lavorazione del suolo che ai paesi in via di sviluppo.Anche i libri che trattano di opere idraulico- agrarie, come i documentari cinematografici, sono ben pochi rispetto ai libri e documentari sulle scienze naturali ed il mondo degli animali e dei vegetali; di questa grave ed inspiegabile lacuna probabilmente la causa sta nel fatto che tali argomenti mancano nei programmi e nei testi scolastici di ogni ordine e grado. Fanno eccezione (solo in parte) gli USA, dove sin dagli anni ’50 nei sillabari della prima elementare di diversi stati dell’Unione, alla lettera “S” corrisponde la parola Soil, ed alla lettera “C” corrisponde la parola Conservation. Per alcuni stati degli USA, se non si fossero presi drastici provvedimenti per impedire l’erosione dovuta all’acqua ed al vento, molte regioni si sarebbero desertificate come in parte è accaduto per il Texas e l’Arizona.
Organizzazione dei Distretti Rurali
I Distretti Rurali, che vanno istituiti per legge e localizzati nelle sedi scolastiche rurali, sono organismi territoriali assimilabili ai Distretti Industriali e hanno lo scopo in collaborazione con i Consorzi di Bonifica di realizzare e mantenere le opere idraulico agrarie e forestali di Difesa del suolo. Essi costituiscono unità territoriali parzialmente autonome derivanti per suddivisione dai grandi Consorzi di Bonifica, oppure coincidenti con gli attuali Consorzi di Bonifica Montani, possono avere le loro sedi oltre che nelle Scuole Rurali, nei Municipi dei Comuni Rurali, nelle sedi delle Cooperative Rurali; vanno dotate di piccole biblioteche emeroteche e cioè di raccolte di libri, riviste, e documentari che trattano l’Assetto del Territorio e le materie di politica e tecnica agricole(3); in questi nuovi organismi territoriali gli operatori agricoli direttamente o tramite rappresentanti debbono poter partecipare assieme agli attuali dirigenti dei Consorzi di Bonifica ai programmi di realizzazione e di manutenzione delle Opere Idraulico Agrarie e Forestali.
I Distretti Rurali possono coincidere anche con i Settori di Vigilanza previsti dal Regolamento sulla tutela delle opere idrauliche di prima e seconda categoria e delle opere di bonifica approvato con R.D. dicembre 1937 n. 2669 che stabilisce :
Art. 1 “… analogamente i comprensori di bonifica sono divisi in settori di vigilanza ed occorrendo ogni settore di vigilanza può essere suddiviso in settori di guardia. Ai tronchi ed ai settori di vigilanza sono preposti gli ufficiali idraulici, ai tronchi ed ai settori di guardia i guardiani idraulici”.
Art. 3 “… Se l’ufficiale idraulico è addetto ai servizi di bonifica deve perlustrare una parte del proprio settore secondo le disposizioni superiori – dell’Autorità di Bacino con l’obbligo di visitare l’intero settore ogni settimana”.
Ogni invaso artificiale piccolo o grande prima dell’inizio della stagione delle piogge e successivamente a cessazione di ogni pioggia deve essere svuotato interamente se si tratta di laghetto serbatoio o vasca di laminazione, in parte se si tratta di invasi per la pesca o per l’irrigazione.
Gli interventi come l’applicazione dei vincoli di non arabilità delle pendici a forte pendenza, i rimboschimenti, gli impianti di filari di alberature, le opere di difesa del suolo vanno attuati per l’intera superficie dei sottobacini (4).
La difesa del suolo e conseguente sistemazione dei terreni è raggiunta attraverso fasi successive e con diverse modalità che qui di seguito verranno trattate.
(1) Le linee di displuvio sono le linee che collegano le cime e le sommità dei monti e delle colline, e dividono pertanto le catene collinari e montane in due versanti.
2) Col passare degli anni la corrente d’acqua all’entrata di alcune curve a gomito ha provocato piccoli franamenti delle sponde: per arrestare il fenomeno occorrerebbero interventi d’ingegneria naturalistica (vedi pag. 69).
(3) Le biblioteche-emeroteche sono raccolte rispettivamente di libri e riviste appositamente scelti per gli operatori agricoli e le loro famiglie; queste piccole biblioteche dovrebbero essere collocate nelle scuole rurali con accesso nelle ore serali ed eventualmente nei giorni festivi con l’ausilio di volontari. Oltre alle scuole, altri edifici da adibire in parte a sede di biblioteche-emeroteche potrebbero essere alcune stanze dei municipi. Per sgomberare tali stanze, i documenti anagrafici ed i libri contabili dovrebbero essere filmati e miniaturizzati o computerizzati e spostati altrove. Tali locali potrebbero divenire altresì sedi per le riunioni periodiche dei consorziati dei Distretti Rurali.
4) I sottobacini sono aree delimitate in maniera precisa dalle linee di displuvio e racchiudono al loro interno le linee di impluvio o aree pianeggianti; si hanno aree pianeggianti di valle nei sottobacini più piccoli, e cioè quelli formati da due soli versanti ed una pianura al centro, oppure un piccolo corso d’acqua. Come le scatole cinesi, i sottobacini più piccoli sono contenuti da sottobacini più grandi, contenuti a loro volta dai grandi bacini idrografici come quelli del Nilo, del Po, del Tevere, ecc
CAPITOLO I
OPERE ED INTERVENTI PER LA DIFESA DEL SUOLO DI MONTE
Opere di prevenzione dall’erosione, dalle frane e dalle alluvioni
Stabilizzazione
Come dice la stessa parola, si tratta d’impedire che il terreno si muova. Il terreno può franare ed essere eroso. Le opere di stabilizzazione tendono ad eliminare la possibilità di franamento e di erosione. Franamento ed erosione sono dovuti alla indisciplina delle acque.
Le erosioni non provocate dall’uomo sono fenomeni che rientrano nelle leggi della natura, avvengono in periodi lunghissimi e sono rispondenti ad una serie di equilibri naturali. Diversamente le erosioni ed i piccoli franamenti che si verificano nei terreni mal coltivai, disboscati, o assoggettati ad eccesso di pascolo sono rapidi e concorrono a provocare i disastri delle alluvioni.
Le frane
Le frane profonde, quelle il cui piano di slittamento è a decine di metri di profondità possono essere ineluttabili. Noi tecnici agricoli possiamo intervenire assieme ai geologi nel denunciare alle guardie forestali ed agli altri organi di polizia affinché si proibiscano più severamente pratiche criminali come disboscamenti indiscriminati, pascoli irrazionali, arature profonde delle pendici senza precedenti opere sistematorie come i terrazzamenti, ecc., pratiche che spesso sono le prime cause delle grandi frane. In ogni caso, l’argomento delle grandi frane è troppo complesso e non può essere trattato in questo volume.Ci occupiamo degli “smottamenti” e delle “scucchiaiate” di terra.
Questi franamenti possono avvenire quando lo strato superficiale di terreno poggia sopra uno strato sottosuperficiale argilloso sul quale può slittare. Ciò avviene ad esempio, nelle colline a strati alternati di sabbia e di argilla. Attraverso la sabbia l’acqua passa con facilità, specie quando è stata lavorata male e non è inerbita, mentre attraverso lo strato argilloso sottostante passa con molta difficoltà o addirittura non passa. Quando l’acqua, attraversato lo strato di sabbia, arriva sullo strato di argilla costituisce un piano “lubrificato” lungo il quale può avvenire lo slittamento. Su di un piano lubrificato dalle acque, avvengono gli “smottamenti” e le”scucchiaiate” di terra. Si può operare per impedire queste frane superficiali: lo vedremo nel corso di queste brevi note.I franamenti possono essere dovuti a “scalzamenti al piede”: Se per una ragione qualsiasi (per esempio l’acqua che erode in basso, o la realizzazione di uno scavo senza prendere le dovute precauzioni), viene a mancare il piano di appoggio, il terreno frana.Le zone soggette ai franamenti vanno delimitate in maniera da essere bagnate dalle sole acque zenitali e non dalle acque di scorrimento circostanti. Vedremo in seguito i criteri ed i modi di isolare determinate aree di suolo dalle acque circostanti. Inoltre è possibile inerbire pareti nude già franate in modo da impedire ulteriori franamenti ed erosioni con tecniche d’ingegneria naturalistica che vedremo a pagina 20-69
L’erosione
Comprendere come avviene l’erosione è un fatto intuitivo e cioè, l’acqua scorrendo sul terreno, lo trasporta con sé quando quantità e velocità sono superiori alla resistenza del terreno al trascinamento. L’erosione millenaria è un fatto positivo, benefico. Eroso il terreno nelle zone acclivi, esso viene trascinato nei fiumi, i quali, nelle valli in cui non sono state realizzate opere specifiche, escono dall’alveo, depositano il materiale ed il limo e di conseguenza hanno dato origine alle pianure alluvionali ed alla contemporanea fertilizzazione dei campi come avveniva nella valle del Nilo prima che fosse costruita la grande diga di Assuan.
Diversamente, l’erosione rapida che avviene nei terreni collinari e montani coltivati, ed in quelli disboscati e di recente rimboschimento, senza che in questi ultimi vengano fatte opere di difesa del suolo, è un fatto negativo e grave, che dev essere impedito o almeno ostacolato. Per stabilizzare il terreno bisogna fare in modo che la quantità e la velocità delle acque non siano tali da trasportare terra, quindi bisogna aumentare la capacità di assorbimento dei suoli mediante i rimboschimenti ed i lavori d’inerbimento secondo le tecniche dell’ingegneria naturalistica, e mediante le opere di difesa del suolo suddividendo le acque e rallentando la loro discesa a valle ad iniziare dai bacini montagni.
Fig. 1. – Notare l’asportazione completa dello strato umifero ed il sottosuolo roccioso che è ora allo scoperto
Fig. 2. – Lo stesso danno visto sotto un’altra prospettiva
Bacini montani
Per bacino montano s’intende la parte alta del bacino imbrifero di un corso d’acqua e dei suoi affluenti: l’attuale legislazione italiana divide i consorzi di bonifica montana (in alcuni casi sostituiti dalle Comunità montane) dai consorzi di bonifica di pianura con riferimento al livello d’altezza dei terreni in essi compresi e detto livello è stato determinato in 600 metri sopra il livello del mare e pertanto sopra ai 600 metri sul livello del mare si hanno i consorzi di bonifica montani, al di sotto quelli di pianura: in Emilia Romagna i due tipi sono stati unificati per meglio coordinare i lavori di sistemazione e difesa del suolo.La regola fondamentale per la sistemazione dei bacini idrografici nel loro complesso è quella di iniziare gli interventi in alto al di sotto della linea di displuvio dove cominciano a verificarsi erosioni e frane, in quanto le opere sulla difesa del suolo nelle pianure generalmente non sono sufficienti a prevenire e ridurre i danni delle alluvioni.
Per aumentare l’assorbimento delle acque piovane e ridurre l’erosione, oltre ai rimboschimenti, difficili da realizzare lungo le pendici dissestate, si possono utilizzare tecniche d’ingegneria naturalistica per ricostituire l’inerbimento: una di queste tecniche che si può osservare andando in autostrada lungo le pareti tagliate per realizzare le corsie, è quella di inserirvi file di paletti di legno di castagno ed intrecciarli tra loro con arbusti di canne a distanza opportuna, con l’inseminazione di essenze specifiche e la messa a dimora di talee di arbusti coltivati nei vivai.
Il materiale trasportato a valle a causa dell’erosione può variare su un pendio ripido da un terreno nudo ad un terreno protetto da una copertura vegetale in un rapporto di 500 : 1
Fig. 3. e 4. Aree erose: Sono visibili i calanchi causati dall’ esportazione del manto vegetale; è possibile con le tecniche di difesa del suolo impedire nuove erosioni e l’allargamento di quelle esistenti.
Fig. 5. Impianto di alberi ed altre essenze vegetali adatte a fermare lo spostarsi delle dune a causa del vento. Parte dei deserti si possono trasformare in terreni coltivabili e questa trasformazione è utile anche per far regredire il processo di desertificazione.
Le briglie
Le briglie sono di due tipi: a) in muratura e b)in terra compressa.
a) Le briglie in muratura sono molto più piccole rispetto a quelle interra compressa, e vengono costruite trasversalmente agli alvei dei fossi e dei torrenti e possono essere in muratura a secco, in muratura mista di pietra e legno, in legno ed in malta; impediscono la corrosione, l’eccessivo approfondimento degli alvei e quindi l’eventuale franamento delle sponde laterali degli stessi.
Non possono superare i 3 metri di altezza e vanno costruite distanziate l’una dall’altra a seconda dei profili di compensazione che si vogliono ottenere. Praticamente, si costruiscono artificialmente piccole cascate facendo in modo che il materiale grossolano eroso si fermi dietro le briglie e di conseguenza gli alvei tendono ad allargarsi e la velocità di discesa delle acque a valle tra una briglia e l’altra viene rallentata e non provoca l’erosione al piede delle pendici confinanti con i corsi d’acqua.
b) Le briglie in terra compressa sono quelle per la realizzazione di laghetti serbatoio, laghetti per l’irrigazione e bacini di espansione.
Tecniche di esecuzione delle briglie o sbarramenti o dighe in terra compressa
La costruzione della diga o sbarramento in terra compressa è preceduta dallo scavo della trincea o cassonetto che serve all’ancoraggio al suolo dello stesso sbarramento ed all’accertamento ed interruzione di eventuali sorgive d’acqua nell’area di costruzione della diga stessa.
La terra viene prelevata a cominciare dalla parte posteriore rispetto alla direzione monte-valle perpendicolare al semicerchio dello sbarramento che s’intende realizzare e dal lato più lontano calcolato precedentemente dal tecnico rispetto alla capacità d’invaso che con lo sbarramento si vuole ottenere.
Con il prelevamento e lo spostamento dei mucchi di terra sul cassonetto e cioè sulla base della diga si ha automaticamente la compressione della parete interna della diga stessa.Per ottenere la maggiore stabilità della futura diga è opportuno che il terreno, da spostare ed ammucchiare sulla stessa, venga compresso e livellato strato per strato.
Fig. 6. - 1) Briglia; 2) Cassonetto, notare l’orizzontalità del medesimo; 3) Sifone di svuotamento.
La diga deve essere in tempera e cioè di umidità media, né troppo bagnato né troppo asciutto, altrimenti non si ha una compressione omogenea degli strati. Se il terreno è troppo asciutto, si può bagnare artificialmente fino a raggiungere la giusta umidità e ciò comporta costi di costruzione più elevati.
La sezione della diga è a trapezio irregolare, il parametro di monte ha un’inclinazione diversa rispetto a quello di valle; generalmente, parametro di monte 1 : 2,5, parametro di valle 1 : 1,5.
Se la percentuale di argilla del terreno utilizzato per la costruzione è elevata, i parametri di pendenza aumentano e diventano rispettivamente 1 : 3 e 1 : 2; la larghezza della cresta o sommità non deve essere inferiore ai 3 metri, sia per avere una larghezza media sufficientemente consistente a trattenere l’acqua dell’invaso, sia per rendere possibile la compressione uniforme della stessa cresta per mezzo dei diversi passaggi dei trattori cingolati di media cilindrata
Fig. 7. Bacino imbrifero e laghetto collinare
Per ogni serie di mucchi di terra trasportati sopra il cassonetto a cominciare dalla prima serie, è fondamentale,ripeto, per la tenuta successiva della diga, lo spianamento e la compressione uniforme dopo il livellamento, riempiendole di terra, di eventuali depressioni che si possono formare nel corso dei lavori; ogni strato deve risultare in piano e compresso in maniera uniforme fino al raggiungimento della cresta o sommità che risulterà leggermente inclinata verso la scarpata di monte. Dopo le prime piogge si potranno verificare delle spaccature sulla cresta che andranno richiuse con altro terreno compattato anche semplicemente con piccoli attrezzi meccanici, come minipale gommate, ed anche con attrezzi manuali come la zappa e la pala. Per evitare queste piccole spaccature, anche quelle che si possono formare sulla scarpata esterna di valle, sarebbe opportuno rivestire cresta e scarpata di valle con piote erbose, o sminarvi manualmente essenze erbose specifiche L’inerbimento di queste due parti della diga rende più difficile il formarsi di fenditure; è opportuna la falciatura periodica con decespugliatori manuali con motori a scoppio a 2 tempi, almeno due volte l’anno; ed è necessario il controllo continuo e tempestivo di eventuali buchi aperti da nutrie o topi d’acqua come viene eseguito in Olanda per le dighe in terra compressa o costipata che proteggono la terra ferma, situata al di sotto del livello del mare, dall’invasione delle acque del mare.
Fig. 9. – Operazione di compressione del rilevato
Fig. 10. – Tipi di sfiorator
Le dighe in terra compressa si possono costruire con diverse macchine agricole ed industriali; quella fondamentale è l’apripista con lama anteriore a sollevatore idraulico. Si utilizzano anche le pale meccaniche per lo spostamento delle serie di mucchi di terra, ma, ad ogni serie di mucchi di terra sovrapposto, è preferibile l’intervento dell’apripista per lo spianamento e la successiva compressione. In mancanza di rulli per la compressione uniforme, è sufficiente il passaggio ripetuto più volte dei cingoli dell’apripista, insisto, strato per strato, sull’intera superficie di ogni strato sovrapposto della diga in costruzioneSe il lavoro viene pagato a misura e non ad ore, il tecnico responsabile dovrà verificare che i metri cubi di terra della diga finita siano stati opportunamente compressi, altrimenti i rischi di smottamento e cedimento della stessa diga sono inevitabili.
Sfioratore
Terminata la diga, bisogna aprire lo sfioratore per impedire che l’acqua piovana tracimi la diga; attraverso gli sfioratori l’acqua esce prima di aver raggiunto il livello superiore di guardia dello sbarramento. Deve esistere un giusto dislivello tra la quota di fondo dello sfioratore e l’altezza dello sbarramento, mediamente 1 metro e l’ampiezza dello o degli sfioratori deve essere tale da evitare che, durante le piovosità molto intense e generalmente di breve durata, si riempiano completamente gli invasi e tracimino oltre la sommità dello sbarramento .Si può fare un solo sfioratore o due sfioratori ai due lati della diga, ma lo sfioratore non deve essere centrale; si deve cercare di far passare l’acqua in sopravanzo sulla parte di terra solida e questo è possibile perché con la lama dell’apripista si deve incidere la falda della collina di lato, poco distante da dove inizia il rilevato della diga E’ generalmente importante proteggere le pareti dello sfioratore con tubi di sezione adeguata. Per evitare rischi di scalzamento lo sfioratore deve essere protetto con pietrame o con blocchetti di tufo, o con mattoni e malta, sia all’imbocco che allo sbocco; all’uscita dello sbocco, la striscia di terreno va protetta con mezzi tubi o con tavelline di dimensioni adeguate, come si vedono sulle scarpate confinanti con le autostrade.
Completamento dello sbarramento
I tubi dello sfioratore vanno ricoperti di terra fino alla sommità della diga; la sommità della stessa diga deve essere larga almeno 4 metri e deve essere inclinata leggermente verso monte e cioè verso l’invaso. Una leggera inclinazione del piano terminale è sufficiente affinché l’acqua piovana che cade sulla briglia vada dentro il laghetto che si è costruito a monte e non lungo la scarpata di valle. Per proteggere la scarpata di valle, se non si vuole spendere per sovrapporvi piote erbose, è necessario, ripeto, seminare erba medica, trifoglio, avena, o altre essenze a radice fittonante. Le piccole erosioni che si formano sulla scarpata alle prime piogge sono inevitabili ma non costituiscono alcun pericolo ed avvenuto l’inerbimento, non si formano più
Dimensioni degli sbarramenti o dighe in terra compressa
Gli sbarramenti in terra compressa possono essere lunghi quanto si vuole: la lunghezza non costituisce pericolo. L’altezza per realizzare i numerosi piccoli laghi artificiali necessari a trattenere a monte i violenti acquazzoni di breve durata, è bene che non superi i 4 – 6 metri, ed è consigliabile un altro sbarramento di protezione al di sotto dello sbarramento principale più a valle trasversale alla linea d’impluvio, per un’eventuale tracimazione del primo sbarramento. Se le altezze di questi sbarramenti non superano i 6 metri, la pressione dell’acqua è limitata, e se sono stati costruiti con terreno di medio impasto e di media umidità, i pericoli di cedimento sono quasi nulli. Per terreno di medio impasto s’intende che non sia né totalmente sabbia né totalmente argilla. Se sotto il primo strato superficiale non c’è terreno di questo tipo, occorrerà andarlo a caricare più lontano dal luogo dove si vuol costruire la piccola diga, ed in questo caso i costi saranno superiori
Manutenzione degli sbarramenti e degli sfioratori
Sottolineo e ripeto quanto esposto precedentemente sulla necessità di controlli periodici, almeno due volte l’anno, per poter eseguire lavori di manutenzione che consistono principalmente nel richiudere spaccature sulla sommità del rilevato e gli eventuali fori aperti da nutrie ed altri roditori. Inoltre, bisogna aver cura che all’imbocco degli sfioratori l’acqua non si insinui lateralmente o sotto al tubo; se ciò avviene lo sfioratore crolla e lo sbarramento viene tagliato dove l’acqua scorre. Per le briglie o dighe che vengono costruite per realizzare laghetti serbatoio per l’allungamento dei tempi di corrivazione, e cioè dei tempi che l’acqua piovana impiega ad arrivare ai corsi d’acqua di valle, ed i laghetti artificiali per l’irrigazione, occorre verificare che le pendici collinari che sovrastano l’invaso e la briglia in terra compressa siano stabili e cioè non siano soggette all’erosione, altrimenti è necessario stabilizzarle con i rimboschimenti, con i filari di alberature piantati sulle fosse di contenimento trasversali alla linea di massima pendenza, o con i terrazzi a difesa.
Accorgimenti per gli sbarramenti in terra compressa per la realizzazione di laghetti artificiali e laghetti serbatoio e per i grandi invasi
I laghetti serbatoio in particolare, i laghetti ed i laghi artificiali realizzati anche per altri scopi oltre quello di laminazione delle piene, come anche i grandi invasi per la produzione di energia idroelettrica, durante le stagioni di piovosità intensa, nei nostri climi, in autunno, debbono poter avere il massimo di capacità d’invaso per poter trattenere a monte l’acqua delle piogge torrenziali e di conseguenza vanno svuotati il più possibile, compatibilmente con l’esigenza di produrre energia elettrica o consentire l’irrigazione a valle
Fig.13. Laghetti serbatoi: pianta parziale di sottobacino; dighe in successione per la trattenuta delle acque a monte nei laghetti serbatoi
Fig. 14. 1) Sfioratore in tubi di cemento; 2) Sifone di svuotamento.
Svuotamento dei laghetti artificiali
Sia i laghetti artificiali per l’irrigazione che per la pesca sportiva, sia i laghetti serbatoio vanno svuotati almeno in parte, periodicamente, nei periodi dell’anno in cui maggiori sono i rischi di alluvione, alla cessazione di ogni pioggia torrenziale che nei nostri climi non dura mai più di qualche ora ed il sistema più semplice è quello di collegare un tubo flessibile o più di uno, della sezione di 10 – 20 cm, che attraversi la sommità del rilevato e che da una parte scenda dentro l’invaso alla maggior profondità possibile e dall’altra, oltre la scarpata di valle e sia munito all’estremità di una piccola pompa in grado di aspirare aria ed acqua. Una volta che siano svuotati – per i piccoli invasi è anche possibile innescare il tubo a sifone manualmente – sono in grado di trattenere altra acqua piovana di una successiva pioggia torrenziale; diversamente se le acque delle piogge torrenziali arrivano su invasi già pieni c’è il rischio di tracimazione ed in ogni caso non adempiono più alla funzione d’impedire che l’acqua piovana arrivi troppo rapidamente agli alvei dei corsi d’acqua situati a valle degli stessi invasi
Fig. 15. – Laghetto serbatoio
Per il controllo dei livelli dei grandi invasi e per lo svuotamento periodico alla cessazione di ogni pioggia, le guardie della Forestale ed i tecnici dei Consorzi di Bonifica debbono poter utilizzare elicotteri o aerei militari. Occorre inoltre, nei mesi di maggior rischio di alluvioni, un’adeguata informazione - per la durata di qualche minuto alla fine delle trasmissioni radiofoniche e televisive di servizio pubblico sulla viabilità – che illustri in breve ciò che va fatto per la difesa del suolo, come svuotare i laghetti serbatoio e tenere parzialmente vuoti tutti gli altri invasi.
Note conclusive su dighe e laghetti artificiali,
Se la produzione di energia elettrica dei grandi invasi artificiali nei periodi di rischio di alluvioni diventa un fatto subalterno e tale deve essere, tali invasi possono essere di grande utilità per prevenire le alluvioni. E’ fondamentale che nei periodi estivo-autunnali tali invasi siano semi-vuoti per la regolazione dell’onda di piena, e tale regolazione va fatta da un’autorità interregionale che, come indicato sopra, dovrà servirsi di elicotteri o aerei militari indispensabili per gli ordini di svuotamento e parziale svuotamento, ed il controllo sull’esecuzione degli stessi ordini nei confronti dei proprietari dei terreni dove si sono costruiti laghetti e dighe artificiali. Per i piccoli e medi laghetti artificiali, lo svuotamento, ripeto, si attua mediante sistemi di sifonamento automatici per mezzo di apposite pompe, o svuotamenti manuali per mezzo di adeguate tubazioni in plastica di diametro di 80 – 100 millimetri – un estremità del tubo va immersa nell’acqua del laghetto e l’altra al di fuori oltre la scarpata in terra compressa di valle – e trattandosi di molti invasi nei sottobacini è opportuno che sia organizzato un servizio aereo (possibilmente militare) con tecnici della Forestale che provvedano con gli elicotteri a portare nei vari invasi 2 operai che provvederanno allo svuotamento di tutti gli invasi alla cessazione di ogni periodo di pioggia intensa, senza cadere nel grave errore di aprire i grandi invasi contemporaneamente al passaggio dell’onda di piena come sembra sia accaduto nell’alluvione che colpì Firenze nel’66Come esporrò nel capitolo successivo, si può intervenire anche a valle nelle pianure alluvionali, prima che i fiumi attraversino città o altri manufatti industriali ed agricoli, per mezzo dei bacini di espansione e dei fossi scolmatoriGli invasi artificiali di raccolta delle acque, i terrazzi a countur e le fosse di contenimento adempiono anche ad un’altra funzione di eccezionale importanza per l’economia idrica degli Appennini e di altre catene collinari e montuose analoghe, e cioè quella di contribuire in maniera notevole a rifornire le falde freatiche, poverissime durante l’estate, e contribuire così all’ingrossamento delle sorgenti situate a valle degli stessi invasi.
Difese – terrazziUna “difesa” può essere assimilata ad una piccola strada a “mezza costa” che corre lungo una linea leggermente angolata rispetto ad una curva di livello; ma lo scopo principale non è il transito; la “difesa” interrompe, deviandolo trasversalmente, il cammino che le acque piovane superficiali percorrono in discesa perpendicolari lungo la falda collinare e che senza l’interruzione delle difese – terrazzi acquisterebbero velocità, trascinando a valle terra erosa ed altri materiali. E’ evidente che minore è la distanza che l’acqua percorre dall’inizio e cioè dalla linea di displuvio, e successivamente tra difesa e difesa minore è la quantità di acqua che si somma, minore è il pericolo delle erosioni e del trascinamento a valle di acqua, fango ed altri materiali. Studiando una falda collinare, a seconda che sia lavorata o no, si determina agevolmente quante “difese” occorreranno e quanto dovranno essere distanti tra di loro per impedire che l’acqua piovana di scorrimento superficiale, accumulandosi danneggi. Si comincia ad interrompere il cammino delle acque con la prima difesa al di sotto della linea di displuvio dove l’erosione inizia. Così aperta la difesa per quella parte di falda collinare e per determinate piovosità, non eccessivamente torrenziali, non si manifesteranno più numerose erosioni capillari od erosioni di notevole entità. Questa “strada a mezza costa” deve avere un’ inclinazione o verso monte se l’inclinazione della falda è elevata, cioè le acque debbono andare dal ciglio della “difesa” verso la scarpata di monte o verso valle, se l’inclinazione della falda è medio bassa. Nel primo caso L’acqua che si raccoglie lungo la linea d’intersezione tra la scarpata di monte e la difesa, ad un punto determinato, viene decantata in un pozzetto e deviata nuovamente verso la direzione di pendenza del terreno.
Fig. 16. particolari di una difesa in sezione
Fig. 17. – Trattore cingolato munito di apripista.
Come si realizzano le difese-terrazzi
Come la “briglia”, la “difesa” si realizza con l’apripista (ruspa a lama anteriore a comando idraulico). Non sono utilizzabili apripiste a sollevamento meccanico. Dovendo camminare lo strumento a mezza costa, bisogna che all’inizio, per impedire che scivoli a valle, si formi una piazzola, in modo da poter assumere la posizione orizzontale.
Formata la piazzola, si angola la lama in modo che la punta incida la falda della collina.Proseguendo per qualche metro e girando a ventaglio, si getta la terra verso valle. Avanzando così,si ha una prima tracciatura della “difesa”, la quale va poi perfezionata con la stessa ruspa.Tra la prima tracciatura, necessaria per poter far camminare la trattrice in piano, e il perfezionamento della difesa, è utilissimo arare “a buttar fuori”, a più riprese (2-3 volte generalmente alternate con passaggi di ruspa) la sede della difesa. In questo modo si riduce notevolmente il lavoro di ruspa che è il più costoso.
E’ molto importante disporre di bravi ruspasti, o palisti che sappiano eseguire anche la scarpata di monte con la lama, o la pala meccanica inclinabile orizzontalmente. La scarpata di valle si forma man mano che la terra cade. Come per le briglie è importantissimo comprimere il ciglio della difesa per evitare spaccature e franamenti.
La parte della difesa – terrazzo verso monte è aperta sul terreno solido, la parte verso valle è costituita da terra di riporto. Valgono le stesse considerazioni fatte per le briglie: bisogna che la compressione sia accuratissima e uniforme. Anche per la compressione del ciglio della difesa, è bene che la trattrice passi tenendo mezzo cingolo all’esterno.
Per quanto il ruspista possa operare bene, la scarpata di monte deve essere regolarizzata a mano, anzi è consigliabile che la regolarizzazione venga eseguita al più presto per facilitare l’inerbimento, al sopragiungere delle piogge.
Fig. 18. – Ciglio di difesa inerbito.
Inerbimento delle difese
E’ bene seminare subito questa scarpata: sulla, erba medica, trifoglio o altre essenze. In determinate circostanze è opportuno seminare delle “cattive erbe”, poiché queste erbe, per quanto non utilizzabili, ottengono tuttavia l’effetto di stabilizzare il terreno della scarpata, il quale diventato verde, non presenta più pericolo.Abbiamo veduto degli esempi importanti di questa tecnica lungo l’Autostrada del Sole; zona per zona si stabilisce quali essenze vanno seminate. Se si può seminare qualche cosa di utilizzabile, la scarpata può fornire foraggio; ma quando, compito principale delle opere non è tanto la produzione quanto la stabilizzazione del suolo, vanno seminate le essenze più adatte a questo scopo.
Funzioni delle difese – terrazzi
La difesa sostituisce l’antica “fossa livella” per le seguenti ragioni:
1) In terreni poco inclinati, l’interruzione della falda collinare non costituisce ostacolo all’attraversamento dei mezzi meccanici, in quanto gli appezzamenti a monte e a valle della linea d’interruzione della difesa vengono opportunamente raccordati. Nei terreni mediamente inclinati la difesa funziona da strada oltre che da fosso.
2) Gli eventuali trasporti di terra durante le piogge d’intensità eccezionale vengono a fermarsi sul piano della difesa e quindi sono facilmente rimovibili da successivi passaggi dell’apripista o della pala meccanica; diversamente lo svuotamento delle fosse livelle interrate richiede un maggior onere e tempi di lavoro più lunghi.
3) In terreni molto inclinati, le difese opportunamente collegate, pur conservando la loro funzione di fossi trasversali, costituiscono altresì una serie di terrazzi particolari (terreno a giacitura pianeggiante) utilizzabili magnificamente per l’impianto di alberati e vigneti o per normali colture in rotazione.
4) Le difese possono sostituire i fossi di guardia a monte dell’unità di coltivazione - come descriverò nel paragrafi successivi delle sistemazioni dei terreni coltivabili – quando vengono aperte ai piedi delle pendici collinari sovrastanti zone vallive; la loro funzione è di proteggere le valli dal disordinato irrompere delle acque superficiali delle pendici collinari di monte ed in questo caso costituiscono anche un’utile viabilità rurale.
La linea di limite tra la zona di valle arabile e le pendici delle colline non arabili non sempre ha pendenza uniforme per una lunghezza tale da raccogliere una sufficiente quantità d’acqua. In questa circostanza occorreranno spostamenti di terra per riempire avvallamenti e tagliare protuberanze. Si riduce così al minimo il numero dei fossi raccoglitori (vedi Parte III, pag. 139) che, aperti lungo la direzione di pendenza del terreno, attraversano le zone di valle, portando ai collettori principali, lungo linee preordinate, le acque delle pendici.
Fig. 19. – Difese raccordate
Sistema di difese – terrazzi collegati
Innanzi tutto si deve osservare che dopo la realizzazione delle difese e la regolarizzazione delle scarpate, l’estensione della falda collinare aumenta di superficie. In proiezione horizzontale, dall’ipotenusa della linea della falda, con il taglio della difesa, vengono a formarsi due cateti. In un certo senso quasi tutta la superficie della difesa viene ad aggiungersi a quella delle scarpate, corrispondenti all’estensione della falda, prima della realizzazione del lavoro.
Questa considerazione va fatta solo per falde non molto inclinate, nelle quali, aperte le difese, si possono utilizzare economicamente anche le scarpate ad esse raccordate; altrimenti i vantaggi sono 2, il primo è quello di prevenire le erosioni di stabilizzare le falde, il secondo è quello di ottenere terreno pianeggiante su falde collinari ripide.
Realizzando un insieme di difese, si ha un sistema di difese quando si stabiliscono fra esse vari collegamenti assimilabili a curve a gomito sufficientemente ampie per poter passare con i mezzi di lavoro e di trasporto da una difesa all’altra con facilità; nei sistemi di difesa su pendici a forte inclinazione i mezzi di lavorio potranno essere solo quelli piccoli trainati manualmente. Questo dei raccordi è il punto più delicato nella realizzazione di un sistema di difese.
Il numero delle difese da aprirsi lungo la falda collinare può variare da un minimo indispensabile per impedire l’erosione, ad un massimo per la più estesa utilizzazione di aree pianeggianti su lle collinari ripide.
Come accennato al paragrafo “Funzioni della difesa”, la realizzazione di un sistema di difese su terreni inclinati sostituisce egregiamente lo scasso o le buche per la messa a dimora di frutteti e vigneti.
A titolo esemplificativo prendiamo in esame una falda collinare con pendenza del 60%. Aperta una difesa della larghezza di 3 – 5 metri,la scarpata di valle risulterà formata di terra di riporto per un’altezza di metri 1,5 od inferiore. Si ottiene così uno strato di terra rimossa più che sufficiente per la messa a dimora delle suindicate piante. Inoltre si conseguono i seguenti vantaggi: la posizione delle piante sul ciglio elimina qualsiasi opera di drenaggio per lo sgrondo delle acque penetrate in eccesso. Le operazioni di irrigazione, potatura, irrorazione e raccolta, vengono rese possibili a costi notevolmente infeiori, rispetto agli impianti tradizionali, per la viabilità che offre un sistema di difese opportunamente collegati
Non è bene mettere a dimora immediatamente gli alberi sui cigli delle difese, perché, per quanto accurata sia stata la compressione, la terra si assesta nel periodo invernale, quando si inumidisce. E’ meglio aspettare l’anno seguente. Che il terreno si comprima non ha importanza, in quanto si tratta di terra di riporto e le piante possono essere messe a dimora aprendo soltanto la sede necessaria per il pane di terra e per la barbatella.
Fig. 21. – Valle protetta da una difesa (visibile la curva al centro della foto).
Fig.22 Esempio di terrazze su pendice collinare a forte pendenza con raccordi per la lavorazione, con piccoli attrezzi a guida manuale.
Pozzetti
Una volta realizzate le difese occorre disciplinare le acque nelle falde collinari a forte pendenza. Si interrompe la lunghezza del cammino delle acque raccolte lungo la linea di intersezione tra la scarpata di monte e la sede della difesa con dei pozzetti eseguiti in modo elementare e distanziati opportunamente. Descriviamo brevemente questa piccola opera d’arte.
E’ sufficiente che la sezione sia di cm 80 x 80 e la profondità di circa un metro. Si può realizzare con il materiale che si ha a disposizione, pietrame, blocchetti di tufo o mattoni. Esistono anche pozzetti prefabbricati in cemento.
Attraversamenti
Dal fondo di questi pozzetti partono tubi che attraversano similmente ad un ponticello la difesa, e vanno ad imboccare sui discendenti. E’ sufficiente che i tubi siano del diametro di cm 30 – 40. L’imbocco dei tubi deve essere ad una ventina di centimetri al di sopra del fondo del pozzetto per la parziale decantazione delle acque. Occorre molta attenzione nel porre in opera i tubi, poiché se per una ragione occasionale (fessurazione del terreno, fori ditopi, terra non sufficientemente compressa) siinsinua dell’acqua, i tubi vengono scalzati.
Fig. 24. – Discendente e pozzetto.
Discendenti
I discendenti, impluvii protetti, possono essere esterni (canalette o mezzi tubi) ed allora si appoggiano alla scarpata di valle nel punto terminale dell’attraversamento, o interni e cioè a tubi, ed allora sono uniti agli attraversamenti e sboccano o sulla difesa sottostante, o al fosso principale. Di difesa in difesa, le acque vengono condotte al fosso principale.
Allo sbocco dei tubi ai piedi della scarpata di valle è bene che ci sia un altro pozzetto o che sia rivestita la parete della difesa o del fosso contro la quale l’acqua batte (pietrame, blocchetti di tufo, mattoni). Queste piccole opere d’arte di carattere rustico, possono essere eseguite da qualsiasi lavoratore dei campi. La malta è bene che sia calce-cemento.
Se il terreno o lo strato roccioso sottostante non sono facilmente erodibili, il pozzetto in muratura, l’attraversamento ed il discendente possono essere sostituiti. In questo caso Il pozzetto viene scavato nella roccia e l’attraversamento può essere sostituito dal “passo rovescio” (vedi pag. 99, viabilità rurale), il discendente dalla via delle acque “water way”, di cui parleremo nel capitolo dei fossi.
Fosse di contenimento
Le fosse di contenimento furono utilmente sperimentate negli Stati Uniti, all’indomani dei gravi disastri verificatisi nella valle del Tennessee. Consistono in fosse assimilabili a trincee aperte lungo curve di livello di pendici impervie destinate a rimboschimento o al pascolo.
Queste fosse vanno realizzate a profondità, larghezza e distanza l’una dall’altra, tali da riempirsi senza tracimare ad ogni pioggia di intensità e di durata elevate e medie.
La pendice risulterà divisa a fasce trasversali delimitate da queste fosse che, durante la pioggia si riempiranno, impedendo che questa cadendo scenda a valle. Le fasce tra le fosse di contenimento riceveranno così quasi esclusivamente le acque zenitali.
In certi tipi di roccia, parte dell’acqua, che va a riempire le fosse, può insinuarsi nelle fenditure.Oltre al vantaggio di avere maggiore capienza di raccolta,dalla rete di fosse, in certe circostanze, può con facilità verificarsi un notevole ingrossamento delle sorgenti di valle. Infatti, col sistema delle fosse di contenimento viene sottratta allo scorrimento la massima parte dell’acqua piovana che cade sulle pendici.
E’ evidente che bisogna eseguire in precedenza dei rilievi geologic che debbono accertare l’eventuale presenza ed inclinazione degli strati argillosi, i quali potrebbero, assorbendo acqua, “slittare” e portare alle grandi frane. E’ chiaro che in presenza di strati argillosi sottostanti allo strato superficiale umifero è preferibile non realizzare le fosse di contenimento, ma semplicemente stretti sentieri eguali a quelli che si costruiscono gli animali al pascolo per poter pascolare in piano sulle pareti collinari a forte pendenza: Esistono piccolissimi scavatori con benne larghe 20 - 30 cm e apripiste minime larghe anche meno di 1 metro.
Un uso complementare delle fosse di contenimento è quello dell’impianto di filari di giovani alberi; in questo caso vanno riempite con parte della terra scavata precedentemente e in parte con terriccio; si avrà una ridotta capacità di invaso dell’acqua piovana rispetto alle fosse tradizionali aperte realizzate negli USA, ma si otterrà un rapido accrescimento degli alberi su terreno drenato; i vantaggi degli impianti di filari di alberi sono i seguenti : aumento della biomassa legnosa per la produzione di energie alternative; il rilascio ossigeno nell’atmosfera e l’assorbimento di anidride carbonica, fatto quest’ultimo che riduce l’effetto serra.
Fig.25 Esempio di terrazzamento su pendice collinare a media pendenza
Fig.26 1) La parete collinare a leggera pendenza prima della sistemazione a terrazze.
2) La parete collinare dopo la sistemazione a terrazze.
3) Particolare del fosso di valle sopra la scarpata incolta, protetto dai mezzi tubi di cemento e dall’alberatura a filari.
Terrazzamenti ampi su colline a leggera pendenza
Anche i terreni collinari a leggera pendenza poggianti su sabbia o su altri tipi di roccia friabile,possono essere danneggiati dall’erosione.In queste circostanze è possibile richiudere le erosioni ed evitare che si riformino realizzando terrazzi molto ampi con pendenza verso valle, a differenza dei terrazzi a difesa, che vanno aperti in contropendenza verso monte.
Trasversalmente alla linea di pendenza, a distanza opportuna, si aprono dei gradoni che interrompono la pendenza esistente; la pendice collinare viene suddivisa in ampie fasce o terrazzi inframezzati da scarpate strette ed a forte pendenza che possiamo chiamare anche gradoni o contour. Il mezzo meccanico indispensabile è l’apripista montata possibilmente su trattore cingolato la una eventuale pala meccanica dentata che, procedendo davanti all’apripista, rende il lavoro di questa più agevole e più veloce. I movimenti dell’apripista sono a ventaglio in modo da formare i terrazzi ad iniziare dalla sommità, utilizzando la stessa tecnica dei terrazzi a difesa; in questo caso la lama sarà inclinata verso valle.
Da lontano, si potranno osservare, al posto della falda unica ad una pendenza, ampi terrazzi inclinati verso valle a pendenza inferiore a quella precedente, confinanti ciascuno con le strisce delle scarpate incolte a forte pendenza. Lungo la linea superiore delle scarpate sarà possibile l’impianto di alberature che verranno a trovarsi su terreno scassato e drenato; le scarpate potranno essere mantenute pulite per mezzo dei recenti decespugliatori manuali con motore a miscela.
Questi terrazzamenti impongono e lavorazioni a giropoggio ed impediscono il formarsi di erosioni capillari con il conseguente trascinamento a valle di materiale terroso ed impoverimento della fertilità.
Fig.27
Fig.28 Ricostruzione con pali e alberi della zona franata
Tecniche d’ingegneria naturalistica
Il disegno B illustra una delle tante tecniche d’ingegneria naturalistica realizzata lungo alcuni tratti del fiume austriaco Inn: per ridurre la velocità ed aumentare la portata è stata raddoppiata la larghezza del fiume costruendo un nuovo alveo senza eliminare la vecchia arginatura sulla quale si erano sviluppati centinaia di salici.
Gli interventi d’ingegneria naturalistica sono molto meno costosi rispetto ai tradizionali interventi realizzati con opere di cemento: per rinforzare gli argini e renderli più resistenti alla forza erosiva delle acque è possibile impiantare alberi come i salici che crescono rapidamente e che facilitano il sopraggiungere spontaneo di nuove piante che contribuiscono ad aumentare la stabilità dell’opera. “Oltre che in Austria, esempi di opere d’ingegneria naturalistica sono stati realizzati con successo in Francia, in Svizzera ed in altri paesi: in Italia sono iniziati solo negli anni ’80″ – spiega Giuliano Sauli, Presidente dell’Associazione per l’IngegneriNaturalistica- “e sono stati portati avanti in Alto Adige,nel Trentino e nel Veneto”. Quantunque le esperienze realizzate in Alto Adige siano positive è ancora difficile da far accettare ad ingegneri e tecnici la possibilità di utilizzare le tecniche d’ingegneria naturalistica, anche per la scarsa informazione radio-televisiva in questa materia.
I sistemi tradizionali classici portano molto spesso a risultati con impatto invasivo estremamente negativo ed hanno costi di realizzazione particolarmente elevati. Diversamente l’uso di materiali naturali, non solo in pochi anni porta agli stessi risultati tecnici, ma riesce a reintegrare completamente l’area degradata nell’ambiente naturale con costi notevolmente inferiori rispetto a quelli dell’ingegneria classica.
Metodi e materiali proposti dall’ingegneria naturalistica
Ad esempio, pali di legno incrociati tra loro in maniera diversa a seconda dei casi e successivamente rinforzati con del terreno prelevato nelle vicinanze, stipato tra i pali stessi, possono dare origine ad una struttura che per resistenza non è assolutamente inferiore a certi muri in calcestruzzo: questi necessitano, per lo spessore e la profondità delle fondazioni, di enormi quantità di cemento che hanno un forte impatto negativo sull’ambiente anche dal punto di vista paesaggistico.
CONSIDERAZIONI ECONOMICHE
Opere d’arte
I costi sono relativamente poco elevati, benché per la muratura anche grossolana in campagna, può presentarsi l’onere del trasporto del materiale e dell’acqua. Queste opere in collina vanno eseguite quando il terreno non è eccessivamente bagnato, poiché trasportare tubi e pietre su falde collinari umide, lungo le quali si scivola, è veramente oneroso. Una volta eseguite le difese, si può approvvigionare il materiale avvalendosi della viabilità che la difesa fornisce.
Per quanto si riferisce ai materiali, bisogna controllare che essi siano economici. Economico è un materiale non poco costoso, ma quello che ha il prezzo d’uso più basso, che dura di più, facendoci spendere meno ogni anno.
Gabbioni, muri di contro e sotto-scarpa occorrono raramente, ma, per tali opere di più grande impegno, si rimanda ai manuali specializzati.
Spostamento di terra
Spostando la terra con la ruspa,la quantità che può essere spostata dipende dalle condizioni di umidità e resistenza del terreno, dal tipo di strumento adoperato e dalla abilità di colui che lo conduce.Questi tre elementi sono talmente variabili per cui non è possibile fare una previsione esatta. Si può dire qualche cosa di generico, ma tuttavia molto utile. E’ bene ripetere che al momento della realizzazione dei lavori la terra non deve essere né troppo umida né troppo secca. La terra secca si incide difficilmente, la terra troppo umida forma una specie di riccio, di rotolo davanti alla lama, e la quantità trasportata è minima. Utilizzando terra troppo umida, come è stato detto sopra, aumentano i pericoli delle fessurazioni estive. Una difesa o una briglia possono crollare proprio per le fessurazioni estive. Se si avesse una pioggia fuori tempo, bisogna rendersi conto delle condizioni in cui si trova il terreno per riprendere e completare i lavori.
Le grandi apripiste spostano maggior quantità di terra e il loro costo d’esercizio è proporzionalmente inferiore al lavoro che da esse si può ottenere,rispetto alle medie (60- 70 cavalli). Le grandi inoltre, hanno il vantaggio tecnico, che è auspicabile venga applicato alle piccole e alle medie, dello spostamento orizzontale a comando idraulico della lama oltre a quello verticale. Nei lavori sopra descritti, sono frequenti gli spostamenti orizzontali della lama. Non entriamo in merito alla possibilità finanziarid’acquisto da parte delle medie e piccole aziende di siffatti strumenti, osserviamo soltanto che, trattandosi di lavori che non richiedono tempestività e periodi fissi per la loro realizzazione, la gestione di questi strumenti può essere realizzata da parte di consorzi di agricoltori o da contoterzisti.
Adoperando apripiste di grande potenza non bisogna essere tentati di aprire difese molto più larghe di 3-5 metri, giacché, specie nei terreni molto inclinati, si scoprirebbe molta più roccia sterile, e il notevole taglio della scarpata di monte che ne deriva, aumenterebbe il pericolo di erosioni e franamenti. E’ sempre possibile regolarizzare e proteggere con maggiori oneri le scarpate di monte tagliate molto alte, se particolari opere stradali od altro giustificano grandi spianamenti di terra in collina.
Le apripiste di media potenza possono avere largo impiego sia per questi lavori che per i livellamenti di cui diremo appresso. Le apripiste di media potenza possono essere utilizzate anche per altri lavori agricoli e infine, per lavori dislocati in aziende non contigue, presentano il vantaggio di essere trasportate da camion di dimensioni normali.A parità di macchina e di terreno, la variazione di costo, dipendente dall’abilità del conducente, può essere anche del 500%. Se chi conduce non ha un’idea plastica e precisa del lavoro che deve compiere e se non ha la padronanza assoluta dello strumento (può avvenire ad esempio che le marce indietro, che costano come le marce avanti, vengano quadruplicate) il costo aumenta in misura proporzionale. Prendendo la terra non esattamente “a verso” può avvenire che per ogni viaggio se ne porti molto meno di quanto lo strumento potrebbe; per questo l’abilità del ruspista influisce tanto sul costo dello spostamento di terra.
Per l’esecuzione e la manutenzione di queste opere numerose e capillari sono necessari i Distretti Rurali per la Difesa del Suolo che possono identificarsi con i Consorzi di Bonifica Montani nelle zone in cui ancora esistono e/o con le Comunità Montane che vanno assistite da equipe di tecnici degli Ispettorati Provinciali e della Forestale, degli assessorati regionali agricoli : queste equipe di tecnici spostandosi periodicamente da un distretto all’altro settimanalmente, possono coprire vaste zone d’intervento.
CONCLUSIONE
Gli interventi legislativi tendenti ad impedire le erosioni e le frane sono i vincoli che impediscono ai proprietari e agli imprenditori agricoli di lavorare pendii scoscesi con pendenze superiori al 20-25% per coltivazioni annuali con semine autunno-invernali, ad eccezione di quelle pendici sistemate a terrazze – difese.
Per determinati terreni particolarmente tenaci, e cioè resistenti alle erosioni, si possono autorizzare coltivazioni di prati pluriennali con semine nella stagione primaverile, durante la quale le piogge non si presentano con violenza e quantità particolarmente elevate come accade nell’inverno e nell’autunno.
I tecnici predisposti al controllo dei vincoli idraulico- agrari debbono essere i tecnici dei Consorzi di Bonifica, della Forestale e delle Comunità Montane nei territori di loro competenza, coadiuvati dai militari dell’Aeronautica. Costoro avranno anche ,come sopra esposto, il compito di controllare anche i livelli ditutti gli invasi, dai laghetti serbatoio ai laghetti collinari per l’irrigazione e per la pesca, ai grandi invasi per la produzione dell’energia idroelettri
CAPITOLO II
OPERE E TECNICHE DI DIFESA DEL SUOLO DI VALLE Opere di difesa dalle inondazioni da costruire a valle Bacini d’espansione
Oltre alle opere di difesa di monte, specie nei bacini fluviali molto ampi, è utile progettare e costruire “opere di valle” nelle vicinanze dei corsi d’acqua per ridurre ed a volte eliminare i danni alle costruzioni ed ai campi coltivati dovuti all’irrompere improvviso e violento delle acque fluviali.
Per evitare gli straripamenti improvvisi e violenti si possono costruire i bacini d’espansione che hanno le stesse funzioni dei laghetti serbatoio e di laminazione ma differiscono per la loro localizzazione e la loro ampiezza; infatti si costruiscono nelle pianure attraversate dai fiumi a monte delle aree urbane che si vogliono proteggere, e cioè centinaia di metri e a volte chilometri prima delle stesse aree si preordinano ampi spazi che vengono allagati artificialmente dai tecnici quando i fiumi raggiungono e superano i livelli di guardia.
Ad esempio, a monte della città di Roma, qualche decina di chilometri prima che il Tevere attraversi la città, nella località di Magliano Sabino, tra due anse del Tevere viene allagata tutta una vasta area aprendo appositi sbarramenti lungo gli argini, ogni qualvolta il fiume in piena nel tratto a valle supera i livelli di guardia sotto i ponti della città Si possono realizzare bacini d’espansione parziali, dove è possibile e dove è più facile. E’ del tutto ovvio che minore è la quantità d’acqua che si fa espandere artificialmente, minore è l’abbassamento del livello di piena del fiume. Ma piccoli bacini di espansione per i vari affluenti e pe i piccoli sub-affluenti, influiscono, se numerosi, sul corso d’acqua principale.
Argini
Gli argini consistono in terrapieni sviluppati in lunghezza che costeggiano i corsi d’acqua lungo le due sponde ed hanno la funzione di contenere all’interno le acque fluviali ed evitare che in caso di piena invadano le aree circostanti.Si hanno diversi tipi di argini: fluviali, marittimi detti anche dighe, di bonifica, d’irrigazione.
Sulle sommità degli argini a volte vengono costruiti piccoli argini più ristretti che prendono il nome di soprasuoli ed hanno lo scopo di prevenire esondazioni d’acqua straordinari. Gli argini fluviali, che sono i più diffusi, vengono generalmente costruiti in terra compressa applicando le stesse tecniche esaminate nel paragrafo ”Tecniche di costruzione delle dighe in terra compressa”.
E’fondamentale nella costruzione di nuovi argini e nel rinforzamento di quelli esistenti, la livellazione e la compressione dei singoli strati di terreno riportati sul terrapieno; tale compressione deve essere effettuata strato per strato, in modo da formare un terrapieno compatto.
In corrispondenza dei fossi principali per lo sgrondo dell’acqua superficiale e di quella penetrata in più della quantità ottimale, e cioè in più di quella capillare, occorreranno attraversamenti in tubi di sezione adeguata forniti di valvole speciali che permettano l’uscita dell’acqua piovana dai campi coltivati provocata dalle piogge o da impianti d’irrigazione a scorrimento ed impediscano, in caso di piena, di riattraversare l’argine in direzione contraria.
L’altezza della cresta dell’argine deve essere superiore rispetto all’altezza del livello medio delle acque in piena di almeno mezzo metro o di quell’altezza che si riterrà necessaria in base ai livelli di guardia raggiunti nel passato, al fine di evitare tracimazioni che rischierebbero di aprire delle falle nel corpo dell’argine. La differenza di altezza tra il livello d’acqua del corso d’acqua in regime di morbida ed il livello raggiungibile dal fiume in piena si chiama “franco”.
Con l’andare del tempo, le piogge e l’eventuale transito sopra la diga, il terrapieno dell’argine tende a compattarsi e quindi ad abbassarsi: in questo caso la quota di “franco” e cioè l’altezza dell’argine rispetto al livello medio di piena tende a ridursi anche al di sotto del mezzo metro ed in questo caso è necessario aumentare l’altezza della sommità dell’argine con altri strati di terra di riporto che dovranno essere livellati e costipati dai mezzi meccanici con la massima accuratezza.
La sommità dell’argine, per essere transitata dai mezzi meccanici come pale meccaniche ed apripiste, deve essere larga almeno 4 metri; si facilita così l’eventuale lavoro di sollevamento e compattamento del rilevato.
Se per qualsiasi motivo l’argine, come la diga in terra compressa, dovesse subire negli anni infiltrazioni che, aumentando, rischiano di provocare crolli, è necessario svuotare completamente gli invasi artificiali e ricostruire la diga dall’altezza in cui si verificano le infiltrazioni. Per gli argini occorrerà aspettare il periodo estivo, di magra, durante il quale le acque scendono di molto al di sotto del livello di morbida (il livello di morbida è il livello medio che le acque dei corsi d’acqua raggiungono durante l’anno in regime di piovosità normale) e ricostruire la parte dell’argine che le infiltrazioni hanno compromesso. La parte di argine compromessa dalle infiltrazioni dovrà essere asportata in modo che la parte da ricostruire si appoggi su di un piano poco inclinato verso l’esterno: la terra di riporto per questi lavori di restauro deve essere di umidità ottimale “in tempera” e cioè né troppo bagnata né troppo asciutta e così la compressione degli strati di riporto potrà essere uniforme ed il terrapieno acquisterà la compattezza di un mattone d’argilla.
Per evitare sopraelevazioni degli argini dove è possibile è utile lasciare strisce di terreno lungo le rive, coltivabili eventualmente a pioppeto tra le stesse rive e gli argini; tali strisce di larghezza adeguata si chiamano golene.
Golene
Le golene, come accennato nel paragrafo precedente, sono spazi pianeggianti, in certi casi ampi, situati tra le rive di un fiume o di un semplice corso d’acqua e gli argini degli stessi: tali spazi – comprese le isole che si possono formare - negli anni si modificano col modificarsi del percorso del fiume.
Le golene vengono onsiderate per il loro utilizzo pertinenze ed appartengono in parte al demanio ed in parte ai privati proprietari dei terreni confinanti col fiume: le parti demaniali sono quelle più vicine alle sponde, che vanno sott’acqua nei periodi di piena e private quelle al di là della linea d’immersione durante le piene. Non è sempre agevole determinare i confini tra le une e le altre.
In ogni caso è prevista la concessione delle parti demaniali ai proprietari che ne fanno richiesta da parte dell’amministrazione finanziaria in base al R.D.L. 18 giugno 1936 n. 1338 che prevede altresì provvidenze per agevolare e diffondere la coltivazione a pioppo delle golene demaniali. La concessione viene rilasciata secondo criteri stabiliti dalle diverse commissioni provinciali costituite per l’incremento delle coltivazioni arboree nelle pertinenze demaniali: da parte dei concessionari non viene pagato un affitto, ma solo un canone annuo a titolo di riconoscimento della proprietà demaniale. La concessione viene rilasciata per il periodo occorrente alla maturazione ed al taglio del prodotto e conferisce al concessionario il diritto a far proprio il prodotto del terreno.
Quando esiste controversia fra più proprietari sulle parti golenali non appartenenti al demanio perché situate al di là della linea di confine raggiungibile dalle piene, il Genio Civile interviene per stabilire le condizioni altimetriche del terreno golenale e per determinare le linee di confine tra gli aventi diritto in conformità alle consuetudini. Il frontista interessato al riconoscimento del diritto di proprietà presenta domanda in triplice copia all’Intendenza di Finanza con allegate le planimetrie dei terreni dei quali chiede il riconoscimento del diritto di proprietà: l’Intendenza di Finanza per il riconoscimento della proprietà ed il relativo accatastamento si avvale del lavoro tecnico del Genio Civile.
La concessione della coltivazione delle parti golenali demaniali può essere revocata in caso d’inosservanza degli obblighi assunti dal concessionario e può essere revocata anche per ragioni di pubblico interesse, come ad esempio a causa della necessità di rinforzare gli argini, prendendo terreno dell’area golenale nei periodi di secca.
Adattamenti e modifiche alla legge del 1936 furono introdotti con la legge del 31 luglio 1956 n. 1016 e successivamente con la legge del 12 dicembre 1960 riguardante la composizione della commissione provinciale, la durata minima di 10 anni della concessione, la restrizione al limite massimo di 18 ettari del diritto di prelazione esercitabile da parte dei terzi affittuari in caso di vendita da parte dei proprietari.
Da un punto di vista tecnico è importante incentivare la coltivazione arborea, assicurando da parte dello Stato la vendita in particolare del taglio a rotazione dei pioppeti piantati nelle aree golenali; in tal modo l’agricoltore è interessato ai lavori periodici di pulitura dalle eventuali sterpaglie mediante operazioni di decespugliamento e di smorganatura di suddette aree, impedendo il crescere della flora spontanea golenale che ridurrebbe la portata delle acque fluviali nei periodi di piena, e sarà incentivato da i sussidi di stato ai lavori di livellazione con pendenze uniformi verso le sponde per evitare dannosi ristagni d’acqua al cessare delle piene o di piogge, quando le acque rientrano negli alvei.
Fossi scolmatori
I fossi scolmatori vengono aperti a monte di tratti di fiumi o di torrenti che attraversano insediamenti urbani o industriali: servono a far defluire le acque in eccesso che, avendo superato il livello di guardia, potrebbero esondare nelle aree a rischio e recare gravi danni alluvionali; diversamente, facendole deviare, mediante l’apertura ed il convogliamento in un fosso o canale scolmatore o in più fossi scolmatori, si abbassano i livelli di piena e si possono evitare gli allagamenti improvvisi e distruttivi.
La deviazione dell’acqua in eccesso può avvenire automaticamente allorché le acque del corso d’acqua principale superano una determinata portata e defluiscono nel fosso scolmatore, oppure artificialmente attraverso l’apertura di paratie mobili, preferibilmente in legno di castagno, che vengono aperte come piccole dighe su di una parete del fiume nei periodi di piena, alla congiunzione con uno o più fossi o canali scolmatori. In certe circostanze dove è praticamente impossibile realizzare un bacino di espansione confinante al corso d’acqua, il canale scolmatore può collegare il bacino di espansione da costruire lontano dalle rive del fiume, collegandol ppunto col fosso scolmatore. In altre circostanze si può fare a meno di costruire il bacino di espansione e far defluire le acque del o dei fossi scolmatori a valle: a) nello stesso corso d’acqua, superati i tratti che attraversano aree abitate o industriali, b) in mare, c) in un invaso naturale o artificiale già costruito e situato nelle vicinanze a condizione che abbia una notevole capacità d’invaso.
Esondazioni naturali – Allagamenti artificiali – Marcite per le risaie
In determinati paesi esistono condizioni nelle quali i fiumi non sono stati arginati, esondano periodicamente da millenni, allagano i campi limitrofi e non causano danni alle colture, anzi trasportano e spandono fertile limo.
Certamente è indispensabile che, per evitare ristagni e di conseguenza asfissia delle piante, siano realizzate opere di bonifica e di sistemazione dei terreni prima che inizino i periodi di pioggia : una volta realizzate queste opere, è di fondamentale importanza costituire strutture organizzative per la loro manutenzione periodica.Tali strutture debbono essere costituite sull’esempio dei Districts of Soil Conservation degli USA.
Le opere di bonifica che vanno realizzate una tantum e negli anni successivi debbono essere mantenute, sono le livellazioni delle diverse unità di oltivazione con pendenza uniforme verso i fossi di valle (vedi pag. 135 e seguenti ) ed i fossi principali che generalmente vanno aperti in contro pendenza paralleli alle linee di andamento degli stessi alvei.
La maggior parte delle pianure alluvionali, a causa delle lluvioni che si sono succedute nelle ere geologiche passate, presentano vicino al letto del fiume, sotto lo strato terroso, materiale grossolano come ciotoli e breccia e poi, più lontano dalle sponde, materiale gradatamente più fino e di conseguenza la pendenza prevalente delle medesime pianure non è verso le sponde, ma al contrario lontano da queste. Pertanto, i fossi principali della bonifica che raccolgono le acque dei vari fossi capillari di valle delle unità di coltivazione, vengono aperti, come indicato nel precedente periodo in contro pendenza, anche a centinaia di metri dal fiume, corrono parallelamente alla direzione del fiume verso valle per non meno di qualche centinaio di metri e poi vengono ++girati sempre in contropendenza normalmente ad angolo retto e fatti sboccare più a valle verso il fiume per poter sgrondare le acque superficiali e quelle di drenaggio delle diverse unità di coltivazione.
Queste pianure venivano arate per presoni con ali di 12 e più metri a colmare, in modo che le unità di lavorazione avevano due pendenze: una dal colmo della presa ai lati ed un’altra lungo la pendenza naturale verso il fosso capillare di valle della stessa unità. Da qualche decennio, e cioè da quando è stata introdotta la tecnica della rippatura (1), utile anche per rompere il crostone di lavorazione(2), le prese possono essere lavorate non più a colmare ma anche in piano. Certamente, se le stagioni dell’annata agraria sono molto piovose ela roccia sottostante allo strato lavorato è di tipo impermeabile, per avere uno sgrondo delle acque penetrate in più di quelle capillari è più opportuno lavorare le prese a colmare e dare loro la doppia pendenza verso i lati e verso valle, intendendo per valle la direzione di massima pendenza dell’appezzamento di terreno
A causa di bradisismi- lenti movimenti di abbassamento della crosta terrestre rispetto al livello del mare – il franco di coltivazione (1) dei terreni lavorabili si riduce ed in questi casi il livello dei terreni può addirittura scendere sotto il livello del mare; in questa circostanza sono necessarie le idrovore, enormi pompe che tolgono l’acqua dai campi, in modo da ripristinare uno spessore sufficiente di franco di coltivazione. Una tecnica possibile per fronteggiare il ridursi del franco di coltivazione è quella di arare a colmare a prese molto strette per una larghezza di 10 metri e quindi con ali di 5 metri, in modo che i fossi capillari laterali siano poco profondi e di conseguenza anche i fossi di valle ed i fossi principali, in modo da impedire ristagni superficiali e sottosuperficiali. In questo caso è preferibile impiantare colture pluriennali, piantagioni, alberature o ortaggi che non necessitano di approfondire di molto le loro radici e non necessitano di grandi macchine, come le mietitrebbiatrici, per la raccolta dei prodotti stessi.
Lavori di dragaggio
Occorre accennare anche ai lavori di dragaggio che consistono nell’asportazione dai letti dei corsi d’acqua di materiale solido, per lo più sabbia mista a terriccio e breccia, trasportati sui letti dei corsi d’acqua dalle erosioni naturali e da quelle provocate dagli uomini, che con l’andare del tempo riducono enormemente la portata degli stessi corsi d’acqua. Se tale materiale non viene asportato e si vuol mantenere la stessa portata (cioè la quantità d’acqua che passa al minuto in una data sezione del fiume) è necessario sollevare a più riprese gli argini, il
1) Il franco di coltivazione è la differenza di quota tra i fondi dei fossi principali e la parte più bassa dello strato lavorato e deve essere tale da permettere alle radici delle piante coltivate di svilupparsi in uno strato di terreno di giusta umidità e non eccessivamente bagnato. che, oltre ad essere molto più oneroso dei lavori di dragaggio, diviene negli anni impraticabile.
Nel recente passato, per scopi diversi da quelli di mantenere un determinato equilibrio tra profondità dei letti e portata dei corsi d’acqua, esclusivamente per motivi economici, si è esagerato nell’asportare sabbia di fiume per l’edilizia, riducendo, sembra secondo alcuni ambientalisti, il ripascimento dei tratti di spiaggia sabbiosi lungo le coste. Successivamente si è sbagliato nel bloccare in maniera indiscriminata con leggi ed ordinanze l’asportazione di materiali dai letti dei fiumi; se non si interviene in misura equilibrata nei lavori di dragaggio, gli stessi fiumi cessano di divenire navigabili, oltre al fatto di straripare molto più facilmente anche per piogge non particolarmente intense e prolungate nel tempo.
L’obiettivo di questa opera di difesa dagli straripamenti e di conseguenza dalle alluvioni, come per le altre descritte nel testo, è quello di abbandonare la filosofia di lasciar fare alle forze della natura abolendo qualsiasi intervento artificiale umano, ma di realizzare diversi interventi anche piccoli e numerosi sui terreni e sui corsi d’acqua che riportino ad equilibri compatibili con l’ecosistema e la conservazione dell’ambiente; tra questi i rimboschimenti ed in particolare le piantate di filari di alberi da reddito come i pioppi, i noci, i castagni che vanno incentivati con procedure più snelle e con contributi biennali in conto capitale, restituibili al momento del diradamento e della vendita. Tutto ciò è utile per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela dei redditi degli operatori agricoli.
RICHIAMO LEGISLATIVO SULLE OPERE DI DIFESA DEL SUOLO
Il comma C dell’articolo 3 della legge 18 maggio 1989 N.183 per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo prevede la moderazione delle piene anche mediante serbatoi d’invaso, vasche di laminazione, casse di espansione, scaricatori, scolmatori, diversivi per la difesa dalle inondazioni e dagli allagamenti.
Arginature di protezione ed interventi di ricostruzione di manufatti sopraelevati oltre il livello delle piene
Il danno dell’esondazione causata dalla piena non è soltanto il fatto che l’acqua esce dall’alveo, danneggiando i manufatti, quanto il fatto che, una volta uscita, non rientra e rimangono delle zone allagate.
Ciò avviene dove si ha imperfezione di conformazione del terreno, per esempio nel Tavoliere di Puglia, dove molte zone sono in contropendenza e tale imperfezione non viene corretta. Basta un lieve dislivello perché l’acqua superficiale e a maggior ragione l’acqua penetrata in più di quella capillare, non esca più dal terreno: il danno agronomico è gravissimo.
Le acque che invadono il terreno debbono essere il più possibile limpide: se trasportano materiale solido, questo si sovrappone al terreno e produce grave danno. Se si trattasse di acque come quelle del Nilo, ricche di sostanze organiche fertilizzanti provenienti dalle foreste situate a monte nel bacino imbrifero, il fatto sarebbe completamente differente. E’ noto che le acque del Nilo sono fertilizzanti dei terreni sabbiosi che attraversa, non soltanto per l’umidità, ma perché arricchiscono il terreno di una notevole quantità di sostanza organica, denominata limo. Tutto ciò è accaduto per millenni fino a che non è stata costruita la diga di Assuan che ha impedito le esondazioni naturali nei periodi delle piogge.
Le acque che scendono dalle nostre montagne non sono, nella maggior parte dei casi, fertilizzanti perché scendono attraverso le grandi erosioni, nelle quali l’orizzonte superficiale del terreno è scomparso da tempo. Quindi vengono giù acque torbide che trasportano materiali sterili che, sovrapposti al terreno, ne diminuiscono la capacità produttiva.
Le arginature possono essere “di protezione”: Per esempio, se un gruppo di fabbricati preesistenti si trova al di sotto del livello raggiungibile dalle acque del fiume in piena, si può circondarlo con un argine protettivo che impedisce così alle acque di invaderlo.
Dove si debbono progettare nuove strade o nuove case, il piano di appoggio dovrà essere preventivamente stabilito ad una quota più alta di quella che le acque potranno raggiungere: la strada andrà sopra-rilevata. In ogni caso strade e manufatti vanno messi in franco, cioè al sicuro al disopra dei livelli raggiungibili dalle piene e dagli straripamenti, consentendo all’acqua di espandersi nel bacino; è indispensabile realizzare, in precedenza prima del verificarsi delle innondazioni, la via di re-uscita dell’acqua anche di quella sottosuperficiale: occorre creare tutta la rete di sgrondo mediante l’apertura di piccoli e grandi fossi.
Della parola sgrondo bisogna ben chiarire il significato. Per sgrondo bisogna intendere “uscita delle acque scolate” cioè uscita delle acque penetrate in più della quantità capillare. Qui si tratta di tecnica sistematoria.
CAPITOLO III
VIABILITA’ RURALE
Opere ed interventi per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade secondarie
Viabilità aziendale
Disporre di strade agevolmente percorribili è stata sempre una comodità per qualunque azienda, ma oggi questa comodità è divenuta una necessità. Quando non era diffuso l’uso dei mezzi meccanici, gli animali, o a sella o trainando carri o a slitte, potevano passare quasi ovunque.
La generalizzazione dell’uso dei mezzi meccanici impone di disporre di una rete stradale di ben altre caratteristiche che non vecchi sentieri transitabili a piedi e dagli animali.Le strade interne aziendali che non debbono essere percorse durante le piogge, possono essere realizzate in terra battuta. Cioè viene preparato il “cassonetto” accuratamente compresso ad una sola pendenza del 2 – 3 % verso il fosso – cunetta confinante con i campi limitrofi, per la raccolta dell’acqua piovana.
L’efficienza di queste strade più delle altre dipende dalla manutenzione delle cunette e degli attraversamenti, operazione molto economica, che va ripetuta più volte all’anno con la massima diligenza.
L’inerbimento o semplicemente il cospargimento di minuto materiale siliceo-calcareo in quantità minime, rendono queste strade maggiormente compatte e resistenti.
La larghezza della strada deve essere la minima possibile, quanto basta perché due mezzi si incrocino, anche se debbono rallentare la loro già piccola velocità. Quattro, cinque metri,o sei, se si vuole, sono sufficienti.
Trattandosi di piccole strade non è necessarioricorrere a formule per la curvatura stradale, come per le grandi strade. Per le piccole strade basta dire che debbono essere convenientemente baulate1. Una inclinazione del 4 -
b n5 % è necessaria e sufficiente. Se la baulatura è un po’ accentuata, niente di male. Sono strade che i veicoli percorrono non a velocità elevate e la baulatura accentuata facilita l’esodo dell’acqua,di conseguenza si formano meno buche.
Fig. 29. – Eliminazione delle banchine per la trasformazione delle vecchie cunette protette da banchine con cunette alla francese. Notare l’ampliamento della sede stradale.
Realizzazione della strada in terra compressa
Definito il tracciato, (e quasi sempre nelle campagne esiste un vecchio tracciato che normalmente è il più logico, poiché frutto di vecchia esperienza),bisogna ben precisare la linea di una delle 2 cunette laterali. Poi, avvalendosi della ruspa, denominata anche apripista, si percorre la linea precisata portando la terra dalla parte laterale verso centro. Per ottenere ciò, la lama dellaruspa deve essere convenientemente angolata rispetto alla direzione di marcia e convenientemente inclinata, e cioè più bassa verso la cunetta e più alta verso il centro della strada.
Completato il tracciato da un lato, si esegue (ovviamente procedendo in direzione inversa) l’altro lato e cioè l’altra cunetta alla francese. In terreni regolari con
2-3 passaggi di ruspa, raramente di più, si ottiene la sede stradale in terra. Una volta spostata dai lati verso il centro, la terra deve essere compressa. Per la compressione può essere utilizzato un autocarro, od un trattore gommato di media potenza.
Passi rovesci
Un onere notevole nella realizzazione come nella manutenzione delle strade campestri e vicinali è dato dai ponticelli; questi possono essere sostituiti dai “passi rovesci” (attraversamenti realizzati a cunetta svasata). Accorgimento da tener presente è che queste cunette trasversali siano larghissime: 10-15 metri per avere un’inclinazione leggera fino alla linea di fondo. E’ importante che il fondo del “passo rovescio” “tiri” l’acqua da una cunetta all’altra, e che non si formi un fossetto trasversale che renderebbe il transito troppo difficoltoso.
Qualora le acque piovane cadano con notevole frequenza ed intensità, i passi rovesci vanno pavimentati in modo rustico con materiali idonei.
Per la maggior regolarizzazione dei tagli delle scarpate e per la migliore compressione, i periodi migliori per la esecuzione sono quelli in cui i terreni sono mediamente umidi e cioè nei nostri climi in primavera ed in autunno.
Fig. 30. – Il ponticello è stato sostituito dal “passo rovescio”
Fig. 31. Macchina livellatrice
Viabilità vicinale ed interpoderale
Strade più importanti delle piccole strade in terra battuta possono essere realizzate utilizzando materiale comprimibile. Il migliore è il cosiddetto “misto” (argilla, sabbia, ghiaia), vengono poi i materiali tufacei e pozzolanici.
Nel materiale comprimibile non devono esserci pietre o ciottoli troppo grandi; questi, opponendo una resistenza diversa all’azione di compressione degli automezzi e dell’acqua vengono scalzati e formano buche.
Manutenzione
Per le strade moderne a manto protetto, non esistendo ormai più la massicciata tradizionale, la manutenzione è semplificata.
Il materiale viene in parte asportato dal vento (polvere), e spostato dalle acque; la più gran parte però viene spostato dal transito dal centro della strada verso i lati. Con la ruspa o con le grandi livellatrici a lama inclinabile anche verticalmente, si riporta verso il centro il materiale che il transito ha scansato verso i lati. Con questa operazione si rettificano e si riaprono quei tratti di cunetta alla “francese” (vedi pag.106) che possono essersi ostruiti.
Risagomata e rilivellata la sede stradale si può giudicare se occorre e in che quantità la “ricarica”, cioè la sovrapposizione di altro materiale. E’ da sconsigliare la ricarica prima di aver regolarizzato la sede stradale.
La livelletta a lama inclinata e stabilizzata applicabile a trattori di piccola potenza o all’occorrenza la ruspa, regolarizzano e mantengono la giusta inclinazione alle difese e alle strade, in maniera economica e perfetta. Il periodo migliore per questa regolarizzazione è da metà aprile a metà maggio o in ottobre quando il terreno in superficie è sufficientemente umido. Se contemporaneamente si applica al trattore gommato munito di livelletta posteriore una pala meccanica dentata anteriore, si facilita lo smuovimento del materiale e di conseguenza il lavoro della livelletta posteriore.
Manutenzione delle strade non asfaltate
Oltre che per le strade vicinali,anche per le vecchie comunali, dove la massicciata è stata ricoperta da enormi riserve di materiale breccioso che con il passaggio degli autoveicoli si è scansato ai margini della manutenzione può essere notevolmente ridotta nei costi rispetto ai vecchi sistemi basati sulla sola ricarica.
Infatti le ruspe e meglio ancora le potenti livellatrici autolivellanti, adoperate generalmente per asfaltare le strade, con pochi passaggi all’anno risagomano la sede stradale alla perfezione, eliminando quasi del tutto le operazioni di ricarica.
Disciplina delle acque
Tutte le strade, siano esse importanti, nazionali o secondarie, sono soggette alla devastazione da parte delle acque durante i periodi di piovosità intensa, sia quelle che corrono in fondo valle, sia quelle a mezza costa.
I danni sono talvolta gravissimi; ma anche danni non gravi cagionano interruzioni di transito per giorni e per varie volte nel corso della stagione piovosa. E’ quindi evidente che per la efficienza permanente delle reti stradali è necessario preliminarmente disciplinare le acque delle zone che incidono sulla rete stradale, come è indicato nella parte “Opere di stabilizzazione del suolo”.
Realizzazione delle cunette
Condizione necessaria, preliminare per l’efficienza e per la conservazione di qualsiasi strada, è che le cunette laterali, che debbono raccogliere le acque della sede stessa, delle scarpate che la fiancheggiano, e talvolta dei terreni limitrofi, siano efficienti.
Le cunette, come è noto, possono essere di tre tipi:
a) Cunette protette da banchina
La banchina si esegue quando la cunetta, raccogliendo una quantità notevole di acqua (sede stradale, terreni che la fiancheggiano), deve avere sezione notevole. Divenendo un vero e proprio fosso, è necessario proteggere il ciglio con le banchine. L’acqua della sede stradale va contro la banchina e, a distanze brevi, bisogna aprire dei tagli che immettono l’acqua di sgrondo della sede stradale nel fosso-cunetta. Le banchine debbono essere accuratamente inerbite.
Come per tutte le opere in terra, la regolarità di esecuzione, l’esattezza delle linee, permettono alle acque di scorrere senza deviazioni e quindi senza produrre danni. b) Cunette alla francese
L’altro tipo di cunetta è la cunetta detta “alla francese”, e cioè la sede stradale va direttamente al fondo della cunetta, senza la banchina.
Questo è possibile quando la quantità dell’acqua non è giudicata tale da riempire un vero e proprio fosso. Evidentemente la cunetta alla francese è più conveniente, perché non richiede grande manutenzione, ed evita il pericolo che i veicoli in transito scivolino nel fosso- cunetta. Non soltanto, ma la sede stradale ha in pratica una larghezza che va da centro a centro delle due cunette, mentre se esiste la banchina, la sede transitabile va da interno a interno della banchina.
c) Cunette di tipo misto
Le cunette di tipo misto sono le cunette alla francese che terminano con fossetti laterali a sezione trapezoidale di misure contenute: 20 – 30 cm al fondo e di altezza non superiore ai 30 -40 cm. Dalla sede stradale alle cunette alla francese e quindi ai fossetti l’acqua piovana scende senza essere intralciata dalle banchine. La manutenzione periodica si realizza a costi contenuti per i tratti “alla francese”, come indicato nel paragrafo precedente; per i fossetti a sezione trapezoidale anche piccoli scavatori forniti di braccio rovescio con benne a pareti inclinate fanno il lavoro di riapertura con molta rapidità. Oltre la facilitazione della manutenzione, la portata di questo tipo di cunette è molto elevata nei momenti di pioggia intensa.
Fig. 32. - a) Strada con cunette alla francese -
b)strada con cunette protette da banchine.
Lavoro di sagomatura a schiena d’asino
Nel lavoro di manutenzione straordinaria delle strade a manto protetto non asfaltate è opportuno, per evitare che si riformino rapidamente delle buche, esagerare un pò nell’inclinare le due ali della sede stradale. Nei casi in cui è difficoltoso o troppo oneroso reperire il trattore cingolato con l’apripista a lama inclinabile orizzontalmente e verticalmente, può essere utilizzata la pala meccanica montata su trattore gommato ed elevabile solo verticalmente; in questo caso il palista deve avere l’avvertenza, nell’iniziare il lavoro di sagomatura prima da un lato e poi dall’altro, di realizzare – ponendosi trasversalmente alla direzione della strada per la lunghezza di 10 – 12 m.- una piazzola inclinata verso la cunetta. Una volta realizzata la piazzola inclinata, ricambierà la direzione di marcia posizionandosi lungo la direzione della strada, si troverà con il trattore gommato sufficientemente inclinato e cioè con le due ruote anteriore e posteriore laterali più in alto verso il centro della strada e più in basso con le altre due verso il bordo della strada, e così proseguendo ad incidere con la pala dentata il manto stradale, automaticamente darà alla prima metà della sede l’inclinazione voluta per la seconda metà procedendo in direzione opposta rifarà lo stesso lavoro. Certamente occorrerà anche il lavoro della livelletta posteriore inclinabile per perfezionare la sagomatura nei due sensi di marcia.
Viabilità interpoderale collinare
Le difese collegate tra loro, e con le briglie,in zone estese anche centinaia di ettari, con degli accorgimenti semplici ed intuitivi, possono offrire una viabilità per tutta la zona interessata alle opere di stabilizzazione. Le briglie di monte e di valle si collegano con le difese delle pendici laterali sovrastanti le valli e costituiscono la chiusura del collegamento viario. Come già dicemmo a suo tempo, gli impianti arborei sui cigli delle difese e delle briglie danno un triplice vantaggio: trattandosi di terra di riporto non è necessaria una grossa buca; basta un foro sufficiente a contenere le radici della pianta che si vuole porre a dimora; facilità di accesso per i trattamenti e per le cure colturali; facilitazioni per le operazioni di raccolta. La viabilità quindi non va considerata soltanto in funzione del transito, ma anche in funzione di convenienza per la coltivazione delle piante arboree poste a difesa sul ciglio delle difese e delle briglie.
Fig. 33. – Aspetto di viabilità collinare conseguente ad opere di stabilizzazione del suolo.
Fig. 34. Esempio di un piccolo ponte in cemento. In alto gli attrezzi per lo svuotamento, da sinistra a destra: la zappa, la “cartoccia”, la pala.
MANUTENZIONE DEGLI ATTRAVERSAMENTI SOTTO-STRADALI
Gli attraversamenti sottostradali da cunetta a cunetta in tubi di cemento o in plastica di diametro medio di 40 - 60 cm. situati in terreni pianeggianti sono soggetti ad otturarsi con sabbia e terriccio trasportati dall ‘acqua piovana.Al sopraggiungere delle piogge torrenziali tali ostruzioni provocano improvvise fuoriuscite dell’ acqua piovana che non riuscendo a scorrere dentro il ponte, si riversa sulla sede stradale, causando improvvisi allagamenti con rischi di sbandamento e d’ impantanamento degli autoveicoli che percorrono la sede stradale.
Prima della stagione delle piogge estivo-autunnali vanno svuotati utilizzando principalmente 3 attrezzi manuali: la zappa, la pala e la cartoccia.
La cartoccia è costituita da un mezzo tubo di ferro lungo 20 cm. e del diametro di 10 cm. tagliente all ‘estremità in basso e saldato ad un manico di ferro del diametro di 8 10 mm. e lungo normalmente 1,5 mt. ; l’uso principale di questo strumento è quello di aprire delle buche per inserire in terra passoni di legno, per le recinzioni; adoperando detta cartoccia quasi orizzontalmente si asporta via sabbia e terriccio dai tubi; una volta che si è svuotato il ponticello dai 2 lati, con un tondino di ferro di 10 mm. lungo quanto è lungo il ponticello si perfora il terriccio rimasto nella parte centrale; l’acqua della pioggia successiva a questo lavoro di manutenzione entra con forza dentro il tubo e lo apre completamente; dopo uno o 2 anni le continue piogge trascinano e depositano vari strati di materiale solido (sabbia mista a terriccio) ed il ponte si riempie di nuovo; fondamentali sono i controlli e le manutenzioni che vanno affidati a squadre di 2 - 3 persone dipendenti dalle autorità competenti preposte alle manutenzioni stradali.
Costituzione dei Consorzi Stradali
Per la realizzazione come per la manutenzione delle strade vicinali è data facoltà agli utenti di unirsi in consorzio specificatamente disciplinato dalla legge dello Stato.
La legge del 12 febbraio 1958 N. 126 -”Disposizione per la classificazione delle strade di uso pubblico” – distingue le strade in statali, provinciali, comunali, vicinali e militari.
Le statali sono quelle che costituiscono le grandi direttrici del traffico nazionale, congiungono la rete viabile dello Stato con quella degli Stati limitrofi, allacciano alla rete delle strade statali i porti marittimi, servono i traffici interprovinciali.
Le provinciali sono quelle che allacciano al capoluogo di provincia i capoluoghi dei singoli comuni della rispettiva provincia e più capoluoghi di comuni tra loro.
Le comunali sono quelle che congiungono il maggior centro del Comune con le sue frazioni o che congiungono le frazioni del Comune fra loro.
Le strade vicinali sono tutte le altre d’interesse privato e pubblico che congiungono più proprietà.
Formalità ed obbligatorietà dei consorzi stradali
Il D. L. Luog. 1 settembre 1918 N. 146 -”Concessione agli utenti delle strade vicinali di costituirsi in consorzio per la manutenzione e la sistemazione o la ricostruzione di esse” - è la disposizione legislativa fondamentale per la regolamentazione della costituzione e del funzionamento dei consorzi stradali. Ne riportiamo le parti essenziali.
Art. 1 – Gli utenti delle strade vicinali anche se non soggette a pubblico transito, possono costituirsi in Consorzio per la manutenzione e la sistemazione o la ricostruzione di esse…
Art. 2 – La domanda per la costituzione del Consorzio presentata al Sindaco del Comune da un numero di utenti che rappresenti, o che assuma a proprio carico almeno il terzo delle spese occorrenti per le opere proposte, sulla base di una perizia sommaria di massima. Alla domanda deve unirsi, oltre tale perizia, il progetto di statuto consorziale e lo schema dell’elenco degli utenti, con il piano di ripartizione della spesa fra essi.
La giunta municipale, sentiti gli utenti,formula tutte le proposte per la costituzione del Consorzio…
Il Consiglio comunale, decorsi almeno 30 giorni dalla pubblicazione, decide sui reclami e tenute presenti le proposte della giunta, approva la costituzione del Consorzio…
Art.3 – Il Comune è tenuto a concorrere nella spesa di manutenzione, sistemazione e ricostruzione delle strade vicinali soggette a pubblico transito, in misura variabile da un quinto alla metà della spesa, secondo la diversa importanza delle strade.
Per le vicinali non soggette ad uso pubblico, il concorso del comune è facoltativo, e può essere concesso soltanto per le opere di sistemazione o ricostruzione in misura non eccedente il quinto della spesa.
Il Comune è rappresentato nei consorzi con voto proporzionale alla misura del concorso.
Art. 4 - Per far fronte alle spese riguardanti la viabilità vicinale, il Comune può costituire un fondo speciale, stabilendo, ove occorra, una sovraimposta addizionale sui terreni e sui fabbricati, in misura non eccedente i centesimi 15 per ogni lira d’imposta erariale…
Art. 5 – Nei casi per i quali sarebbe obbligatorio il concorso del Comune, questo può promuovere d’ufficio la costituzione del Consorzio ed assumere altresì direttamente la esecuzione delle opere.
A questo proposito l’art.14 della più recente legge del 1958 suindicata ribadisce l’obbligatorietà per la costituzione dei consorzi previsti dalla legge che stiamo esaminando per la manutenzione,ricostruzione e sistemazione delle strade vicinali di uso pubblico, anche se rientranti nei comprensori di bonifica. In assenza di iniziativa da parte degli utenti o del comune, il medesimo art. 14 sancisce che alla costituzione del consorzio provvede d’ufficio il Prefetto.
Art. 6 – Per la validità delle deliberazioni che approvano i progetti delle opere di sistemazione e ricostruzione delle strade, è necessario il voto favorevole di un numero di utenti il quale rappresenti od assuma un complessivo di contributo non inferiore ai sei decimi della spesa totale, computato il concorso del Comune, obbligatorio o facoltativo.
Questa disposizione è molto importante perché snellisce i lavori del Consorzio specie per le semplici opere di manutenzione.
Negli statuti consorziali è previsto in genere che in seconda convocazione dell’assemblea,per le decisioni della medesima, qualsiasi numero di intervenuti sia sufficiente per l’approvazione degli argomenti all’ordine del giorno.
Art. 7 -I contributi degli utenti si esigono nei modi e coi privilegi stabiliti per la riscossione delle imposte dirette, mediante ruoli compilati in base al piano di ripartizione approvato dal Consiglio comunale…
Il contributo costituisce onere reale del fondo, ma niuno degli utenti può essere costretto a pagare annualmente per le opere previste un contributo superiore al doppio dell’imposta principale gravante sul suo fondo.
Art. 8 -E’ in facoltà degli utenti che provvedono alla esecuzione delle opere previste nel presente decreto di consentire che i contributi degli utenti, i quali ne facciano richiesta, siano in tutto o in parte corrisposti mediante prestazione di giornate di lavoro.
Nelle zone particolarmente povere, suscettibili di opere di bonifica e dove esista una organizzazione di assistenza tecnica operante, questo articolo può essere utilmente applicato.
Art. 9 – Ogni uso anche temporaneo da cui derivi un consumo notevole delle strade vicinali, soggette al pubblico transito, costituisce obbligo a concorrere alla loro manutenzione in ragione della maggior spesa.
Oltre che dalle leggi suindicate, il Consorzio è regolato da un proprio Statuto. Riporto di seguito in sintesi gli articoli più importanti della statuto di un consorzio.
Art. 1 – Sono costituiti in Consorzio permanente tutti gli utenti della strada di…, che ha inizio da.. fino a…
Compiti del Consorzio sono la manutenzione e la esecuzione delle opere necessarie al miglioramento della strada.
Art. 2 – Fanno parte del Consorzio tutti i proprietari di terreni e di edifici i quali usano la suddetta strada per accedere alle loro proprietà sia che queste confinino con la strada, sia che ne siano distaccate e lontane.
Le utenze sono di diverso grado a seconda delle possibilità di accesso ai fondi a mezzo di altre strade oltre quelle consorziate.L’elenco dei consorziati, o utenti, con l’indicazione delle rispettive proprietà con i relativi gradi di utenza, fronti stradali e percorrenze è allegato al presente Statuto e fa parte integrante di esso. Gli obblighi derivanti dall’appartenenza al Consorzio costituiscono vincolo reale per le proprietà consorziate.
Art. 3 - Ciascun utente ha l’obbligo di concorrere nelle spese secondo i criteri seguenti:
a) il 20% della spesa ripartita fra i frontisti in proporzione della estensione del fondo sul fronte stradale.
b) l’80% della spesa ripartita in proporzione delle superfici dei fondi in ettari, moltiplicate per le percorrenze medie in metri.
La percorrenza media è misurata dalla via… alla metà del fronte stradale per i frontisti, e all’accesso che conduce alle proprietà per i non frontisti.
Art. 5 – Alla riscossione dei contributi consorziali siprovvede con ruolo di contribuenza con le modalità e i privilegi che valgono per la riscossione delle imposte dirette.
Praticamente, gli utenti pagano la loro quota tramite la cartella delle imposte. E’ questo il beneficio maggiore che deriva dal riconoscimento giuridico del Consorzio stradale. Oggi possiamo dire che con i mezzi meccanici a nostra disposizione (ruspe, livellatrici, scavafossi), può non occorrere più il concorso in denaro da parte del Comune per la manutenzione ordinaria delle strade vicinali, sempre che vi sia un tecnico capace di far eseguire al ruspista i lavori secondo quei criteri tecnici previsti, di cui si è detto in precedenza.
Art. 6 - Sono organi del Consorzio: A) l’Assemblea generale degli utenti; B) il Presidente; C) la Deputazione.
Il Consorzio si serve dell’opera di un tecnico (ovviamente retribuito come libero professionista) per redigere i progetti, i preventivi di spesa, i consuntivi, i contratti di appalto, la direzione e liquidazione dei lavori, la ripartizione delle spese, i ruoli di contribuzione. Il tecnico viene nominato e revocato dalla Deputazione.
Art. 7 - L’assemblea ordinaria che si aduna una volta l’anno.
Seguono le norme ordinarie con l’elenco dei compiti del Presidente dell’Assemblea e della Deputazione.
Art. 9 – Gli atti e i registri del Consorzio sono in deposito presso il comune, a disposizione degli interessati e in visione.
Art. 10 - L’esecuzione dei lavori approvati dall’Assemblea potrà essere effettuata o in economia o per appalto. Ove l’Assemblea non decidesse sulla forma da adottare per l’esecuzione dei lavori, la decisione è rimessa alla Deputazione.
La regolamentazione legislativa e statutaria dei consorzi delle strade vicinali è quanto di meglio ci si possa attendere. Ciò che si può riscontrare è la mancanza, talvolta, di senso civico e d’iniziativa privata e pubblica per la promozione e il buon funzionamento della rete secondaria stradale.
Le deficienze non sono di carattere legislativo, bensì psicologico,e per superarle è necessaria una adeguata opera di propaganda che desti un maggior senso di responsabilità e di interesse per un fatto che trascende il limitato campo agricolo e che interessa il commercio, il turismo, lo sviluppo edilizio.
CONCLUSIONE
Per chi vive in campagna la viabilità è forse il più importante dei servizi sociali. Rendendo agevoli e rapidi i mezzi di comunicazione, viene a diminuire il senso dell’isolamento per le popolazioni rurali.
Il sentirsi relegati ed isolati dal resto della collettività è una delle ragioni che spinge l’agricoltore ad inurbarsi, anche quando non esistono sufficienti motivi economici.
L’investimento statale nell’asfaltare nuove strade si limita, per motivi economici di realizzazione e di manutenzione, alle strade più importanti. Le strade interne vicinali e consorziali, anche nei paesi altamente industrializzati, possono essere in terra battuta o con manto protettivo di materiale arido e comprimibile.
Tra i materiali protettivi, il migliore è il misto di sabbia e breccia; ove non sia reperibile nelle vicinanze può essere sostituito da brecciolino o materiale siliceo granulometrico con diametro non superiore ai 2-2,5 cm misto a pozzolana o tufo cappellaccio o altro materiale insolubile.
Nel campo della viabilità rurale, per mancanza d’informazione radiotelevisiva adeguata, non si sono avvertiti i benefici del progresso; l’applicazione delle moderne tecniche non si è avuta se non in maniera sporadica.
Per motivi tecnici, organizzativi ed economici, la situazione delle strade in terra battuta e di quelle protette con manto di materiale comprimibile, sovrastante in certi casi la massicciata, è generalmente disastrosa.
Anche se attraversano zone appartenenti a ricchi proprietari non si riesce a reperire i finanziamenti o non si riesce a far accordare gli stessi utenti tra loro sul modo di reperirli e di utilizzarli.
Tra le carenze di ordine tecnico, la principale è il mancato uso delle apripiste a lama inclinabile, delle livellatrici auto livellanti e delle pale meccaniche.
Il sistema tradizionale di mantenere queste strade con la ricarica, e cioè con la sovrapposizione di altro materiale sulle buche o sulle zone dove si è scoperta la massicciata non è sempre necessario. A volte le grandi buche vengono erroneamente otturate con grosse pietre e calcinacci che non si amalgamano con il restante manto.
Il passaggio degli autoveicoli sposta il materiale, ai bordi esterni della strada, le cunette si ostruiscono e quando piove si formano numerose pozzanghere che rallentano la velocità dei veicoli e in alcuni casi, al momento della massima piovosità, le rendono impraticabili.
La ruspa a sollevamento idraulico con la lama inclinata al verso giusto sposta il materiale (in certi casi se ne accumula una quantità insospettata coperta da terriccio) dai bordi esterni verso il centro della strada otturando le buche e risagomando la sede.
Con le cunette alla francese la riapertura delle medesime è automatica. E’ opportuno distruggere con la stessa apripista le banchine quando non costeggiano grandi fossi o precipizi e non servono quindi a proteggere gli autoveicoli dal precipitarvi.
CAPITOLO IV
OPERE DI SISTEMAZIONE DEL SUOLO
Opere e tecniche per l’eliminazione delle acque superficiali e di quelle penetrate in più della quantità ottimale per la coltivazione delle piante
Descritte le opere di stabilizzazione del terreno, e di difesa dalle inondazioni improvvise e violente, trattiamo della sistemazione, delle arature e dei lavori complementari. E’ bene precisare che nell’impianto dei lavori di sistemazione in pianura, l’aratura a colmare rientra nei lavori di sistemazione.
Sistemazione dei terreni in senso lato, non è solo il complesso dei lavori d’impianto, di livellazione, baulatura e affossatura, che regolano le acque superficiali, ma comprende tutte quelle operazioni complementari, che, eseguite secondo certi criteri, disciplinano anche le acque assorbite dal terreno.
Naturalmente, dato il tipo dell’opera, non vogliamo trattare queste operazioni a sé stanti(esiste in proposito una vastissima bibliografia) ma nel contesto dell’argomento conduttore: difesa e sistemazione dei suoli.
Regolarizzazione superficiale del suolo
La regolarizzazione superficiale del suolo e cioè la sua livellazione è in stretto legame con la realizzazione delle “unità di coltivazione”. Per “unità di coltivazione” intendiamo un appezzamento di terreno indipendente dal punto di vista idraulico (e cioè dalle acque di scorrimento de- gli appezzamenti circostanti), delimitato dalla rete di affossatura capillare al fine di ricevere le sole acque zenitali.
Prima di procedere alla livellazione dei terreni pianeggianti come di quelli collinari, occorre esaminare se la rete di affossatura capillare esiste e, dove esiste, se sia funzionale.
La delimitazione delle linee dei fossi è il punto più delicato della sistemazione. Terreni pianeggianti pur trovandosi a quote altimetriche alte rispetto al fosso principale, per mancanza di affossatura capillare e per particolari condizioni di giacitura (ad esempio terreni concati), risentono gravemente d’eccesso d’umidità.
Occorre studiare le diverse pendenze, quando la linea d’impluvio non è immediatamente visibile, in modo da individuare la pendenza prevalente per una determinata estensione di terreno e livellare in conseguenza in modo da dare al terreno inclinazione uniforme fino alla predeterminata linea d’impluvio dove verrà aperto il fosso di valle. Quando le pendenze sono accentuate e ben visibili occorre delimitare le linee dei fossi in modo da ottenere se possibile unità di coltivazione a figure rettangolari.
La figura geometrica rettangolare incontra limiti nella economia degli spostamenti di terreno e nell’impossibilità di deviare generalmente il percorso di fossi importanti.
L’uniformità di pendenza oltre che per evitare i ristagni delle acque, è di particolare importanza per l’irrigazione a scorrimento Se la falda collinare è molto lunga, occorrerà impedire il provocarsi d’erosioni, suddividendo la falda in diverse unità con fossi permanenti lungo diverse curve di livello.
Il fosso di valle dell’unità superiore sarà in questo caso contemporaneamente il fosso di guardia dell’unità sottostante.
Questi fossi possono essere sostituiti da stradine leggermente incassate ad una sola pendenza del tutto eguali alle difese – terrazzi sopra descritte; su queste stradine le acque si allargano. Se è necessario modificare le pendenze degli appezzamenti di terreno, il fosso laterale di una unità può divenire contemporaneamente il fosso di valle dell’unità confinante.
Nella prima livellazione del suolo si possono spianare con la ruspa a sollevamento idraulico, protuberanze o riempire vuoti, spostando terreno in modo da dare all’unità di coltivazione una figura il più possibile rettangolare e a pendenza uniforme.
La seconda livellazione di perfezionamento viene realizzata dalle livellatrici dotate di larghe lame autolivellanti, che compiono spostamenti verticali di piccola entità, 10-15 cm, capaci di livellare anche 11-20 ettari al giorno.
Sono stati introdotti recentemente denti applicabili alle lame ed in questa circostanza le livellatrici operano contemporaneamente alla livellazione l’operazione di erpicatura.
Prima di procedere alla descrizione dei fossi, esaminiamo due casi pratici di irregolarità di giacitura.
Fig. 35. – Regolazione della linea d’impluvio (o fosso di guardia)delle acque di monte in funzione della livellazione della valle e della disciplina delle acque di scorrimento.
I – Fosso in disuso. Un fosso che non viene regolarmente mantenuto,con l’andare degli anni si ostruisce e si solleva rispetto al piano di campagna. Al verificarsi di una pioggia violenta straripa. Le acque, terminata la pioggia, non riescono a superare di nuovo l’argine e formano un secondo percorso, che in alcuni casi opportunamente rettificato, può essere la sede del nuovo fosso. Gli argini del vecchio fosso vanno spianati altrimenti si creeranno ristagni e perdite di terreno coltivabile. La livellazione in questo caso dovrà essere fatta in modo che le acque trovino facile uscita nel nuovo fosso.
II - Mancanza o irregolarità del fossetto di guardia. Valli circondate da pendici collinari a forte pendenza per mancanza o irregolarità del fosso di guardia (cioè di protezione dalle acque di monte) sono attraversate in più punti da fossati erosi in modo così disordinato da rendere estremamente difficoltosa e poco redditizia la coltivazione. La regolarizzazione superficiale del terreno comporta la contemporanea apertura del fosso di guardia e dei fossi raccoglitori.
Regola generale è che i fossi raccoglitori corrano lungo i limiti esterni del campo e nel mezzo del campo solo lo stretto numero necessario e ciò avviene quando il campo si estende centinaia di metri in lunghezza.
Fig. 36. – Insieme di unità di coltivazione. Il fosso 1 è quello di monte del gruppo di unità di coltivazione. Notare che ogni unità di coltivazione ha il proprio fosso di monte, che contemporaneamente è fosso di valle dell’unità che lo sovrasta (esempio, il fosso 2 è quello di monte dell’unità E, e nello stesso tempo, di valle delle unità A, B, C e D). Le frecce rappresentano schematicamente la pendenza prevalente.
Criteri di sistemazione per i terreni in pianura
Nelle pianure alluvionali, per la ricerca della direzione prevalente di massima pendenza, è a volte necessario adoperare gli strumenti specifici.
Si verifica, in alcune pianure vallive, che, col succedersi delle inondazioni nel corso dei millenni, i materiali più grossolani vengono a depositarsi nei pressi del letto del fiume e, via, via più lontano, quelli esigui. In tal caso, il terreno penderà verso i limiti esterni della valle, la rete capillare di affossatura sarà sistemata secondo la reale pendenza del terreno e cioè in direzione opposta al fiume, mentre i collettori principali vanno aperti in contro pendenza per portare le acque più a valle, nel fiume.
In pianura, realizzata la livellazione superficiale, occorre dare ai terreni una curvatura artificiale, giacché la sola pendenza naturale non è sempre sufficiente a portare l’acqua dei campi ai fossi e ai canali principali.
I terreni vengono arati a colmare a prese baulate larghe circa 20 metri e con leggera inclinazione delle ali in modo da rendere agevoli le operazioni delle macchine agricole.I fondi fra presa e presa sono piccoli fossi che per ricevere l’acqua penetrata vanno riaperti ad ogni lavorazione ed approfonditi più del piano di lavorazione per evitare ristagni sottosuperficiali; se la roccia sottostante allo strato umifero è sabbia o breccia, il drenaggio è automatico e non serve l’affossatura capillare; diversamente se lo strato terroso si appoggia su roccia impermeabile l’affossatura capillare è indispensabile.
La sistemazione cosiddetta alla “padovana” e cioè a presoni larghi molto più di 20 metri ed arati trasversalmente comporta un radicale e permanente mutamento di giacitura dei terreni. I vantaggi che questa sistemazione offre stanno nella permanenza della curvatura del terreno, per cui una volta data quell’inclinazione alle due ali del presone, le arature vengono realizzate nella maniera più semplice in piano e non più a colmare e a scolmare.
I fossetti laterali che in questo caso diventano di testata rispetto alla direzione d’aratura diminuiscono nel numero per unità di superficie e più facilmente si mantengono in efficienza.
L’impiego delle ruspe e delle livellatrici ha abbassato notevolmente il costo d’impianto di questa sistemazione che un tempo veniva realizzata a mano e con gli animali.
L’inclinazione delle ali per la perfezione del lavoro conseguibile dalle moderne livellatrici può essere minima, cioè dell’1-2 per cento; si riduce in tal modo anche lo spostamento di terreno per la colmatura della parte centrale del presone. Infine è facilitata nei periodi di siccità l’irrigazione a scorrimento.
La capezzagna e cioè la striscia di terreno necessaria per le curvature, che in collina viene lavorata separatamente e a giro, in pianura è consigliabile lasciarla soda per facilitare la realizzazione e la manutenzione degli attraversamenti e consentire più facilmente la viabilità in qualsiasi periodo dell’anno.
Ad essa viene data una leggera pendenza con la ruspa in modo che, non sostandovi l’acqua, cessata la pioggia, sia più facilmente assicurato il transito.
La larghezza della capezzagna deve essere quella minima per permettere alle trattrici e agli altri mezzi meccanici di poter girare.
Per determinati terreni e per determinate colture, ad esempio prati pluriennali, la larghezza delle prese di 10 metri può ovviare all’inconveniente di approfondire la rete di affossatura, e ciò rappresenta un vantaggio non indifferente quando il franco di coltivazione è minimo.
L’obiettivo fondamentale della sistemazione è che tutta la rete di affossatura abbia una quota di pendenza tale da permettere alle acque superficiali, e almeno a parte di quelle penetrate, di giungere ai fossi maestri.
Gli attraversamenti dai fondi o fossetti delle prese al fosso principale attraverso la capezzagna di valle, si realizzano a tubi di cemento o di plastica interrati, oppure a “passo rovescio”.
Fig. 37.Sistemazione alla “padovana”. Notare le arature trasversali.
Fig. 38a. – A parità di inclinazione delle ali, il fossetto è tanto più profondo quanto maggiore è la larghezza della presa. Nel disegno schematico 1 è rappresentato un fossetto con prese a 10 metri, tenendo conto che l’inclinazione è del
4%, il punto A è a 20 cm di profondità rispetto al piano campagna. Raddoppiando la larghezza della presa, il punto B nel disegno 2 viene ad essere a 40 cm di profondità rispetto al piano campagna. Nel primo caso lo sbocco può essere realizzato semplicemente a passo rovescio per ogni 6-8 prese. Nel secondo caso, per ogni fosso correrà un attraversamento con tubi in cemento o in plastica.
Fig. 38b. -La sistemazione a prese larghe 10 metri presenta i seguenti svantaggi: difficoltà di mantenimento della giusta baulatura per i terreni tenaci che necessitano di arature profonde, difficoltà per le operazioni meccaniche. Nelle zone dove la natura del terreno permette l’aratura poco profonda, presenta il notevole vantaggio, per i terreni con scarso franco di coltivazione, di non dover approfondire la rete di affossatura.
Fig. 39. Ortaggi con incannucciate che aumentano notevolmente la produttività dei piccoli campi coltivati ad ortaggi rispetto alle coltivazioni a pieno campo.
Fig. 40. -Dal fosso di monte (o fosso di guardia) aperto a difesa lungo la linea d’impluvio hanno origine due fossi raccoglitori che attraversano la valle.
AFFOSSATURA CAPILLARE
L’apertura e la manutenzione dei canali e dei fossi consorziali si è sviluppata enormemente in questi ultimi decenni grazie all’apparire delle benne meccaniche, che hanno ridotto notevolmente i costi della mano d’opera, e grazie agli interventi dei Consorsi di bonifica.
Diversamente l’affossatura capillare,compito precipuo del privato, è stata in molti casi trascurata e devastata, perché gli agricoltori non si sono adeguati in questo campo alle moderne tecniche e non hanno usufruito generalmente dei moderni mezzi meccanici.
La rete capillare è costituita dai tre fossi della sistemazione: fosso di guardia, fossi raccoglitori, fosso di valle.
Fosso di guardia
Il fosso di guardia deve impedire l’ingresso delle acque provenienti da monte nell’unità di coltivazione. Può essere aperto facendo un solco a buttar fuori con l’aratro. La livelletta a lama posteriore inclinabile e auto- oscillante compie un lavoro prezioso di ripulitura del solco dalle zolle e di risagomatura della parete del fosso. Inclinando convenientemente la lama può essere ampliata la sezione del fosso.
Nel tracciare il fosso, nel segnare cioè la linea dove questo scorrerà, approfondendo appena il vomere, si può constatare che occorreranno spostamenti di terreno per dare al fosso un andamento di leggera pendenza uniforme e di sufficiente larghezza tra i punti dove s’intersecano i fossi raccoglitori.
Il fosso di guardia può essere sostituito da una difesa; in questo caso la sezione del fosso diviene amplissima e le acque possono spagliarsi su tutto il piano di difesa, che può fungere anche da stradina.
Fossi raccoglitori
I fossi raccoglitori conducono a valle le acque di monte raccolte dal fosso di guardia, corrono lungo la pendenza del terreno e quindi debbono essere protetti dalle eventuali erosioni.
Fosso di valle
Il fosso di valle raccoglie le acque di sgrondo dell’u- nità di coltivazione e sbocca in un fosso raccoglitore o in un fosso principale. Evidentemente nella successione di piu unità contigue, esso ha la funzione di fosso di guardia per l’unità sottostante.
Dovendo raccogliere almeno in parte le acque scolate e cioè le acque che giungono sul piano di fondo dello strato lavorato, esso deve essere leggermente più profondo della profondità di lavorazione. Per l’apertura della rete capillare, possono essere impiegati anche moderni scavafossi rotativi e a benna.
Fig. 41. – Apertura di un fosso.
Via delle acque
Oltre alla tradizionale sezione trapezoidale, ai fossi può essere data con la ruspa una larghissima sezione ad ampio svasamento in modo che le acque spaglino, come se scorressero in golene, e in modo che il fosso possa essere facilmente attraversato dai mezzi meccanici senza essere danneggiato. Deve essere particolarmente curato l’inerbimento; la falciatura della sede del fosso diviene operazione semplice ed economica.
Questa sezione è particolarmente consigliabile per i fossi raccoglitori, poiché con piccole opere trasversali, molto economiche dove esistono pietre o piante, si può impedire l’erosione. Negli Stati Uniti vengono denominate “water ways”, queste vie lungo le quali le acque scorrono spagliando.
Impluvi naturali
Gli impluvi naturali di una certa entità vanno assolutamente rispettati. Arando, poiché il fosso di valle (in questo caso assimilabile ad una “via delle acque” naturale) è normale o quasi alla direzione delle prese, basta alzare l’aratro per la larghezza della striscia, che deve rimanere soda.
E’ opportuno regolarizzare questa striscia con strumenti idonei: ruspa, livellatrice, attrezzi a mano, in modo che lo scorrimento delle acque sia regolare, e che l’inerbimento sia il più possibile completo.
La buona conservazione di queste larghe strisce dove le acque debbono spagliare, dipende dalla regolarità e dall’inerbimento.
Attraversamenti
Gli attraversamenti dei fossi e delle linee di scorrimento delle acque si possono realizzare o con larghissimi “passi rovesci”, cunette a pareti larghe metri e leggermente inclinate che permettono il transito nel periodo di maggior lavoro agricolo, o con tubi.
Il “passo rovescio” rivestito con pietrame, nel modo più rustico e più economico possibile, o il ponticello in tubi di cemento e di plastica rendono attraversabili i fossi, permanentemente. Realizzando il ponticello in tubi, oltre alle osservazioni fatte sopra per gli attraversamenti delle difese, occorre poggiare sopra il tubo un notevole spessore di terra in modo che un carico pesante non incrini il tubo. Gli attraversamenti vanno preordinati accuratamente per evitare, come spesso avviene, che per attraversare un fosso lo si danneggia. I fossi debbono essere permanenti ed efficienti anche in estate.
Fossi in tubi
Se il fosso deve attraversare un terreno molto erodibile o addirittura sabbioso, unica soluzione possibile è di usare tubi di diametro corrispondente alla sezione del fosso. L’esperienza dimostra che mettendoli bene in opera, questi tubi (valgono qui i criteri su esposti nel capitolo dei discendenti) resistono alle intemperie. Il sistema dei tubi anche se più costoso all’impianto, è più economico del fatto di dover rifare il fosso più volte, ed evita il danno che la distruzione del fosso tradizionale procura.
Tecniche di drenaggio sotterraneo
L’assorbimento delle acque superficiali – piovane e/o risorgive - e l’assorbimento di quelle penetrate nello strato lavorato in più della quantità necessaria ad avvolgere i grumi di terra come un velo, lasciando gli interspazi per la respirazione delle piante coltivate, si ottiene oltre che con la realizzazione della rete delle scoline e dei fossi capillari, con diverse tecniche di drenaggio: le tecniche di drenaggio sono indispensabili per le acque risorgive.
Le più antiche consistono nell’apertura di vere e proprie trincee parallele ed a spina che conducono le acque ad una trincea principale rettilinea e quasi perpendicolare alle precedenti che sbocca in un fosso o in un corso d’acqua; le dimensioni di queste trincee variano da una larghezza di 70 – 100 cm per una profondità variabile da unminimo di 50 cm sotto il piano di lavorazione e cioè sotto lo strato lavorabile con l’aratro o con il ripper. Queste trincee hanno quindi una profondità complessiva media di 100 cm rispetto al piano di campagna. Di questi 100 cm, la metà circa va riempita con pezzame grossolano, come ad
Fig. 42. Esempio di tubo aspirato in pvc per il drenaggio sotterraneo; la figura è tratta dal testo “Drenaggio Tubolare” della collana Tecnica in campo curata da Roberto Bartolini edito dalla Ed/agricole nel 1989.
Esempio nel Lazio dove abbonda pezzame di roccia tufacea o pozzolanica, e gli ultimi 5 - 10 cm con materiale permeabile più fine come breccino e sabbia e sopra si riporta il terreno lavorabile che precedentemente era stato scansato ai lati dalla benna del braccio rovescio montato sul lato posteriore della pala meccanica cingolata o a ruote gommate. Se il terreno è in parte impaludato a causa delle risorgive è preferibile l’impiego di pale cingolate.
Da qualche decennio si usa affogare in queste trincee tubazioni specifiche spiralate con numerosi fori ed avvolte da una guaina costruita con fibra di noce di cocco. Mentre il sistema di drenaggio antico col passare degli anni si guasta perché il piano di lavorazione tende ad impermeabilizzarsi, l’acqua non filtra e quindi per drenare occorre riaprire le trincee; con l’aggiunta delle tubazioni specifiche sopramenzionate, la durata del drenaggio è notevolmente superiore.
La tecnica più recente di drenaggio dei terreni coltivati consigliabile per appezzamenti di terreno pianeggiante molto estesi, consiste nella messa in opera alla profondità desiderata di una tubazione da drenaggio
Fig.43. Posadreni a catenaria in azione dal testo“Drenaggio Tubolare” Ed/agricole Dic. 1989.
Mediante un porta attrezzi con sopra un rotolo grande della suddetta tubazione in PVC collegata ad un ripper monodente trainato da un trattore di grande potenza.
Prima della messa in opera di tali tubazioni di diametro da 80 cm, 100 cm ed anche 120 cm, è consigliabile la livellazione perfetta dei campi con pendenze prestabilite dell’uno o due percento, od anche meno a seconda del tipo di terreno che si vuol drenare. Tali livellazioni vengono eseguite con livellatrici dotate di raggi laser che mantengono automaticamente la pendenza desiderata.
Esistono anche porta attrezzi con rotoloni di tubazione da drenaggio muniti di raggi laser che infilano le tubazioni a profondità e pendenza costanti.
Tutti i sistemi di drenaggio sotterraneo indispensabili dove esistono risorgive, alternativi alle tradizionali sistemazioni dei terreni con le lunghe scoline e l’affossatura capillare, anche se costosi all’impianto, fanno conseguire diversi vantaggi: eliminano le scoline 1, aumentano la superficie coltivabile, permettono le lavorazioni in piano senza più baulature ed eliminano le acque che spesso sostano nelle scoline dopo che è cessata la pioggia, evitando così il formarsi di insetti dannosi alle piante coltivate ed all’uomo.
Fig. 44. Elenco di ditte specializzate nella realizzazione di impianti di drenaggio tubolare
Schemi di impianto di drenaggio da il testo “drenaggio
Tubolare” Ed/agricole Dic. 1989.
(1) Le scoline sono i fossi laterali dei diversi tipi di prese baulate.
CRITERI DI SISTEMAZIONE COLLINARE
Premesso che tutto ciò che è stato detto sull’affossatura capillare può essere applicato anche ai terreni collinari a leggera pendenza, passiamo a trattare i diversi sistemi d’aratura in collina.
Con riferimento al grado di inclinazione e di erodibilità, i terreni collinari possiamo suddividerli in tre categorie: terreni molto acclivi con pendenze superiori al 23-25 per cento, terreni acclivi con pendenza compresa tra il 15 e il 30 per cento e terreni mediamente acclivi con pendenze inferiori.
La destinazione colturale dei terreni molto acclivi è il bosco ed il prato stabile, in modo da evitare le colture in rotazione (eccettuati casi specifici di cui diremo appresso) ed ottenere la stabilizzazione del terreno per effetto della vegetazione permanente.
Anche in questo caso i terreni, specie quelli che sono stati lavorati in maniera indiscriminata per colture in rotazione e poi lasciati incolti, necessitano di un minimo di opere di stabilizzazione (difese distanziate pag. 46).
Quando specifiche ragioni ecologiche, o semplicemente ragioni soggettive consigliassero l’impianto di colture arboree specializzate pregiate o di colture in rotazione, bisogna cambiare radicalmente conformazione e giacitura delle pendici, realizzando un terrazzamento a difese ravvicinate, come descritto nei paragrafi precedenti delle difese – terrazzi, nel capitolo “Tecniche di difesa del suolo di monte” : in tal modo s’interrompe la lunghezza e la velocità di discesa delle acque di scorrimento lungo le pendici collinari
| Nei terreni molto acclivi si debbono lavorare le sole sedi delle difese, lasciando lungo la linea d’intersezione tra la scarpata di monte e la sede della difesa sufficiente spazio, protetto e inerbito, per lo scorrimento delle acque e lasciando le scarpate tra difesa e difesa a prato stabile. |
Fig. 45. – Falda collinare stabilizzata con l’apertura di una serie di difese.
Lavorazione delle difese
Le “difese” in pratica risultano terreni pianeggianti: la lavorazione, a cominciare dall’aratura, non presenta difficoltà. E’ da ricordare che, al momento della realizzazione di un sistema di difese, proprio ai fini della lavorazione e delle altre operazioni meccaniche, i raccordi vanno fatti a curve a gomito sufficientemente ampie per il transito dei mezzi meccanici.
La sede della difesa si ara ad una sola mano dall’esterno verso l’interno e cioè “a gettar fuori”. Il primo solco va fatto in direzione inversa, “a gettar dentro” per impedire la caduta della terra lungo la scarpata (è il solco di spalla). Il secondo solco richiude il primo. Arando con polivomeri, i primi due percorsi si sovrappongono sul ciglio della difesa.
Arando dall’esterno verso l’interno si accentua la contropendenza e ciò è bene entro certi limiti.
Occorre fare attenzione per non danneggiare gli attraversamenti e i passi rovesci. Accentuandosi la contropendenza, si può arare in direzione inversa e cioè dall’interno all’esterno, mantenendo la contropendenza.
Fig. 47.- Falda collinare interrotta da una serie di difese viste in sezione.
Terreni acclivi
Per i terreni acclivi, prima diamo un cenno delle sistemazioni tradizionali, poi descriveremo la soluzione sistematoria, che per i nostri terreni e per il miglior uso delle ruspe e delle livellatrici e per la semplicità d’attuazione ci appare la migliore.
Sistemazione a giropoggio
I solchi vengono aperti in direzione leggermente inclinata (1-2%) rispetto alle curve di livello.
I fossi a monte e a valle sono scavati paralleli ai solchi con eguale dislivello verticale fra loro. L’acqua raccolta nei fossi viene convogliata verso un borro o un torrente ed in tal caso le fosse pendono tutte in un unico senso. Ma l’acqua può anche essere condotta a valle facendola serpeggiare. Nella sistemazione a giropoggio quando la pendenza del terreno supera l’8% occorre rovesciare il terreno a valle ed allora è inevitabile il formarsi del greppo, mentre il campo tende a diventare orizzontale. E’ consigliabile limitare l’innalzamento del ciglione sospendendo ad un certo punto il rovesciamento della fetta a valle ed adottando invece il rovesciamento alternato a “monte e a valle”.
Per quanto si riferisce alle sistemazioni “a spina” e a “cavalcapoggio”, mentre riconosciamo la loro bontà tecnica ed il contributo dato allo sviluppo dell’agricoltura italiana nei tempi passati,riteniamo che il loro fortissimo costo di impostazione e di manutenzione ne abbia decretato una fine immediata e precoce.
Sistemazione a difese-terrazzi
Non siamo propensi alle sistemazioni tradizionali per- ché troppo complesse e costose,oltre che ricche di fosse a- perte.
Queste, oltre a costituire un ostacolo all’attraversamento dei mezzi meccanici, sono soggette al ruscellamento e all’erosione, quando seguono la direzione di pendenza, o all’interramento, se seguono la direzione delle curve di livello. In ogni caso sono facilmente distruggibili con la semplice lavorazione del terreno.
Otteniamo la suddivisione delle acque ed il loro rallentamento con l’apertura di difese leggermente inclinate rispetto alle curve di livello e distanziate in rapporto all’erodibilità del terreno e all’inclinazione della falda.
Possono essere realizzate in collegamento tra loro e con le eventuali briglie ed allora sarà necessario l’intervento del tecnico, oppure indipendenti, nel qual caso sarà sufficiente seguire le modalità descritte nella parte: “Opere di difesa e stabilizzazione del suolo”.
Le sedi delle difese, funzionando da fossi ed eventualmente da stradine, sarà bene lasciarle sode, mentre le fasce tra difesa e difesa si arano a girapoggio ed anche a ritocchino. L’aratura a ritocchino od obliqua rispetto alla direzione di pendenza è sempre possibile se si constata che per fasce sufficientemente larghe non si verifica ruscellamento; in questo caso le difese possono servire da capezzagne, con l’evidente vantaggio di eliminare il pericolo di curvare su terreno inclinato.
Le sedi delle difese diversamente dalle onde del “contour” americano formano piani inclinati, dove le acque scorrono spagliandosi nei momenti di piovosità intensa senza possibilità di ristagno a pioggia cessata.
L’aratura a giropoggio viene fatta ad una sola mano con ritorno a vuoto, alternativamente “a buttar fuori” verso valle e a “buttar dentro” verso monte, in modo che le fasce lavorate degradino fino ai piani delle difese senza soluzione di continuità.
La manutenzione delle difese consisterà nel mantenere il piano inclinato a giusta pendenza, 4-6%, con passaggi di ruspa o di livellatrice e nel mantenere aperta e sgombra da eventuali depositi di terra e arbusti la striscia d’intersezione dove si convogliano le acque che trovano esodo nei pozzetti, nel modo descritto al paragrafo pozzetti. (pg. 59,61 )
Fig. 47. – Pianta di sistemazione a difese raccordate. Notare come le difese possono funzionare da strade.
Fig. 48. – Difese raccordate.
Fig. 49. – Sistemazione a difesa: nel I disegno la sede della difesa, eccettuata la striscia lungo la linea d’impluvio, è lavorata. Nel II disegno non è lavorata; in questo caso oltre che da fosso, essa funziona da stradina.
Terreni a leggera pendenza
La direzione di aratura è generalmente quella della massima pendenza. Il primo solco o il primo percorso, se si tratta di un polivomero, va fatto rettilineo appoggiandosi ad una linea predeterminata che può essere un confine laterale dell’unità di coltivazione, quando questo è situato lungo la direzione di pendenza. Il confine laterale può anche essere dato da un fosso raccoglitore ancora da realizzarsi; in questo caso lo si aprirà lungo la direzione di massima pendenza del terreno e ad esso si appoggeranno tutti gli altri solchi rettilinei e paralleli al primo.Se all’altro estremo naturale del campo resterà un triangolo, conviene accorciare il percorso d’aratura ad ogni passaggio e mantenere il parallelismo dei solchi.
La rettilineità e il parallelismo lungo la direzione di pendenza del terreno facilitano lo sgrondo delle acque penetrate in eccesso lungo il piano di fondo.
Il piano di fondo è il piano che divide lo strato lavorato da quello non lavorato.
Da quanto sopra esposto,è evidente che la pendenza del terreno debba essere leggera, tale che, per evitare scarracciamenti sia sufficiente la realizzazione dell’affossatura capillare.
CENNI SULLA LAVORAZIONE DEL TERRENO
Profondità d’aratura
In collina come in pianura la profondità d’aratura costituisce argomento molto delicato sul quale non si possono dare regole fisse, ma solo criteri che l’esperienza e il buon senso possono poi avvalorare.
L’approfondimento dell’aratura, che si è diffuso con l’introduzione delle trattrici, ha provocato nei terreni il grande vantaggio della rottura del crostone di lavorazione.
Le arature superficiali fatte dagli animali sempre alla medesima profondità, col passare dei secoli e degli anni avevano causato un forte indurimento del piano di lavorazione (crostone di lavorazione), tale da non permettere l’approfondimento dell’acqua e delle radici.
Lo svantaggio dell’aratura profonda è quello di portare in superficie materiale terroso misto a roccia non fertile, svantaggio che può tuttavia essere eliminato con gli strumenti discissori(4). Non sono consigliabili così gli scassi con gli “aratri rovesciatori” specie nei terreni dove lo strato di terreno umifero è scarso, se non per ragioni particolari (l’impianto di frutteti). Sarà molto utile, in questo caso, anzi quasi indispensabile, una buona concimazione organica.
Arature poco profonde in quei terreni non molto tenaci, e cioè a basso tenore d’argilla,accompagnate da tillerature (particolari erpicature compiute da erpici forniti di denti che lavorano a sollevare) che riescono effettivamente ad incidere il piano di fondo ed a formare un tutt’uno soffice ed areato tra i due strati divisi dal piano di fondo, fanno conseguire diversi vantaggi.
Primo, economia dei costi d’aratura in quanto si possono usare polivomeri; secondo, si mantiene in superficie il terreno batteriologicamente più dotato.
(4) Gli strumenti discissori smuovono il terreno in profondità senza portarlo in superficie, come avviene con gli aratri rovesciatori. Sono formati da un porta-attrezzi trasversale al quale sono attaccati organi a dente, molto robusti, a varia forma, a vanga disposta a piatto, a cuneo, a coltello, a lancia.
L’aratro talpa e il ripuntatore sono aratri misti discissori e rovesciatori: sino a 20 cm rovesciano la terra, sino a 50 cm e oltre la fessurano in modo da realizzare un’efficace azione di sgrondo e favorire la penetrazione dell’apparato radicale.
Gli estirpatori e scarificatori provocano esclusivamente un’azione di rottura e spaccatura degli strati profondi. Hanno inoltre la funzione comune agli erpici a denti, di ripulire il terreno portando in superficie pietre e ceppaie.
Se non si riesce a realizzare una regolarità del piano di fondo tale da permettere lo sgrondo lungo di esso delle acque penetrate in eccesso, la zollosità e la frattura meccanica degli strati profondi, possono far conseguire un analogo risultato di drenaggio.
Rippatura dei terreni
La rippatura e la letamazione dei terreni possono essere considerate operazioni di sistemazione dei terreni perché aumentano la capacità d’imbibizione dello strato lavorato e riducono notevolmente la forza erosiva dell’acqua piovana che è maggiore nei terreni poveri di sostanza organica e nei terreni che si bagnano eccessivamente perché l’acqua piovana non riesce a penetrare al di sotto della suola o crostone di lavorazione, cioè il piano impermeabile che si forma a 30 o 40 cm di profondità dopo ripetute arature alle stesse profondità.
Con la rippatura si ha la fenditura del crostone di lavorazione formatosi negli anni precedenti e dello strato semiroccioso sottostante.
Nel periodo estivo dopo la raccolta dei prodotti seminati l’anno precedente, nella rotazione biennale praticata normalmente, prima della semina del grano, l’aratura profonda ad un vomere detta anche scasso o semiscasso a seconda della profondità, negli ultimi anni è stata sostituita dalla rippatura.
La rippatura è una lavorazione del terreno che rispetto alla tradizionale aratura profonda presenta il seguente vantaggio:mentre con il vomere dell’aratro,specie d’estate,quando il terreno è secco, si ha il rovesciamento della zolla con l’inconveniente di portare in superficie la terra meno fertile ed in profondità,quella più fertile,con la rippatura si rompe il crostone di lavorazione smuovendo gli strati profondi del terreno e gli strati semirocciosi sottostanti, ed il ripper incide al di sotto del crostone di lavorazione senza rovesciare la zolla e lasciando il terreno più fertile in superficie; occorre tuttavia compiere un’aratura poco profonda con aratri polivomeri per eliminare
i semi delle erbe infestanti e per areare meglio lo strato lavorato,in particolare per l’agricoltura biologica.
La rippatura può essere considerata una tecnica di riduzione, ed in certe annate non particolarmente piovose, di eliminazione dell’erosione dei terreni in pendenza perché aumenta notevolmente la capacità di assorbimento dell’acqua piovana da parte del terreno senza causare eccesso d’imbibizione; infatti solo quando il terreno si bagna eccessivamente non è più resistente al trascinamento a valle e scivola in basso formando le erosioni capillari.
(1) Con il ripper a 1 – 2 o più denti non si ha il rovesciamento dello strato lavorato, ma solo la fenditura che con denti profondi scalfisce anche il crostone di lavorazione.
Letamazione
Il lavoro di letamazione consiste nel prelevare dalle concimaie il letame maturo(1), trasportarlo e spargerlo sui campi.
Il letame maturo si ottiene depositando le deiezioni degli animali mischiate a paglia nella concimaia per un periodo di circa un anno in modo da ottenere la macerazione della paglia: è prassi normale dividere la concimaia in due parti in modo da evitare che il letame fresco venga sovrapposto sul letame precedentemente depositato.
In periodi distanziati di un anno il mucchio più vecchio viene prelevato e depositato sui campi mentre si seguita a riempire la parte che verrà prelevata l’anno successivo.
Se la piovosità è scarsa, per accelerare la maturazione è opportuno innaffiare con zampilli d’acqua artificiali.
Per il prelievo, il caricamento e la distribuzione sui campi esistono imprese di contoterzisti che effettuano questi lavori, a meno che la stessa impresa di allevamento è di tale ampiezza da essere attrezzata per proprio conto: gli attrezzi necessari sono un trattore gommato fornito di braccio rovescio con apposita benna a denti lunghi e rimorchi specifici dotati di attrezzi per la triturazione e lo spandimento a distanza dello stesso letame.
La letamazione è quasi indispensabile per quei terreni dai quali è stato asportato il manto superficiale umifero, a causa di lavori di livellazione o per la realizzazione di terrazzi.
Inoltre, i terreni collinari in declivio, con le letamazioni periodiche e con le rippature, acquistano capacità di assorbimento dell’acqua piovana negli strati profondi e riducendosi così lo scorrimento delle acque superficiali, diventano molto meno erodibili rispetto ai terreni lavorati ad eguale pendenza ma non letamati e non rippati. Inoltre, tutti i terreni ben sistemati e letamati aumentano notevolmente la capacità produttiva in maniera naturale e non dannosa per la salute umana come può avvenire per l’aumento della produttività dovuto ad eccesso di concimazione chimica.
(1) Il letame maturo è formato dalle deiezioni di mucche o cavalli o pecore, miste a paglia e depositate nelle concimaie per un periodo non inferiore all’anno.
Lavori complementari
Con i lavori complementari si rompono le zolle rimaste dopo l’aratura; il terreno in superficie non deve essere sminuzzato eccessivamente. Lo sminuzzamento superficiale delle particelle del terreno provoca la crosta, sulla quale l’acqua comincerà a scorrere provocando erosioni senza poter penetrare.
Diversamente, lasciando in superficie zollette di una certa consistenza, queste resisteranno alla forza disgregatrice della pioggia, almeno per il breve periodo in cui si saranno sufficientemente sviluppate le piante. In certi climi, dove la piovosità è scarsa, il formarsi della crosta superficiale,rendendo impermeabile la superficie del terreno, può compromettere la coltivazione.
Lo sminuzzamento delle zolle avviene per opera degli erpici a disco e a denti; i primi vanno sotto il nome di “morgan”, molto diffusi nei terreni tenaci, tanto che il termine di erpicatura è stato sostituito da quello di morganatura; tra i secondi predominante è il tyller.
L’inumidimento uniforme dello strato lavorato, condizione indispensabile per la migliore utilizzazione da parte delle piante dell’acqua contenuta nel terreno, non può ottenersi con la sola morganatura che frantuma le zolle in superficie, ma deve essere accompagnata dalla tillettatura che sgretola le zolle anche in profondità. Se dopo l’aratura, il terreno smosso non presenta zolle troppo grandi e compatte, è preferibile erpicare solo con il tyller che tende a sollevare e ad areare il terreno diversamente dal morgan che tende a comprimere.
CONCLUSIONI FINALI
I costi ed i benefici degli interventi descritti vanno valutati caso per caso:certamente parte di questi lavori, come le protezioni dei discendenti e quelli d’ingegneria naturalistica non danno reddito ma servono a preservare la stabilità dei suoli ed a ridurre i danni alluvionali. Tali lavori possono essere realizzati da volontari cassa- integrati o disoccupati che dovranno percepire i sussidi stabiliti dalle leggi e da carcerati volontari con le dovute cautele.
I lavori di terrazzamento e di rimboschimento non producono benefici immediati, ma servono a stabilizzare il suolo, ad abbellire il paesaggio ed a gratificare chi li esegue sotto la sorveglianza di esperti qualificati.
In quest’epoca in cui molti lavori si estrinsecano nell’ambito della realtà virtuale, è importante operare in una realtà fisica per riparare e ricostruire muretti a secco, per riempirli di terra e riformare stretti terrazzi lavorabili con attrezzi manuali e produrre generi alimentari.
In alcune insenature delle coste liguri, come nelle coste calabresi di fronte alla Sicilia, fino a pochi anni fa si scorgevano i terrazzamenti su pareti quasi a picco sul mare, costruiti con ogni probabilità all’indomani della caduta dell’Impero Romano per difendersi dalle incursioni dei Saraceni.
I costi per ricostruire questi terrazzi e per coltivarli non vanno considerati dal punto di vista economico ma sociale e di abbellimento del paesaggio.
Le opere di difesa del suolo dalle erosioni, dalle frane, dalle alluvioni come i lavori di sistemazione delle unità di coltivazione per il drenaggio dei campi coltivati, aumentano la fertilità e la produttività dei terreni nel breve e nel lungo periodo non in quantità tale da ripagarne i notevoli costi aggiuntivi, rispetto ai costi per le lavorazioni normali. In certe circostanze, come nei terreni collinari, le opere che riducono o eliminano le erosioni, come i terrazzamenti, riducono la superficie coltivabile a parità di superficie; tuttavia oltre a mantenere lo strato superficiale umifero del suolo coltivato, impediscono,o almeno riducono in maniera incisiva, i danni causabili dalle alluvioni, danni che possono provocare la distruzione di edifici e manufatti.
Alcune di queste opere come le casse di espansione, i fossi scolmatori, ecc., debbono essere realizzati da organismi periferici come i consorzi di bonifica, i distretti rurali, altre dalle autorità di bacino, come i grandi bacini di espansione per evitare lo straripamento e la rottura degli stessi argini a valle dei fiumi vanno realizzate a spese dello Stato; altre infine come la rete dei fossi, i terrazzamenti, i piccoli laghi artificiali, vanno incentivati con i contributi in parte dello Stato, tramite le regioni, ed in parte della Comunità Europea. Ad esempio, i fondi strutturali CEE che non si riescono a spendere, dovranno essere spesi attraverso progetti tipo facilmente adattabili alle diverse aree che maggiormente necessitano di opere di difesa del suolo e di drenaggio.
Riconfermo l’ auspicio che la R.A.I. e le televisioni nazionali e locali informino l’ opinione pubblica, anche con programmi in eurovisione e mondovisione
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Sollevamento dell’acqua per usi rurali di Guglielmo Torre Ed/agricole 1989.
| INDICE Prefazione | Pag. | 2 |
| Indicazioni sommarie | 4 | |
| Introduzione | 5 | |
| Insufficienza dell’informazione dei Mass Media | 5 | |
| Solette in cemento dei letti dei fiumi | 7 | |
| Allargamento ed approfondimento degli alvei | 7 | |
| Importanza dei programmi e documentari radio televisivi | 8 | |
| Organizzazione dei Distretti Rurali | 10 |
CAPITOLO I 13
OPERE ED INTERVENTI PER LA DIFESA DEL SUOLO DI MONTE 13
Opere di prevenzione dall’erosione, dalle frane e
dalle alluvioni 13
Stabilizzazione 13
Le frane 14
L’erosione 16
Bacini montani 19
Le briglie 23
Tecniche di esecuzione delle dighe e sbarramenti in terra compressa per la costruzione di
laghetti serbatoio o di laminazione, laghetti
artificiali 24
Sfioratore 30
Manutenzione degli sbarramenti e degli sfioratori 32
Completamento dello sbarramento 32
Dimensioni degli sbarramenti 33
Umidità della terra utilizzata 34
Sbarramenti in terra compressa per la realizzazione
di laghetti artificiali e laghetti serbatoio 36
Svuotamento dei laghetti serbatoio 37
Note conclusive su dighe e laghetti artificiali 39
Difese – terrazzi 41
Come si realizzano le difese – terrazzi 43
Inerbimento delle difese 45
Funzioni delle difese – terrazzi collegati 48
Pozzetti e attraversamenti 53
Discendenti 56
Fosse di contenimento 57
Terrazzamenti ampi su colline a leggera pendenza 61
Tecniche d’ingegneria naturalistica 64
Metodi e materiali proposti dall’ingegneria
naturalistica 66
| CONSIDERAZIONI | ECONOMICHE |
67 |
| Opere d’arte |
67 |
|
| Spostamento di | terra |
68 |
| CONCLUSIONE |
71 |
CAPITOLO II
OPERE E TECNICHE DI DIFESA DEL SUOLO DI VALLE 73
Opere di difesa dalle inondazioni da costruire a valle 73
Bacini d’espansione 73
Argini 74
Golene 78
Fossi scolmatori 81
Esondazioni naturali – Allagamenti artificiali
Marcite per le risaie 82
Lavori di dragaggio 85
RICHIAMO LEGISLATIVO 87
Arginature di protezione ed interventi di
ricostruzione 87
CAPITOLO III
VIABILITA’ RURALE 91
Opere ed interventi per la manutenzione ordinaria
e straordinaria delle strade secondarie 91
Viabilità aziendale 91
Realizzazione della strada in terra compressa 93
Passi rovesci 94
Viabilità vicinale ed interpoderale 97
Manutenzione delle strade non asfaltate 99
Disciplina delle acque 99
Realizzazione delle cunette 100
Lavoro di sagomatura a schiera d’asino 103
Viabilità interpoderale collinare 104
Manutenzione degli attraversamenti sottostradali 107
Costituzione dei consorzi stradali 108
Formalità ed obbligatorietà dei consorzi stradali 109
CONCLUSIONE 117
CAPITOLO IV OPERE DI SISTEMAZIONE DEL SUOLO 120
Regolarizzazione superficiale del suolo 121
Criteri di sistemazione per i terreni in pianura 127
Affossatura capillare 135
Fosso di guardia 135
Fossi raccoglitori 136
Fosso di valle 137
Via delle acque 138
Impluvi naturali 138
Attraversamenti 139
Fossi in tubi 140
Tecniche di drenaggio sotterraneo 141
CRITERI DI SISTEMAZIONE COLLINARE 147
Lavorazione delle difese 149
Terreni acclivi 151
Sistemazione a girapoggio 151
Sistemazione a difese – terrazzi 152
Terreni a leggera pendenza 157
CENNI SULLA LAVORAZIONE DEL TERRENO 159
Profondità d’aratura 159
Rippatura dei terreni 161
Letamazione 163
Lavori complementari 165
CONCLUSIONI FINALI 167
BIBLIOGRAFIA 170