PRESTITI DECENNALI A TASSO D’INTERESSE AGEVOLATO

PRESTITI DECENNALI A TASSO D’INTERESSE AGEVOLATO

Le banche centrali statali ed internazionali come la Banca  Europea per aumentare la crescita etica – economica e ridurre la disoccupazione deve, tra le altre cose, emettere prestiti decennali a basso interesse coperti da titoli pubblici europei decennali.

Con la scadenza decennale ad esempio per le opere di rimboschimento e contemporaneo diradamento si aumenta la produzione di legna per il valore della legna, per periodi decennali, entro determinate superfici che i titolari d’imprese  private non riescono a fare perché troppo lunghi; ed i privati possono vendere l’accrescimento alla banca che ha elargito il prestito.  Si avrebbe l’accrescimento della fonte di energia alternativa del legname ed il miglioramento dell’Ambiente. Oltre al legname vi sono molti altri beni e servizi che si possono produrre in periodi superiori ai 10 anni che i titolari d’impresa non riescono a produrre per mancanza di liquidità.

Purtroppo per molti beni pubblici  non si ha l’ottenimento di risultati calcolabili in denaro o scambio  di beni, come ad esempio nei contratti di mezzadria.

SOSTITUZIONE MONDIALE DEL PIL

SOSTITUZIONE MONDIALE DEL PIL PRODOTTO INTERNO LORDO CON PRODUZIONE ETICO ECONOMICA VENDIBILE E BARATTABILE

SOSTITUZIONE DEL PIL ATTUALE CHE COMPRNDE : VENDITA DI ARMI DI OFFESA COME I PROETTILI, SPRECHI DI ENERGIA ELETTRICA COME I CONSUMI    ELETTRICI DELLE LAMPADE TRADIZIONALI INTERNE ED ESTERNE AGLI EDIFICI, CHE DEBBONO ESSERE SOSTITUITE CON LE LAMPADE LED CHE CONSUMANO MENO DELLA META’ DI QUELLE RADIZIONALI

ELIMINAZIONE DEGLI INCIDENTI STRADALI, IMPOSIZIONE CON NORME INTERNAZIONALI DEI LIMITI DELL’ALTA VELOCITA’ DEGLI AUTOVEICOLI SULLE AUTOSTRADE, SOSTITUZIONE DEI CONSUMI DI BENZINA CON Il  GAS

Perché gli emiri voltano le spalle al califfo

Perché gli emiri voltano le spalle al califfo

I Paesi del Golfo non possono più permettersi di finanziare Isis che ora mira al loro petrolio

Francesco Alberoni – Lun, 29/09/2014 – 15:30

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Califfo significa vicario del profeta, il titolo dato al capo della comunità musulmana dopo la morte di Maometto.

 

Furono gli Abbassidi che, inalberando le bandiere nere, portarono il califfato a Bagdad, capitale di un impero che andava dalla Spagna all’India. Mentre il Papa è il capo di una comunità spirituale, il califfo è il capo di una comunità territoriale, di un impero. Osama Bin Laden non si è proclamato califfo perché Al Qaida era solo una rete terroristica per colpire i Paesi dell’Occidente. Invece lo ha fatto Abu Bakr Al Baghdadi dopo aver costituito lo Stato islamico di Siria e Oriente, l’Isis, con la stessa crudeltà usata nel passato da Tamerlano. Una crudeltà e un programma di conquista che hanno suscitato entusiasmo fra i giovani islamici che innalzano le bandiere nere dal Mali all’Algeria, dall’Egitto alle Filippine.

È da molto tempo che nel mondo islamico ci sono movimenti che vogliono restaurare l’islam delle origini con la sharia, il velo, la lapidazione. Proprio l’Arabia Saudita e le monarchie del Golfo sono nate in questo modo all’inizio del XX secolo. In seguito abbiamo visto sorgere regimi integralisti in Afghanistan, in Somalia, in Sudan. Ma i jihadisti sono qualcosa di nuovo, una generazione di giovani scolarizzati che vengono anche dall’Europa e dagli Usa e sanno usare le armi più sofisticate dell’Occidente. Ed hanno ambizioni smisurate: dopo lo Stato islamico in Irak e in Siria, sognano di rovesciare i regimi islamici moderati fino ad impadronirsi delle monarchie del Golfo col loro petrolio.

Obama ha spiegato a questi suoi alleati che ormai il pericolo riguarda anche loro e che non possono più permettersi di finanziare ed armare quelli che vogliono tagliare loro la gola. Sembra che stavolta i sauditi e i loro compagni abbiano capito: sono entrati nell’alleanza e mandano i loro aerei a bombardare i jihadisti. E speriamo che facciano la stessa cosa con la Libia dove, dopo che la Nato ha distrutto il regime di Gheddafi, comandano jihadisti e altri delinquenti che sono gli unici responsabili degli imbarchi e delle morti degli emigranti nelle acque del Mediterraneo.

 

Per capire gli islamisti studiamo il Sessantotto

Per capire gli islamisti studiamo il Sessantotto

I movimenti nascenti esplodono in periodi di confusione e di disagio

Francesco Alberoni – Lun, 22/09/2014 – 14:59

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Il libro Movimento e istituzione, appena uscito nella sua forma definitiva, ci dice che i movimenti esplodono quando la società attraversa un periodo di confusione e di disagio, e la gente si sente incerta, intrappolata. Allora qua e là si formano dei gruppi che si ribellano, vogliono finirla con il passato e annunciano la nascita di una nuova era. È lo stato nascente, un momento di euforia, di entusiasmo, di speranza. Poi questi gruppi confluiscono in un movimento in cui emerge un capo carismatico. All’interno del movimento c’è sempre una straordinaria fratellanza e una comune volontà di trasformare il mondo combattendo chi si oppone.

Per capire un nuovo movimento dobbiamo porci alcune domande elementari. La prima è: chi sono coloro che vengono mobilitati dal movimento, il suo soggetto storico? All’inizio del XX secolo il movimento socialista raccoglieva soprattutto contadini e operai. I movimenti del 1968 invece erano formati da studenti. I movimenti islamisti in Algeria, Egitto, Sudan, Somalia, Siria, Libia Arabia saudita, Yemen attraggono i giovani scolarizzati e disoccupati che si sentono esclusi dal potere e odiano la supremazia occidentale. Poi chiediamoci: qual è l’ideologia del movimento, cioè il mito con cui si spiega la comparsa del male nel mondo e il modo in cui il movimento riuscirà a eliminarlo? Il comunismo diceva che si doveva distruggere il capitalismo, i movimenti islamisti che bisogna tornare alla purezza dell’islam delle origini, quando le armate del profeta conquistavano il mondo.

La terza domanda che dovremmo porci è: qual è la strategia tipica di questo movimento? Nel caso dei movimenti cristiani la strategia essenziale è la conversione individuale, in quelli islamisti la conquista armata. E infine chiederci: perché alcuni movimenti producono una democrazia e altri una dittatura? Tutti i movimenti generano capi carismatici, ma alcuni hanno una strategia gradualista, fanno accordi, compromessi, altri invece rifiutano le alleanze e vogliono tutto il potere da soli. Se ci riescono instaurano un totalitarismo. È la strada tentata da Grillo, che però ha fallito.