Per un turismo alternativo 2004

LOCALITA’  STORICO ARCHEOLOGICHE  DA VISITARE  NELLE VICINANZE DEL CIRCOLO IPPICO DI CORNAZZANO ELENCATE DI SEGUITO IN ORDINE CRONOLOGICO

1)     I cunicoli preistorici di drenaggio per la bonifica delle vallecole  dai ristagni d’acqua piovana e dalla malaria in Via Casale della Muracciola, località Cornazzano.

2)     Le antichissime chiuse con paratie mobili sotto il ponte etrusco del fiume Arrone emissario del lago di Bracciano per l’irrigazione delle pianure vallive mediante esondazioni artificiali precedenti alle civiltà egizia e mesopotamica; queste chiuse furono realizzate dai Pelasgi nella  preistoria.

3)     La località La Marmotta sulle rive del lago di Bracciano tra Anguillara e Trevignano in cui e’ stato localizzato il villaggio sommerso su palafitte dei terramaricoli, e  dove è stata rinvenuta la più antica piroga del mondo lunga più di 10 metri realizzata in un tronco di rovere, risalente in epoca neolitica  8.000  anni fa. Era stata  sistemata qualche anno fa nel museo Pigorini delle Origini all’EUR a sinistra dell’Obelisco sulla Via Cristoforo Colombo ed attualmente si trova nell’ex Consorzio Agrario di Anguillara confinante col passaggio a  livello dells Ferrovia Roma Viterbo.

4)     La citta’ morta di Galeria Antica che ha origini etrusche ed è stata abbandonata nel 1.700 a causa del ritorno della  malaria e l’acquedotto sotterraneo a vasi comunicanti lungo la stessa via di Galeria Antica.

5)     Il casale di Cornazzano nell’ultimo rifacimento del 1.400, ricostruito più volte fin dall’epoca preistorica delle mura megalitiche costruite senza malta.

 

 

Origine delle civiltà 2004

Oltre al libro  “Saggi di Storia  e di Tecnica dell’Agricoltura “ di Giulio Del Pelo Pardi  edito dalla Lerici  editore  ed il numero 40 della rivista Airone del mese di Agosto del 1984 sull’insediamento antichissimo risalente a  700.000  anni fa  scoperto nell’ansa del fiume Isernia. Il ritrovamento dell’accampamento di Isernia, quello precedente dello scheletro dell’uomo di Neandertal nella caverna del Circeo, i molti reperti del Paleolitico, compreso il villaggio del Paleolitico rinvenuto a sinistra del fiume Arrone emissario del lago di Bracciano, e del Neolitico, come i resti della liparite, chiamata anche ossidiana situata nelle isole Lipari; reperti dell’età del Rame ed del Ferro confermano la tesi che dagli albori della civiltà vissero popolazioni antichissime  nella Penisola ed in Sicilia e di ciò in particolare gli studenti italiani debbono andare orgogliosi.  Dell’età del Neolitico i resti della bellissima pietra “l’ossidiana”, visibile attualmente al Museo Pigorini delle Origini, proveniente dall’isola di Lipari sono stati rinvenuti lungo le coste francesi ed inglesi probabilmente portate in quei luoghi dai Pelasgi, con imbarcazioni simili alla piroga della Marmotta, anchessa visibile al Museo Pigorini situato nel quartiere dell’EUR. All’antica età del Rame appartengono i Nuraghi più antichi della Sardegna;  in Sardegna  in tempi molto remoti approdarono la prima volta gruppi di Pelasgi  che costruirono i primi Nuraghi, che in quell’epoca erano   delle grandi fornaci per la lavorazione del rame, minerale che in quell’epoca remota si trovava in superficie.

Vicino a ciascun Nuragho di quelli più antichi, scavarono un  pozzo, ancora esistenti per il raffreddamento degli utensili a fine della lavorazione; questi pozzi vicino ai primi Nuraghi confermano la tesi che gli stessi Nuraghi furono antichissime fornaci per la lavorazione degli oggetti in rame; poi, finito il rame che si trovava in superficie

da questa area arida e con terreni poco fertili e poco ospitale andarono via;  successivamente dopo secoli tornarono in epoca storica e non trovando più il rame non compresero quale fose stato il primo utilizzo di queste  costruzioni che apparivano delle fortezze di difesa; ed ancora oggi non si e’stata  più compresa la ragione della loro costruzione.

I  Pelasgi o i Terramaricoli dell’area tirrenica  che si estende tra i 2 emissari Arrone del  lago di Bracciano, del lago Trasimeno e del fiume Arno, forse  prima  del ritrovamento della canoa della Marmotta realizzarono opere fondamentali per l’evoluzione della civiltà; queste opere furono in ordine di tempo le bonifiche dei cunicoli di drenaggio delle vallecole  situate oltre60 metrisul livello del mare  che non solo aumentarono di molto la produttività dei terreni seminati, ma debellarono anche la malaria; le zanzare anofele si sviluppavano nei terreni lavorati che ristagnavano per eccesso di acqua piovana; l’altra conquista furono gli allagamenti delle pianure fluviali  provocati artificialmente mediante  la costruzione di chiuse con paratie mobili intervallate tra loro per una lunghezza di200 metrie più, lungo i percorsi dei fiumi Arrone. Sia  2 cunicoli aperti a semicerchio in una parete tufacea  confinante con 2 vallecole, che le chiuse sottostanti al ponte etrusco sono osservabili in località Cornazzano confinante con la città morta di Galeria Antica .

Ad avvalorare la tesi che tali conquiste tecniche realizzate dai Pelasgi  Tirrenici sono precedenti

all’avvento della civiltà egiziana e di quella mesopotamica  esistono vari elementi : 1)  il significato  etimologico del nome Arrone  dei 2 emissari laziali deriva dalla radice AR; il significato  della radice AR è quello di procedere verso l’utile il bello e l’alto ; dalla stessa radice derivano aratro, arco, armonia, architettura, arrivare, arcobaleno razza Ariana; gli ariani provenienti dalle pianure vallive dei 2 emissari del lago di Bracciano e del Trasimeno  si spinsero verso le coste del Mediterraneo, in particolare ad est in Grecia; il nome Grecia  dell’isola  deriva secondo una versione dal nome del vento di Nord Est nome  il Greco che rendeva agevole appunto l’arrivo sulle coste della Grecia per chi proveniva dall’Italia e dalla Sicilia; gli stessi Ariani approdarono in Arabia e si spinsero ancora più lontano fino all’Armenia; dalla stessa radice AR deriva  il verso che i carrettieri da tempo immemorabile si sono tramandati da padre in figlio per incitare a procedere piu speditamente gli animali da traino “ arrilà “ .

2) Il clima e la fertilità dei terreni i migliori del mondo fin dall’epoca delle ultime  glaciazioni verificatesi intorno a 12.000 anni A.C. Infatti quest’area tirrenica  oltre a godere del clima marittimo è protetta dai tifoni  da diverse catene montuose : le Alpi, gli Appennini, i colli Albani  e le colline attorno alla vallata dell’Arrone.   3) le  2 leggende, quella dell’antico Egitto che parla di un Re straniero che indicò alle popolazioni egizie come sfruttare al meglio le valli dell’alto ed il basso Egitto dopo il verificarsi delle esondazioni naturali  del Nilo e  quella della Mesopotamia  che parla di un uomo pesce  approdato sulle coste dell’area paludosa tra le foci dei 2 fiumi  Tigre ed Eufrate, che altri non era che un navigatore   che durante il giorno insegnava le tecniche di affossatura capillare necessarie per  prosciugare e bonificare quei terreni e la notte si ritirava nel mare dentro la sua barca. 4)  I più avventurosi ed i più capaci presero il mare anche perché le terre coltivabili non erano più sufficienti per tutti; infatti questi Tirrenici non distruggevano i boschi per aumentare le terre coltivabili perché i boschi erano considerati sacri e che la popolazione era cresciuta notevolmente    è dimostrato da fatto che  andarono a coltivare anche le pendici del monte Soratte come è possibile dedurre dalla costruzione di muraglioni per formare terrazzi pianeggianti; nei secoli e forse millenni successivi si ebbero colonizzazioni di ritorno perché la parte delle popolazioni che presero il mare più avventurose e capaci di quelle che rimasero,  svilupparono civiltà superiori  come quella greca.

Successivamente nel periodo villanoviano altre stirpi antichissime come quella dei Dori abitanti tra i 2 affluenti del Po,la Dora Balteaela Dora Ripara  crearono il capitello dorico;  le stesse mura di Atene furono costruite non dai Greci ma da stirpi amiche provenienti da fuori più capaci nelle tecniche di costruzione .

Il significato antichissimo di altre 2 radici, una collegata alle opere agrarie preistoriche è la radice rastr e la variante rostr che vuol dire impedimento; da rastr deriva rastrello attrezzo manuale che toglie sterpaglie e piccole pietre e facilita la crescita delle piante coltivate e rastro attrezzo con lunghi denti trainato dai buoi o dai cavalli con il quale veniva inciso il piano di lavorazione sottostante  allo strato lavorato dall’aratro; le punte del rastro incidevano il piano di lavorazione facilitando la percolazione dell’acqua piovana; per tutto il medioevo questo attrezzo fu completamente dimenticato e si ridusse la produzione agricola fino all’avvento degli aratri da scasso ed a strumenti come il ripper analogo all’antico rastro che facilitano la penetrazione dell’acqua piovana capillare  al disotto del piano di lavorazione che per sua natura è impermeabile; i terreni migliori sono quelli che si appoggiono su strati di roccia sabbiosa che non necessitano di opere di drenaggio; il rastro sistemato alle prue delle imbarcazioni resero la guerra navale simile a quella sulla terraferma nella quale all’epoca della seconda guerra punica prima dell’avvento di Annibale i Romani erano superiori rispetto ai Cartaginesi; infatti impediva all’imbarcazione nemica di allontanarsi, infine dalla stessa radice deriva rostra  che dà il nome alla lavorazione di strisce attorno ai campi coltivati dei quali venivano incendiate le stoppie dopo i raccolti, la rostra impediva al fuoco di propagarsi oltre il campo al quale si dava fuoco.

La radice GN   da cui deriva cognoscere  e nascere, probabilmente nella linguistica i significati profondi del nascere come del conoscere erano considerati simili; la conoscenza in un certo senso fa rinascere l’uomo che altrimenti sarebbe rimasto all’età più antica della pietra e cioè al paleolitico 90.000 anni prima del neolitico che risale all’incirca a 10.000 anni anni Avanti Cristo.